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Allergie ed intolleranze alimentari nella prima infanzia: cosa sapere

Negli ultimi anni il problema delle allergie alimentari e delle intolleranze è sempre più diffuso, sia negli adulti che nei più piccoli.

Non è raro quindi che le preoccupazioni si amplifichino nel caso in cui il soggetto sia un neonato che va incontro al passaggio dal latte materno/artificiale al cibo “solido”, i genitori infatti si trovano in balia di molte domande a cui cercano risposta tra conoscenti o sul web con l’ottenimento di risposte parziali o inconcludenti.

In questo articolo cercheremo di fare il più possibile chiarezza.

Innanzitutto spieghiamo brevemente la differenza tra allergia alimentare ed intolleranza.

Nel primo caso si tratta di reazioni avverse ad un allergene specifico contenuto in un alimento, solitamente questo nella maggior parte della popolazione è del tutto innocuo. Nei soggetti allergici, a seguito della sua assunzione, viene attivato il sistema immunitario, ne conseguono i tipici sintomi da allergia: prurito, tosse, difficoltà a respirare normalmente. Nei casi più gravi, per fortuna sporadici, si può arrivare allo shock anafilattico.

Al contrario delle intolleranze, nel caso di allergia, l’assunzione dell’allergene causa immediatamente la comparsa di sintomi. Ma quali sono i cibi che solitamente possono scatenare questa reazione? Tra gli allergeni alimentari più comuni vi sono il latte vaccino, le uova (in particolare l’albume), la soia, il grano, i crostacei, la frutta, le arachidi e vari tipi di noci.

Nei bambini alcune di queste allergie (latte, uovo e soia) tendono a risolversi dopo qualche anno mentre altre possono durare tutta la vita. Viceversa nel caso della intolleranza il problema non è immunitario ma di tipo metabolico: l’intolleranza può essere infatti enzimatica (data dalla carenza di un enzima, questo il caso dell’intolleranza al lattosio) o farmacologica (data da reazione avversa a sostanze chimiche nei cibi come gli additivi e conservanti).

Come già detto la comparsa dei sintomi non è immediata ma dipende dal grado di tolleranza del soggetto verso l’alimento. Fino al momento in cui questo non viene superato i sintomi possono non comparire.

Tornando al mondo dell’infanzia quali sono i consigli per affrontare il passaggio dal latte al cibo solido?

Diversamente dal luogo comune, per prevenire l’insorgere di allergie è importante a partire dal sesto mese di età introdurre gradualmente tutti gli alimenti.

Di seguito alcune indicazioni:

  • Allattare in modo esclusivo fino ai sei mesi di vita in modo da permettere una piena maturazione dell’apparato digerente del bambino: nei primi mesi l’assunzione di proteine diverse da quelle del latte materno può scatenare reazioni infiammatorie o allergiche in quanto la mucosa intestinale è ancora permeabile e non del tutto sviluppata.
  • Seguire la volontà di scelta del bambino: non è detto che scaduto il sesto mese il bambino cominci a cercare immediatamente cibo solido. Sembra infatti che il bambino che si rivelerà allergico inizi ad apprezzare i cibi solidi ben al di là del sesto mese di età.
  • Evitare inizialmente gli alimenti che scatenano allergie nei genitori.
  • In caso di dermatite atopica, cominciare con piccoli assaggi di alimenti. Questa reazione può essere spia di allergia a pesce, frutta secca, frumento o sopratutto bianco d’uovo e latte vaccino.
  • Limitare il latte vaccino e derivati: le proteine contenute possono facilmente dare il via a fenomeni allergici. Inoltre è facile abusare di questa classe di alimenti perché presenti quotidianamente sulle nostre tavole.
  • Per i bambini nutriti con latte artificiale è bene evitare del tutto il latte vaccino per il primo anno di vita, così come per i bambini prematuri e nati sottopeso.
  • Scegliere cibi naturali, non lavorati e possibilmente biologici. E’ bene ritardare il più a lungo possibile il contatto tra il bambino e il mondo di additivi, conservanti, edulcoranti, oltre che sostanze come pesticidi, fitofarmaci o diserbanti.
  • Evitare pratiche igieniche eccessive o maniacali: un ambiente asettico è, al contrario di ciò che si pensa, fertile terreno per lo sviluppo di batteri. Importante è semplicemente l’equilibrio tra le varie specie di microrganismi, in fin dei conti fanno parte persino del corpo umano (pensiamo solo al nostro intestino!).

Un riferimento a parte non può non essere fatto al glutine e al suo inserimento nell’alimentazione del neonato: inizialmente si pensava che ci fosse una finestra temporale specifica per l’introduzione al glutine. In realtà ora si pensa che superato il sesto mese di vita prima si introduce il glutine meglio è in quanto se il bambino è predisposto alla celiachia è bene scoprirlo subito tramite diagnosi ed adottare le giuste direttive.

Importante è sicuramente affiancare all’introduzione del glutine l’allattamento materno e scegliere anche cereali (o pseudo cereali) gluten free: quinoa, riso, amaranto, grano saraceno e mais.

Concludendo, dopo aver dato alcune nozioni basi e regole da seguire ricordiamo che ogni individuo è un mondo a se stante quindi, talvolta, è bene distaccarsi da quelli che sono dettami comuni ma ascoltare e concedere libertà al proprio bambino.

Laura Fiorini – Biologo Nutrizionista

Fonti: eufic.org

“Io mi svezzo da solo”, Lucio Piermarini

“W la pappa!”, Paola Negri

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