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Adozione: le reazioni di chi ci sta intorno

Adozione e reazioniUna coppia che decide di adottare un bambino è sempre “sotto i riflettori”: si sentirà rivolgere domande ovunque! Ognuno dei coniugi dovrà saper gestire le proprie emozioni e dare risposte e spiegazioni che tengano sempre conto che il proprio figlio è presente ed ascolta…

Decidere di adottare è una scelta che viene ponderata a lungo, nella coppia, prima di poter diventare realtà e, nel frattempo, bisogna fare un utile allenamento nel lasciar cadere il giudizio altrui e restare connessi alle proprie scelte ed ai propri valori.

Tra i documenti richiesti per l’adozione, sia nazionale che internazionale, vi è la dichiarazione di assenso all’adozione da parte dei genitori degli adottanti e questo vuol dire che anche i futuri nonni devono essere d’accordo e disponibili ad accogliere come un nipote il bambino che arriverà. Può accadere che ci sia da parte loro qualche timore preventivo, che non viene espresso per non scontentare i figli e far pesare la propria opinione; così come può succedere che il mancato consenso impedisca alla coppia di procedere.

Le Associazioni Autorizzate per l’Adozione hanno attivato dei percorsi di ”accompagnamento” la cui frequenza è fondamentale per chi vuole compiere questa scelta.

Lasciar “scivolare via” l’opinione degli altri è davvero qualcosa che è importante imparare, sia prima che dopo l’adozione. Le persone credono di aiutare e fare del bene raccontando ciò che è accaduto a qualcun altro, magari per prevenire problemi e delusioni a noi. Quando stavamo per partire per andare a prendere mio figlio ho comunicato (più che altro per avvisare che sarei stata assente per un mese) ad alcune persone quello che stavo per fare, e ricordo bene la reazione di alcuni di loro.

La signora che mi aiutava nei mestieri di casa ha blaterato per più di mezz’ora il suo parere (assolutamente non richiesto!) e mi ha messa sull’avviso dicendo che dei suoi conoscenti avevano avuto dei problemi enormi con un ragazzo adottivo, e che anche se credevo di fare del bene in realtà stavo per fare un errore di cui mi sarei amaramente pentita. Ho ripensato molte volte alle sue parole mentre la guardavo scambiarsi sguardi di intesa con Andrea che, ad un  anno, è stato preso dal sacro fuoco delle pulizie e, appena mi voltavo, la vedevo passargli uno straccio per stare un po’ con lui.

Ho spesso gioito, nei primi anni in cui Andrea era con noi, del fatto di non aver dato peso alle parole di chi aveva voluto metterci sull’avviso. Come ogni bambino, lui ha conquistato tutti nel momento stesso in cui è arrivato in Italia, e chi aveva parlato a sproposito ha completamente dimenticato quello che aveva detto. Per questo ritengo sia importante, da parte di noi genitori, saper andare oltre e lasciar cadere; non serbare risentimento né rancore, perché non serve assolutamente a nulla, se non a creare difficoltà inutili al bambino.

In questo momento particolare, in Italia, ci sono molte persone prevenute e cariche di astio verso gli “stranieri” in generale, e noi genitori adottivi dobbiamo avere, davvero, una marcia in più. Andare in giro con un bambino di pochi anni per mano o nel passeggino non impedisce a nessuno di fermarsi e fare domande e la cosa di cui bisogna essere assolutamente consapevoli è che nostro figlio sentirà sia la nostra eventuale tensione od emozione, che la risposta che daremo! E’ a lui che dobbiamo pensare, anche se è piccolo e crediamo che non capisca. Non è così! 

I bambini “sentono” e “percepiscono” ogni stato d’animo dei genitori, anche appena nati. Il lavoro su noi stessi che avremo fatto prima dell’adozione ci sarà utilissimo per poter mantenere un atteggiamento centrato ed equilibrato, anche di fronte alle domande più assurde.

La nostra tranquillità ed il nostro essere sereni nell’andarcene in giro con il nostro bambino potrebbe, addirittura, disturbare qualcuno! Una conoscente un giorno mi disse, davanti a mio figlio, con un tono molto infastidito, che, qualsiasi cosa io avessi fatto, il temperamento boliviano di Andrea, prima o poi, sarebbe comunque venuto fuori. Ricordo di aver sorriso e di averle risposto che ne sarei stata felice, e che il suo essere boliviano era già una caratteristica evidente ed innegabile.

Ognuno si fa un’idea di cosa significhi avere un figlio adottivo e la applica alla situazione senza avere alcuna cognizione di causa! Non possiamo assolutamente permetterci di  ribattere a tono, come forse ci piacerebbe; possiamo e dobbiamo rispondere nel modo più utile per nostro figlio che ascolta ed impara attraverso il nostro esempio.

Valeria Pisano

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