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ACCOGLIENZA o INTOLLERANZA? Cio’ che fai agli altri è ciò che stai facendo a te stesso

Questo tema è complesso ed affrontarlo è davvero rischioso, poichè ci si tira addosso insulti e polemiche, che colpiscono anche i personaggi più autorevoli. Ma questa è una rubrica dedicata alle adozioni, e non potevo continuare a far finta di niente: accoglienza o intolleranza?

Il grado di evoluzione di una società lo si evince da come tratta i più deboli: se li lascia morire ai bordi delle strade o se si adopera per rendere la loro vita degna d’essere vissuta.

E non possiamo ignorare che in Italia esistono 15.000 minori che vi sono arrivati senza accompagnamento e che, di questi, quasi 6.000 hanno fatto perdere le loro tracce, probabilmente inghiottiti dal lavoro nero, dallo sfruttamento sessuale e dall’obbligo impellente e minaccioso di restituire il denaro necessario per il loro viaggio verso l’Italia, che crea pesanti conseguenze sui familiari rimasti nei territori d’origine.

Trovare una soluzione richiede l’impegno delle forze politiche europee ed internazionali, ed azioni a diversi livelli: politico, giuridico, sociale, educativo; sia nei paesi d’origine che nei paesi interessati.

Non ho alcuna competenza al riguardo, e non posso contribuire se non con alcune riflessioni.

Sono una madre adottiva ed ho imparato che accogliere un bambino di un’altra nazione, di un’altra cultura, con un diverso colore della pelle, partorito da un’altra donna, è stata l’esperienza che mi ha aperta e fatta crescere di più, in assoluto. Considerarlo a tutti gli effetti mio figlio ha allargato il mio cuore e lo ha reso capace di accogliere di più anche chiunque altro, come non avrei mai saputo fare, prima.

Quando guardiamo un altro essere umano ridotto in miseria dalla guerra e dallo sfruttamento secolare delle risorse del proprio paese da parte delle nazioni più ricche (a cui noi stessi apparteniamo) possiamo provare compassione, indifferenza, voglia di fare qualcosa oppure rifiuto ed intolleranza. Le ultime due sono, sicuramente, le scelte più gettonate, perché preferiamo non vedere e non sapere, per poter continuare indisturbati la nostra vita.

La realtà che vediamo attorno a noi è un gigantesco specchio che riflette chi siamo davvero.

Secondo la “Legge di risonanza” (quella che fa sì che due pendoli a funzionamento meccanico, stando nella stessa stanza, poco dopo si sintonizzino tra loro) noi entriamo in risonanza, cioè “vibriamo sulla stessa lunghezza d’onda” di qualcosa che ci appartiene. Quello che, apparentemente, accade solo al di fuori di noi, in realtà fa emergere qualcosa, dentro di noi, che vibra sulla stessa frequenza.

Quello che proviamo, quindi, ci parla di noi, sempre!

Se proviamo compassione, possiamo star certi che, a volte, ci siamo sentiti anche noi miseri e derelitti; se siamo indifferenti è, forse, perché molte volte abbiamo rimosso il nostro “sentire”; se vogliamo dare una mano, forse, è perché abbiamo imparato che, per essere apprezzati, dobbiamo fare del bene; se abbiamo un rifiuto istintivo o reagiamo con veemente intolleranza è, quasi sicuramente, perché ciò che stiamo vedendo fa emergere qualcosa di noi che neghiamo e che vogliamo reprimere con violenza.

Le cose che non ci appartengono non ci feriscono, non ci toccano, non ci fanno provare né rabbia, né indignazione, né intolleranza, né alcuna reazione violenta. Al contrario, ciò che ci fa re-agire in modo esagerato è sempre qualcosa che fa parte del nostro vissuto, anche se inconscio.

Puoi giudicare tutto questo come ridicolo o assurdo, oppure, come direbbe Einstein, puoi comprendere che “la mente che si apre ad una nuova idea non torna mai della dimensione precedente”.

Se accetti di guardarti dentro e ti chiedi, in tutta sincerità, cosa ti rende così intollerante, potresti scoprire qualcosa di te che ti sorprenderà.

Non spero che gli intolleranti facciano questo né, tantomeno, che leggano articoli come il mio; ho scritto quello che penso perché credo che nelle situazioni più cruente e devastanti dovremmo chiederci come agisce la manipolazione di massa, che fa sì che intere nazioni ed il loro destino vengano rimossi, per servire gli interessi dei fortunati che vivono dalla parte “migliore” del pianeta.

Sono certa che, passando qualche ora con i più poveri, impareremmo molto di più che da un intero corso di laurea.

Nelle prove più dure è nascosto un dono inestimabile: l’apertura del cuore.

Valeria Pisano

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