Skip to content

Abbandono e dipendenza affettiva

In Italia non abbiamo molti bambini in stato d’abbandono, eppure molti di noi hanno vissuto, nella prima infanzia, la sensazione d’essere abbandonati, che si può percepire anche vivendo con i propri genitori.

Pur essendo accudito, sfamato e ben vestito, dunque, e da qualcuno di famiglia, il distacco precoce dalla madre, forse anche per la sua indifferenza, fa sì che il piccolo si senta così. Un bambino può sentirsi abbandonato se i genitori vanno sempre al lavoro e non hanno tempo per occuparsi di lui; se nasce un fratellino che assorbe tutte le loro attenzioni; quando viene portato dai nonni, o dagli zii, o da qualche altra persona per un periodo; se viene portato in ospedale per un malanno e lasciato lì; quando uno dei genitori è malato o assente o troppo occupato per prendersi cura di lui.

abbandono_1Spesso la ferita dell’abbandono viene vissuta con il genitore del sesso opposto, che sembra troppo occupato per accorgersi del figlio. E, nello stesso tempo, viene vissuta anche con il genitore dello stesso sesso ma si tratterà più di rifiuto che di abbandono. Se  un genitore dello stesso sesso non si occupa del proprio figlio/a è perché, in realtà, sta rifiutando quel se stesso bambino che si trova davanti.

Chi si sente abbandonato sente di non ricevere abbastanza affetto. Anche la mancanza di cibo può generare questa ferita emozionale.

La maschera che il bambino/la bambina creano per nascondersi questa ferita sarà quella del DIPENDENTE.

Nel corpo fisico del “dipendente” mancherà il tono, sarà quello tipico di una persona che non ritiene di poter fare qualcosa da solo; si noterà in lui il bambino piccolo bisognoso d’aiuto. La sua caratteristica più evidente saranno dei grandi occhi tristi, che sembrano attrarre gli altri attraverso lo sguardo. Le gambe saranno deboli e le braccia, spesso, troppo lunghe. Potrebbe avere la schiena curva ed una parte del corpo situata più in basso del resto del corpo, ed avere zone flaccide e cascanti (spalle, seni, pancia…).

Chi ha la maschera del “dipendente” è il più predisposto a diventare una vittima. Per avere attenzione, di cui crede di non aver mai abbastanza, spesso si crea dei problemi (anche di salute) che gli danno la possibilità di verificare di essere abbastanza importante e di ricevere sostegno. Si dà da fare per attirare l’attenzione degli altri poiché crede che, non facendolo, non otterrà sostegno.

Per questo motivo ogni cosa che gli accade diventa “drammatica”: il fatto di non essere stato avvisato di un ritardo, di non aver ricevuto una telefonata, tutto questo diventa motivo per attrarre l’attenzione, e gli evita, così, di sentirsi abbandonato.

Più una persona si sente vittima, più la sua ferita di abbandono è profonda.

Per ricevere attenzione rivestirà il ruolo di “soccorritore”: si comporterà da genitore per fratelli e sorelle, aiuterà le persone a cui vuole bene, si darà da fare per sentirsi dire che è bravo e per essere apprezzato grazie a quello che fa. Facendosi carico dei problemi altrui, soffre spesso di mal di schiena.

Ha spesso degli alti e bassi emotivi, di cui non capisce bene la ragione; si sente solo ed ha paura della solitudine. Ha sempre bisogno di sentirsi approvato e sostenuto nelle sue scelte; chiede consiglio e fatica a prendere delle decisioni finchè non è sicuro di poter essere sostenuto in quello che fa. La sua paura più grande è quella della solitudine e tenta di sfuggirla; crede di non saperla gestire e quindi si aggrappa agli altri e fa di tutto per avere attenzione.

Il “dipendente” ha la capacità di ignorare benissimo i propri problemi di coppia, perché teme di restare solo ed essere abbandonato; spesso rimane con il partner pur subendo cose di cui non riesce a valutare la gravità.

In ogni relazione sentimentale si ripete la sensazione d’essere abbandonato se il partner è molto occupato e preso da altri impegni, e la re-azione tipica del “dipendente” è quella di respingere e provare rancore, facendo subire agli altri la sensazione d’essere abbandonati.

La ferita è guarita quando la persona inizia a stare bene con se stessa, apprezzarsi ed amarsi, senza bisogno di avere qualcuno che dimostri attenzione ed amore, e quando starà bene anche quando sta da sola.

Se ti interessa approfondire il tema “Le ferite dell’infanzia” trovi a questo link tutti gli articoli precedenti.

Valeria Pisano

Articoli correlati

La redazione

La redazione

La redazione di Chizzocute è come una famiglia, grande e animata, composta da donne e uomini uniti da ideali di vita sostenibile, che pongono le relazioni umane al centro delle proprie scelte, consapevoli che tutti noi “siamo frutto della nostra famiglia”.

All posts by La redazione