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Allattamento a termine: quello che le mamme non vorrebbero mai sentirsi dire

 

Allattare il proprio bambino dovrebbe essere la scelta più naturale e logica, perché significa continuare quello che, dentro la pancia, nostro figlio ha imparato a fare: sentirsi al sicuro e nutrirsi attraverso la propria mamma.

L’immagine di un neonato attaccato al seno è una visione che suscita tenerezza, dolcezza e pensieri positivi.

Ma il pensiero della gente  cambia quando il bambino non è più un neonato. Già verso i sei mesi sono tante le persone che storcono il naso quando dici loro di stare ancora allattando.

Consideriamo una cosa: allattare è la scelta migliore per i nostri bambini. È vero, nessuno è obbligato a farlo e nessuno deve sentirsi in difetto o una madre peggiore perché non lo fa. Sono scelte dettate da molti fattori, intimi, delicati. A volte, invece, sono errori commessi per ignoranza, poca informazione, sostegno inesistente da parte dei parenti e professionisti non troppo aggiornati. In ogni caso, noi non siamo nessuno per giudicare le scelte di ogni mamma. Dovremmo limitarci a fare quello che è meglio per nostro figlio, senza sentirci onnipotenti e infallibili.

Ma la domanda sorge spontanea; perché io, mamma che allatta, devo rispettare delle scelte diverse, ma devo comunque sentirmi giudicata per quelle che faccio io?

Mio figlio ha due anni  e lo allatto. Di giorno e di notte, in casa e fuori, sempre e comunque. L’ho sempre fatto ovunque, per me la cosa importante è che lui  stia bene. Sono sempre stata discreta. Molti credono che allattare in pubblico voglia dire mostrare il proprio seno, in verità non si vede proprio nulla, dato che la testa del bambino copre tutto.

Eppure c’è chi ci giudica poco mamme e molto esibizioniste. Basta farsi un giro sui social e leggere i tanti commenti che vengono scritti sotto quelle meravigliose foto di mamme che allattano, per capire quanto sia diventato innaturale un gesto che, fino a pochi anni fa, era considerato solo per quello che era: un gesto d’amore. Di sporco proprio non c’è nulla. La malizia sta solo nella mente di chi guarda, non certo nella delicatezza e nella tenerezza di un bambino che si nutre della sua mamma.

Non parliamo poi dei bambini grandi allattati!

allattare bambino grande

Perché se tuo figlio è grande, e per grande intendo 7/8/9 mesi (!!!), allora sei una mamma opprimente, soffocante, che sta viziando il proprio figlio e lo sta privando della libertà che dovrebbe avere a quell’età. Oppure, perché di versioni ne esistono parecchie, sei una mamma succube di un bambino egoista e manipolatore, che decide per te. Tu sei solo il suo oggetto, non sei più mamma, ma solo seno.

Ma quella che mi piace di più è questa. Se allatti troppo (troppo??) tuo figlio (maschio) rischia di diventare un perverso, uno di quegli uomini fissati con il sesso e con le donne, un pericolo insomma.

Ah, quasi mi dimenticavo! C’è anche l’opzione omosessualità! Certo, perché i bimbi grandi allattati si sa, da adulti avranno tendenze gay.

In tutta franchezza, spero che mio figlio, gay o etero che sia, diventi un adulto responsabile, gentile e rispettoso.

Perché io sto facendo questo: gli sto donando amore, lo sto rispettando mettendo i suoi bisogni prima di tutto, prima dei miei, anche se devo dire che il 99% delle volte coincidono con i suoi.

Allattare per me è un gesto naturale, istintivo. Eppure capita spesso di sentirmi osservata, giudicata. Lo vedo negli occhi della gente quando mi chiede se allatto ancora, lo sento tra le righe quando dicono al mio bambino “che vergogna, ormai sei grande”.

E allora fermiamoci a pensare. Cosa fa di male una mamma se, insieme al proprio bambino, decide di portare avanti un allattamento finché lo desiderano, indipendentemente dall’età? Che fastidio può dare, che danno comporta per la società? La risposta è una: nessuno.

Smettiamola di guardare allibiti due persone che si nutrono l’una dell’altra, e iniziamo invece a scandalizzarci per tutte quelle donne che il seno lo mostrano davvero e solo per fini poco nobili, per la strada così come in TV, la stessa TV che guardiamo con i nostri figli.

Maria Russomanno

 

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