Roberto Cipresso enologo

Vi scrivo oggi, riflettendo e riguardando le terribili immagini della notte parigina, perché’ il viaggio verso il VINO DEL SOGNO nasce per raccontare l’amore per i figli, il valore delle nostre tradizioni e della terra, l’amicizia, la solidarietà, il fascino e la bellezza di inseguire e condividere i propri sogni. Tutti valori e certezze irrinunciabili in cui dobbiamo credere e per le quali dobbiamo resistere, con coraggio, per lasciare ai nostri figli un mondo migliore.

Oggi vi presento, attraverso le sue parole, tratte dal libro “Il romanzo del vino”, Roberto Cipresso, l’amico enologo che ha accettato di percorrere, al mio fianco, la strada per realizzare i miei vini. I vini della mia famiglia. 
Le stesse parole che, per volontà del destino, ci hanno fatto incontrare. Parole commoventi ed emozionanti, da leggere tutte di un fiato, che parlano di una bevuta tra amici a Parigi. Si proprio a Parigi. Per non dimenticare.


“Non so se con queste pagine sono riuscito a spiegare perché. Però un giorno, bevendo un vino, ho pianto. Era l’inverno del 1999, con due amici sedevo in un bistrot di Parigi. Non ero malinconico, ne’ particolarmente emozionato. Chiacchieravamo di vino e di vita, fra i grandi scaffali di legno scuro che facevano da pareti del minuscolo locale, e provavamo a difenderci dallo spiffero di freddo che si insinuava dalla porta. Ordinammo una bottiglia che ci fu portata e aperta.
Toccò a me annusare, assaggiare, ascoltare quel vino. Era un vino del 1900, un Leoville Poyferre’ dalla bottiglia massiccia e l’etichetta slabbrata. Quel vino al naso sapeva di muschio, mughetto, sottobosco. Annusai meglio. Ora avvertivo le foglie macerate e poi vennero i funghi, e ancora il tartufo. Il primo sorso mi stordì per un minuto. Era un vino persistente, che lasciava al palato una traccia indelebile, una nota minerale profonda, profondissima, affondata chissà in quale infero della terra e della storia. Poi all’improvviso scoppiarono delle note balsamiche di menta, cariche di freschezza , che ritornavano al naso dal palato. Non era una sensazione olfattiva ma gustativa. Sentivo il profumo di menta allargarsi in gola e risalire il naso. Ammutolì.
La menta? Erano note fresche, così fresche che solo vini assai più giovani potevano contenere. Infine capii. Ben più vecchio di me, quel vino era sopravvissuto a intere generazioni. Quel vino era vivo, muoveva e parlava. Quel vino mi ricordava che, a differenza di un qualsiasi, pur nobilissimo pezzo d’epoca, il vino, ogni vino, e’ vivo. Vive in legno, vive in bottiglia, vive in mille modi. Ma e’ vivo, e vuole raccontare la sua storia. Anche dopo la sua generazione.
In un attimo credetti di scorgere un vigneto, nebbie e piedi nudi, mani e cantine, un cavallo fra i filari. Erano suoni e immagini pallide di inizio secolo: le signore con i parasoli e i loro pizzi, le grida dei bambini che giocavano col cerchio, le balie indaffarate nella sera. Poi vidi trincee dove gli uomini si trascinavano nell’orrore, bombe che esplodevano in mille schegge, campagne devastate e contadini che non c’erano più, forse nemmeno nei ricordi dei loro nipoti di oggi.
Mi scossi.
Quel vino era l’unico vivo. Tutto ciò che era stato intorno a lui, dal grappolo alla cantina, dagli uomini della campagna alle case dei signori che lo avevano posseduto, dalle premure delle madri agli incubi dei soldati, tutto era stato ma tutto non era più. Quel vino era il solo sopravvissuto, e dopo quasi un secolo parlava. Quel vino era l’unico, solo, testimone di se’ stesso. Io lo bevevo, lui si raccontava.
Piansi a lungo, sorridendo.” 


Roberto e’ un grande enologo di fama mondiale e potrai trovare la sua incredibile biografia sul sito www.robertocipresso.it

Io l’ho scelto perché e’ un amico.

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