Nuovo anno, nuovo inizio e dopo aver tirato le somme di quello appena concluso, meglio valutare nuovi obiettivi per i nostri figli: ma come li raggiungeranno?

L’abile dirigente è quello che, al di là degli obiettivi, conosce la direzione migliore per giungere ad essi! Con i nostri figli è lo stesso e, se una volta si ricorreva all’aneddoto dell’asino e della carota, forse oggi è meglio trovare delle motivazioni che siano più convincenti e che aiutino i nostri figli a sviluppare le proprie capacità.

Un grosso errore che commettiamo noi genitori è di sottovalutare le loro abilità e puntare ad un risultato ottimale piuttosto che vedere applicate le loro attitudini. Sono passati un po’ di anni, ma ricordo perfettamente che dopo ogni colloquio con i docenti, i miei genitori mi riportavano un’unica cosa: suo figlio ha le capacità, ma non si applica! Una prof. una volta mi diede addirittura del deficiente, perché solo a fine anno scolastico mi impegnai per raggiungere un buon voto con cui concludere l’anno… altri tempi!

Giustamente noi genitori speriamo il meglio per i nostri figli, ma a volte facciamo alcuni errori di valutazione e perdiamo terreno con loro perché non ci impegniamo a comprenderli a fondo.

Piuttosto che pretendere il raggiungimento di un obbiettivo da loro, dovremmo impegnarci a far loro sviluppare quelle peculiarità del loro carattere utili al loro primo miglioramento. Sarebbe giusto pretendere da un bambino la corretta lettura dell’Iliade, ad esempio? Come possiamo chiedere loro sforzi non comuni se prima non li aiutiamo nel percorso di sviluppo? La scuola certo ci aiuta in questo, in quanto fornisce loro supporti e personale adeguatamente preparato per venire in contro alle loro esigenze, ma al di là degli obiettivi di un piano formativo si punta prima di tutto a dar loro una direzione adeguata per raggiungerli. Dal canto nostro, che li comprendiamo e sappiamo come affrontare la loro domanda, dobbiamo porci quali “dirigenti” per correggere le eventuali mancanze che potrebbero presentarsi, come svogliatezza o disattenzione.

Poco tempo fa le insegnanti di mia figlia ci hanno comunicato che, nonostante in generale si comporti bene, ascolta poco e le cose le vadano ripetute troppe volte. Giustamente ci hanno chiesto di porvi attenzione e di improntare delle strategie per risolvere questo problema. Se l’obiettivo è dunque quello di renderla più attenta e reattiva di certo la soluzione non è quella, più semplice, di alzare la voce, ma piuttosto di indirizzarla a comprendere il proprio comportamento, le conseguenze e cosa può essere meglio per lei e per gli altri, ad esempio spiegandole che l’autonomia, l’ordine e l’attenzione aiutano lei e noi in tante situazioni ed ovviamente dandole di ciò dimostrazione.

Attenzione, dirigere non vuol dire approfittarsene!

Mai pensare che i nostri figli non capiscano il doppio gioco! Fin da piccoli comprendono perfettamente le nostre intenzioni e, per correttezza, non dobbiamo far leva sulla loro possibile ingenuità cercando di instillare loro idee sbagliate e metodi non del tutto etici. Capiranno presto che abbiamo cercato di raggirarli e finiremo per perdere la loro fiducia. Saper indicare una direzione non è cosa facile, perché devi conoscere prima la strada e se non attingi al tuo bagaglio di esperienze è più probabile che il cammino che intraprenderanno i tuoi figli sarà un vicolo cieco!

Mettiamoci d’impegno ad insegnare ai nostri figli a puntare sulle proprie capacità, ad accrescerle e ad arricchirle, non tanto per il raggiungimento di qualche obiettivo, ma per dar loro la consapevolezza che non è il fine che giustifica i mezzi, ma che il mezzo migliore per arrivare alla meta sono loro stessi!

Silvano Campanale