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8 marzo festa della donna: ancora non ci siamo

Patricia Arquette accepts the award for best actress in a supporting role for “Boyhood” at the Oscars on Sunday, Feb. 22, 2015, at the Dolby Theatre in Los Angeles. (Photo by John Shearer/Invision/AP)

L’8 marzo, la festa della donna, si sta avvicinando e come ogni anno orde di mimose riempiranno le nostre case e, per coloro con i colleghi più attenti, anche le scrivanie si tingeranno di giallo.

C’è chi ama le mimose chi no, ma l’ ‘8 marzo è per tutte noi l’occasione per rivendicare il nostro ruolo, i nostri diritti.

Patricia Arquette ai recenti Oscar di febbraio ha sottolineato la discrepanza che ancora oggi negli USA c’è fra uomini e donne. Avete visto la reazione della platea? Platea composta da donne forti, ricche ed affermate. Eppure hanno reagito come ognuna di noi avrebbe fatto, incredule che una donna, un’attrice “alternativa” nella Hollywood siliconica, abbia potuto denunciare la situazione critica delle donne in USA da un palco così importante.

Senza andare negli Stati Uniti, ma rimanendo nella mia casa, proprio settimana scorsa mi si è presentato uno spunto di riflessione: sono stata pesantemente criticata come madre perché, a detta di questa persona, dedico poco tempo a mio figlio. Posto che fino al giorno prima Andrea, sempre a detta della medesima persona, era il bambino più sereno e felice del mondo. Io accetto la critica costruttiva, accetto di essere messa in discussione come persona e come madre, voglio crescere e migliorarmi per essere quella figura accogliente e rassicurante per mio figlio. Ciò che non accetto è che mi si giudichi se la sera quando torno dall’ufficio, dopo avere abbracciato e baciato Andrea, ho necessità di dedicare 2 volte la settimana 1 ora di tempo per sbrigare delle faccende al PC.

Perché Alessandro che tutte le sere, non appena rincasa, si chiude in bagno per fare quella doccia che a me è negata non viene criticato?

Perché noi donne nel momento in cui diventiamo madri siamo solo quello, bollate per sempre dalla società? Io sono mamma di Andrea ma prima di tutto sono Barbara, sono una persona curiosa che vuole crescere e che ha bisogno di soddisfare questa curiosità. La mia vita è fatta di un lavoro che amo, di amiche che vorrei vedere molto più di quanto faccia, di famiglia, ecc. Tanti sono i tasselli della mia vita ed Andrea è il più importante e tutto scompare di fronte a lui.

Ecco io vorrei non dovermi giustificare per la persona, la madre che sono. Non vorrei doverlo fare ad altre donne, a donne giovani che dalla vita hanno ancora tutto da imparare.

Io mi auguro che l’8 marzo, quest’anno, non rivendicheremo come donne i nostri diritti nei confronti degli uomini. Io spero che pretenderemo dalle altre donne quella solidarietà femminile che ci aiuterebbe davvero nella nostra affermazione sociale.

Baci

Chizzo

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La Chizzo

La Chizzo

Un caban in cashmere avvolgente e un paio di jeans veloci, un filo di Chanel peonia sulle labbra e Hunter colorati ai piedi.
Sono io, Barbara: una vita a colori e un mix and match di contrasti ai quali non saprei rinunciare!
Un lavoro nel mondo frenetico del digital, fatto di strette di mano e vita mondana, e una casa immersa nella natura e nella pace da condividere con le persone che amo, la mia famiglia. Qui troverai maggiori informazioni su di me

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