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Alto contatto per il benessere del bimbo e dei genitori

Negli ultimi mesi di gravidanza la mia unica e sporadica preoccupazione era legata al fatto che con la nascita del piccolo Andrea non sarei mai più stata sola. Si sa, anche mia nonna me l’ha sempre ripetuto, i bambini sono delle mamme. Un padre può essere presente quanto vuole ma, rispetto ad una mamma, ha sempre la possibilità di chiudersi la porta dietro le spalle e lasciare il bimbo alla mamma. Una mamma questa cosa non la può fare. Una mamma deve rinunciare a molte cose per il proprio bambino.

Poi è arrivato Andrea ed ho scoperto che posso fare tutto ciò che facevo prima e molto di più. Ho scoperto che la mia vita si è arricchita di una nuova esperienza fatta di piccole e grandi cose. Sono stata fortunata, devo ammetterlo, perché Andrea è un patatone, mangia, dorme ed è un bimbo molto buono e tranquillo.

Dicono che sia così perché ho avuto una gravidanza tranquilla, perché sia io che Alessandro siamo stati bambini dormiglioni e buoni e perché siamo adulti tranquilli (Ale più di me…).

Alcuni dicono che stiamo raccogliendo i frutti di quello che viene definito “essere genitori ad alto contatto”, io non sapevo che esistesse questa cosa, ho solo seguito il mio istinto ed Alessandro ha fatto lo stesso.

Essere genitori ad alto contatto ha richiesto un forte impegno, ma nel nostro caso sarebbe stato, per esempio, più impegnativo e stressante sentire Andrea piangere ininterrottamente o saperlo affamato.

Abbiamo iniziato da subito, già in ospedale a poche ore dal parto. Nell’ospedale dove è nato Andrea dopo il parto tengono il bimbo sotto osservazione per 6 ore, io avevo chiesto di darmelo dopo 3 ore in modo che fosse limitato il distacco fra di noi. Andrea è nato alle 2.05 del mattino, è stato con me fino alle 4.30, poi sono salita in camera e me lo hanno dato alle 7,30. Non ci siamo mai lasciati, grazie al room-in è stato sempre con me, giorno e notte. Durante le visite dei parenti doveva essere portato in nursery ed anch’io andavo con lui per allattarlo. Nel mio foglio parto avevo chiesto, e ribadito verbalmente a tutte le infermiere-ostetriche-pediatri, che nessuna aggiunta, acqua e zucchero, ecc. doveva essergli data durante l’ora di visita in cui non ero con lui. Non è stato facile, ero sola in ospedale perché Alessandro era lontano per impegni di lavoro, ed allattavo Andrea giorno e notte in attesa della montata lattea.

Molti medici mi hanno dato della “pazza” perché la mamma la prima notte deve lasciare il bimbo alla nursery perché deve recuperare le forze. A tutti ho risposto “Un bimbo vive su un’altro pianeta per 9 mesi e conosce solo la sua mamma, io sono su questa terra da 41 anni, chi ha più bisogno del contatto dei 2? chi è più spaesato?” nessuno ha osato replicare.

Mi sarei aspettata un atteggiamento differente da queste persone, mi sarei aspettata che pensassero al bambino come un essere umano e non un feto privo di sentimenti.

Andrea oggi ha 4 settimane e per lui ogni settimana è come se fosse un mese o più. E’ stato allattato a richiesta esclusivamente al seno fino a questa settimana. L’allattamento esclusivo al seno comporta niente biberon e niente ciucci, significa che se Andrea vuole essere allattato dalle 3 del mattino alle 4 del pomeriggio io ci sono per lui. Da questa settimana si è dato degli orari, ha definito delle abitudini che gli piace seguire e visto che l’allattamento è stato avviato abbiamo introdotto ciucci o biberon con il mio latte.

Andrea non ha coliche, dorme tutta la notte, fa 2 riposini mattina e pomeriggio ed è un bimbo sorridente e felice. Dorme con noi nel lettone, sebbene sia sempre stata contraria a questa cosa, ma è bello svegliarsi con lui, osservarlo mentre dorme e conoscere le sue espressioni mentre dorme. Andrea sta nella sdraietta vicino alla finestra per fare un po’ di fototerapia, poi sta in fascia con me.

L’alto contatto, l’allattamento al seno, ecc. fanno bene a lui ma anche a noi, stanno facendo emergere una parte di noi sconosciuta, dolce e coccolona. Come per tutte le cose, anche i sentimenti e gli atteggiamenti vanno allenati, e lo stiamo facendo con lui  per migliorarci come genitori, come coppia e come persone.

Umberto Galimberti, professore di Filosofia della Sotia all’Università Ca’ Foscari di Venezia dice che “per arrivare alla testa dei ragazzi bisogna prima conquistare il loro cuore”. E questa conquista inizia da subito, dalla nascita: “Se nei primi tre anni di vita i bambini non sono seguiti, accuditi, ascoltati allora ci si trova di fronte ad un misconoscimento che crea in loro la sensazione di non essere interessanti, di non valere niente. Crescono così senza una formazione delle mappe cognitive, rimanendo a un livello d’impulso. Gli impulsi sono fisiologici, biologici, naturali. Il passo successivo dovrebbe essere di passare dagli impulsi alle emozioni, ovvero a una forma più emancipata rispetto all’impulso.”

Io ci credo e credo che come genitore sia mio compito essere un sostegno per mio figlio, un porto sicuro al quale approdare, fornendogli gli strumenti adatti per trovare la propria indipendenza e camminare con le proprie gambe.

Essere genitori, non significa spendere un sacco di soldi per i nostri figli, tra cullette, passeggini, ecc. ma fare ciò che li fa stare bene e questo implica una profonda conoscenza dei nostri figli sin dai primi giorni. Sotto trovate una infografica di mammapretaporter perché ognuna di noi possa identificarsi nella mamma giusta per il proprio bambino.

Un abbraccio

Chizzo

 

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La Chizzo

La Chizzo

Un caban in cashmere avvolgente e un paio di jeans veloci, un filo di Chanel peonia sulle labbra e Hunter colorati ai piedi.
Sono io, Barbara: una vita a colori e un mix and match di contrasti ai quali non saprei rinunciare!
Un lavoro nel mondo frenetico del digital, fatto di strette di mano e vita mondana, e una casa immersa nella natura e nella pace da condividere con le persone che amo, la mia famiglia. Qui troverai maggiori informazioni su di me

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