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Allattamento: la danza che ci porterà lontano nella vita

Settimana scorsa siamo stati al mare, da quando è arrivato Andrea è il 3° mesiversario che festeggiamo al mare ed ogni volta è sconvolgente notare come la sua interazione con il mondo esterno cambi e si evolva.

Questa volta il rientro è stato più difficile per me, ho dovuto lottare con il mio “io” interiore, con i miei desideri e le mie paure, perché al rientro da questo viaggio abbiamo iniziato con il primo piccolo passo per l’indipendenza di Andrea: abbiamo iniziato lo svezzamento.
Sento dentro di me che qualcosa sta cambiando, che a breve questo periodo unico nella mia vita, nella nostra vita, finirà. Sarò sempre la sua mamma, sarò sempre colei che gli ha dato la vita, ma non saremo più io e lui, noi come entità unica. Pian piano Andrea inizierà a mangiare, le poppate saranno sempre meno e inizierà la fase della percezione del sè come entità distinta da me.

Non fraintendetemi, credo che assistere ad una vita che prende forma sia un dono ed un privilegio. Come madre, so che il mio compito è quello di aiutare questa vita ad essere indipendente e felice, come madre so che Andrea è del mondo. Come madre però vorrei anche egoisticamente tenerlo sempre con me, evitare che cresca, che la vita lo ferisca e difenderlo da tutti i mali del mondo.

Sono andata indietro nel tempo, nei ricordi dei primi giorni, della gravidanza e del mio forte desiderio di allattare e di creare con Andrea quel rapporto unico che solo attraverso l’allattamento sentivo che sarei stata in grado di vivere.

Io non credo che le mamme che non allattano siano inferiori rispetto a quelle che allattano, credo però che in un senso o nell’altro debbano essere fatte delle scelte consapevoli. Consapevolmente si deve sapere che non è la stessa cosa dal punto di vista della salute psico-fisica sia della madre che del bimbo. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, ogni anno circa il 55% delle morti infantili causate da malattie diarroiche o infezioni respiratorie acute dipende dalla malnutrizione e da una diffusione ancora troppo scarsa dell’allattamento materno. Nel mondo i bambini che vengono allattati al seno in modo esclusivo per i primi 4 mesi, come raccomandato, sono meno del 35%. Parallelamente, la nutrizione complementare è spesso inappropriata e poco sicura.

In questi mesi ho sentito spesso mamme dire che non hanno allattato perché non hanno potuto, perché non c’era latte. Io credo che in realtà alcune mamme non abbiano allattato perché ritenessero più semplice e pratico l’allattamento in formula, ed è, questa, una decisione che rispetto e che rispetterei di più se le mamme in questione avessero il coraggio di ammetterlo.
Credo però che molte mamme siano passate all’allattamento in formula perché hanno riscontrato dei problemi sin dal primo attacco in ospedale, dove non hanno ricevuto il supporto di personale specializzato, o una volta arrivate a casa, quando si son trovate sole ad affrontare le criticità dell’allattamento al seno. Questa è una responsabilità sociale delle strutture sanitarie che non possono lesinare sul benessere delle generazioni future.
Sempre più sovente si viene dimesse dall’ospedale con il foglio di dimissioni prestampato con il nome del latte artificiale per l’aggiunta. E si perché al 90% dei bimbi allattati il seno non è sufficiente. Nonna Vittoria, 93enne, e la sua generazione non hanno dato aggiunte eppure i loro figli sono cresciuti, sani, in condizioni igienico-sanitarie non propriamente ottimali.
Eccoli, molti pediatri, che se il piccolo piange pur dopo aver poppato al seno della sua neomamma o quando il latte “inizia a mancare” dopo qualche mese dal parto, sono pronti a suggerire il latte in formula in sostituzione al seno materno.

Ciò che abbiamo scordato, che abbiamo perso negli anni è il significato dell’allattamento al seno che è la norma biologica per la crescita sana dei cuccioli di mammiferi. Una madre che allatta mette in atto una sequela di azioni ed elementi che proteggono e promuovono la salute psico-fisica sua e del proprio bambino. Un bambino che si nutre al seno della propria madre vive momenti estatici, si sente sicuro, appagato in tutti i suoi sensi e in tutti i suoi bisogni e richieste (e non solo quello di fame!).
La mamma che allatta  a richiesta dimostra al proprio piccolo di essere pronta a prendersi cura di lui ogni volta che lui ne richiede; lei si sente competente nel farlo, trova conferme al suo nuovo ruolo materno. I due creano una danza che li porterà lontano nella vita.
Il seno della madre è insostituibile per il calore e il contatto in grado di donare e il latte che ne fluisce è il cibo più dolce e amorevole che un bambino possa avere.*
Nonna Vittoria ogni settimana se ne esce con concetti di una modernità assurda, concetti della sua epoca, concetti che si sono persi nel tempo. Bachi generazionali che hanno fatto si che mia madre e la sua generazione non abbiano allattato. Nonna Vittoria dice che Andrea cresce sano e con tanta voglia di scoprire il mondo perché si sente al sicuro. Ed io tornando a casa piango perché so che sto facendo bene.

Sono una spettatrice innamorata del miracolo dell’allattamento, quando è ora della poppata, orario definito dalle necessità di Andrea e non dall’orologio appeso al muro, il mio seno inizia a perdere qualche goccia di latte, sono in sintonia, il mio corpo ed Andrea. Il mio latte ha cambiato la propria composizione nel corso dei mesi, come quello di tutte le donne che allattano, è un alimento vivo che si adatta alle necessità del mio piccolo. E’ un mistero, è vita.

Eppure, oltre a dimenticare i vantaggi dell’allattamento materno, molte donne non riconoscono la fisiologia del proprio corpo e della lattazione. Ci si vergogna sempre più di allattare in pubblico. Io per prima ricordo le prime settimane, allattavo in casa in qualsiasi momento ma guai ad uscire di casa. Ho aspettato i 2 mesi e mezzo di Andrea per potergli dare, una volta ben avviato l’allattamento al seno, il biberon con il mio latte se uscivamo a cena. Ed invece no, mio figlio mi ha insegnato che non dovevo avere vergogna, dopo 2 settimane, a 3 mesi, ha deciso che il biberon non faceva per lui ed io ho scoperto che non mi vergogno più di allattare in pubblico, ora è un atto normalissimo, come respirare, mangiare, vivere.

Oggi difficilmente una neomamma può imparare dalla propria mamma o nonna, come ho scritto prima c’è un baco generazionale degli anni ’60-’70 in cui alle neomamme veniva detto che il latte materno non era sano, che si doveva ricorrere al latte in formula, studiato espressamente per le esigenze del neonato. Così oggi le donne non possono più imparare dalle altre madri e la società stessa sembra far di tutto per allontanare la donna dall’idea di perseguire l’allattamento al seno seppure l’Organizzazione Mondiale della Sanità consiglia l’allattamento al seno esclusivo per i primi 6 mesi e di continuare l’allattamento oltre i due anni finché madre e figlio decidono di continuare.

Ed infine, diciamocelo, allattare esclusivamente al seno può essere un forte fattore di stress psico-fisico. Vorresti che il tuo corpo tornasse “tuo” ma con l’allattamento non è facile, soprattutto perdere i chili in più. Io sono cosciente che la mia sarà un’esperienza unica ed irripetibile e sono arrivata a questa esperienza a 41 anni con la consapevolezza che avrei potuto perdere tutto ciò. E’ stato un miracolo per me ed Alessandro l’arrivo di Andrea ed è stata questa consapevolezza, sempre ben presente in me, a darmi la determinazione necessaria a non cedere.
Ho passato però dei momenti alienanti, dei momenti in cui io, abituata a correre la vita, ho dovuto sedermi ed adeguarmi ai tempi di un neonato. Ricordo che ci sono stati momenti in cui in me era forte l’impulso di dover portare a termine delle attività: allattavo e pensavo al blog, allattavo e pensavo alla spesa. Ora allatto e penso ad Andrea, è lui a stabilire le regole del gioco, è lui a decidere se, quando e come.
Non mi sento succube e non sento di rinunciare a nulla, mi sento allineata con un bimbo che mi trasmette amore e serenità.

Da donna a donne se volete allattare credeteci con tutte voi stesse, fatevi aiutare dalle specialiste dell’allattamento, informatevi ed organizzatevi. Io mi sono fatta seguire da personale specializzato ed ho trovato nel gruppo di mamme di Facebook al quale appartengo un validissimo supporto per non mollare. Non rinunciate alla cosa più importante della nostra vita che ci riporta al nostro essere donne e madri.
 
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Categorized: Mamma & bimbi
La Chizzo

La Chizzo

Un caban in cashmere avvolgente e un paio di jeans veloci, un filo di Chanel peonia sulle labbra e Hunter colorati ai piedi.
Sono io, Barbara: una vita a colori e un mix and match di contrasti ai quali non saprei rinunciare!
Un lavoro nel mondo frenetico del digital, fatto di strette di mano e vita mondana, e una casa immersa nella natura e nella pace da condividere con le persone che amo, la mia famiglia. Qui troverai maggiori informazioni su di me

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