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Alex e il beneficio del dubbio

In questo periodo molti pensano al calcio, ovviamente dividendosi tra agnostici e fortemente interessati. Chi conosce bene la rotazione delle manifestazioni sportive, sa perfettamente che Europei di calcio significa automaticamente Olimpiadi di lì a poco.

In questo periodo un atleta sta cercando di ricostruire una carriera ed una vita. Entrambe frantumate per sua responsabilità. Premesso che sono d’accordo sul «chi ha sbagliato paghi», sono anche d’accordo sul «chi ha sbagliato paghi nella giusta misura».

Alex Schwazer, è un’atleta che è stato eroe. Poi non lo è stato più, finito in una brutta vicenda di doping ha avuto una squalifica che ha scontato e si stava preparando a tornare anche alle gare.

Nel frattempo è finita anche la sua storia sentimentale che nel periodo di apice era perfetta, con la pattinatrice Carolina Kostner. Poi coinvolta anche lei nella brutta vicenda.

Il problema qui adesso è uno.

Il doping di di Schwazer è stato nuovamente rilevato, stando a varie analisi si sarebbero riscontrate tracce a gennaio, mentre il campione di marcia stava rientrando dalla squalifica.
Si è cominciato un balletto molto ambiguo.
Prima che venisse fuori questa nuova storia di doping, molti atleti si erano già schierati contro il portare Schwazer alle olimpiadi di Rio. Era cominciato un fronte quasi compatto di ostili e uno che più che appoggiarlo, ne era proprio indifferente alla sua presenza o meno.

Con l’emergere di questa nuova storia, si sono letti titoloni di giornali ed editoriali nei quali si dà già per scontato che Schwazer ci sia ampiamente ricascato. Addirittura ho letto appelli a non farsi e farci male ingannandoci.
Ammetto che io non ho molta cultura sulla marcia. Ma ragiono con un po’ di buon senso.

Intanto mi chiedo: possibile che un uomo che sa di essere nel mirino di controlli a sorpresa, proprio per la sua squalifica, decida ancora di doparsi?
No perchè in questo caso la risposta conta molto.
Perchè se ha deciso di farlo lo stesso, è inutile anche indire conferenze stampa in cui fa l’offeso e dica che non deve scusarsi, ipotizzando congiure che non vogliono farlo andare a Rio.
Ma c’è un ma.

Se veramente Schwazer ha la coscienza pulita, alora qui qualcuno sta macellando un uomo. Qualcuno può dire: «ma come? Manipolando un esame antidoping?».

Anche. Senza voler mettere sospetti, un grande campione ancora adesso fatica a togliersi l’etichetta di dopato, non essendolo per niente, ed avendo ampiamente provato in sede giudiziaria che era stata manipolata la sua ampolla. Per cui qualcuno aveva giocato sporco. E quel qualcuno era la criminalità organizzata.
Per cui in questo caso, io spero che chi ha rilevato il doping abbia ragione, e che Schwazer stia proclamando una innocenza fittizia.
Se così non fosse, siamo al macello mediatico.

A proposito, l’uomo a cui avevano truccato gli esami, al contrario di Alex Schwazer, non aveva mai avuto nemmeno una squalifica per doping. Nemmeno una.
Si chiamava Marco, faceva il ciclista. Marco Pantani. A buon intenditor auguriamo buon lavoro.

Ettore Zanca

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