Ad Agosto con Rebecca abbiamo seguito quando possibile qualche gara delle Olimpiadi e poi leggevamo le imprese degli atleti italiani ogni giorno sui giornali o vedevamo le repliche delle gare in TV.

Aspettavamo con impazienza le Paralimpiadi, data d’inizio 7 settembre, alquanto strano visto che le Olimpiadi sono finite a fine agosto. L’8 e 9 settembre sono a Londra per lavoro e leggo i quotidiani inglese, pagine intere dedicate agli atleti paralimpici UK, BBC dedica ore e ore alle gare e alle interviste. Veri e propri eroi!

Rientro in Italia e come sempre il deserto dei tartari! 6/8 righe al massimo su Corriere, La Repubblica e Il Giornale…Gazzetta dello Sport con intere edizioni prive di articoli degni di nota!

Mi rendo conto che l’Italia è proprio un Paese colmo di ignoranti!

Trovo che gli atleti paralimpici siano degli esempi di tenacia, resilienza, impegno che dovrebbero essere celebrati ogni giorno su giornali e TV.

Qualcosa si muove sui social, vengono condivisi video meravigliosi di imprese meravigliose: Bebe Vio nella scherma, Gianni Sasso nel triathlon, Alex Zanardi nella bici, Ariola Trimi nel nuoto e tanti altri.

Sui quotidiani molto poco viene scritto.

Vanity Fair a maggio aveva creato un allegato denominato Sport Collection e all’interno c’era un bellissimo articolo con foto di alcuni atleti paralimpici. In una società superficiale come la nostra non posso pretendere che venga dato spazio a persone che a dispetto delle loro difficoltà quotidiane sono riuscite a cambiare il corso della loro vita grazie allo sport.

Mia figlia Rebecca non potrà mai farcela in quanto la sua patologia non glielo permette, ma le ho spiegato che vedere queste persone insegna a tutti noi tanto.

Insegna che la volontà può tutto o quasi, l’impegno quotidiano, la disciplina possono far avverare tanti sogni.

Forse lei non vincerà mai una medaglia d’oro, ma potrà forse arrivare a mete altrettanto alte se si impegnerà ogni giorno con passione e amore. La stessa passione che ho visto negli splendidi occhi di tutti/e gli atleti paralimpici che mi hanno fatto piangere, gioire e urlare alla fine di ogni gara.

L’urlo grintoso di Bebe Vio mi ha emozionato, ho pensato a tutta la sofferenza, a tutto il lavoro non solo fisico che questa splendida diciannovenne ha dovuto affrontare e affronta quotidianamente e con tristezza penso a tutti/e coloro che sprecano la loro esistenza lamentandosi sempre di qualsiasi cosa.

Elena Muserra De Luca