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Amicizia a distanza: lontano è geografia, distante è per scelta (cosa ne pensate?)

amicizia e distanzaHo capito il senso della distanza quando ho cominciato a correre: dovevo imparare a misurare il tempo impiegato per fare un certo numero di km. Una questione geografica e allo stesso tempo mentale. Perché non si corre soltanto allenando le gambe.

Ma come si sa, una distanza geografica si può colmare, si può azzerare.

Così mi sono domandata se valesse lo stesso anche per le distanze che nascono fra le persone.

E come mi è accaduto spesso, una domanda ne ha generate altre e devo ammettere che sono ormai parecchie le volte in cui mi accorgo che le domande danno più risposte delle risposte stesse.

Qual è la vera distanza: quella geografica o quella del cuore?

Una tarda mattina di un recente gennaio camminavo sulla spiaggia al mare con occhi assonnati reduce dalle ore piccole di un capodanno. Il cielo aveva una luce meravigliosa sul mare senza nemmeno una nuvola. Era una di quella mattine perfette, un segno che sapeva già di buon auspicio per l’anno nuovo appena iniziato.

In un certo punto della spiaggia il mare aveva creato una specie di grande pozzanghera che sembrava un specchio sulla sabbia: l’acqua era ferma, nessuna increspatura, nessun movimento, tutto era perfettamente liscio e piatto. Rifletteva esattamente il cielo come era in quel momento. Se fosse stato davvero un gigantesco specchio messo lì sulla sabbia, nessuno avrebbe notato la differenza. Così mi sono detta: ci vuole assolutamente una foto!

E mentre studiavo il punto giusto in modo che nella foto fossi coi piedi perfettamente combacianti con quelli dell’altra me stessa nello specchio, dall’altra parte una donna con i capelli lunghi mi faceva segno con la mano.

Ci fai una foto dove sei tu?

Lei e l’uomo che stava con lei hanno fatto il giro dello specchio e mi hanno raggiunta. Si sono messi con le spalle al mare mentre io mi posizionavo dalla parte opposta per scattare. Ho guardato dentro la mia Nikon e ho visto le loro figure riflettersi perfettamente nello specchio d’acqua assieme al cielo. Ho scattato la fotografia e mi sono fatta lasciare un indirizzo di posta elettronica per potergliela inviare.

Sei stata gentile, grazie, buon anno, ciao. Finita lì.

Una volta rientrata a casa dopo qualche giorno, le ho inviato la foto ma non ci siamo mai più riviste. Siamo rimaste comunque in contatto e nel frattempo il tempo è passato, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, mese dopo mese. 

Poi una sera mentre sono in treno mezza in coma alla fine della mia giornata lavorativa, squilla il telefono, guardo il display ed è lei.

Rispondo e sento la sua voce al telefono per la prima volta. Una telefonata lunga quasi un’ora, una presa diretta: chiacchieriamo come se ci conoscessimo da sempre, come fossimo amiche da anni, lei mi racconta la sua storia, io la mia, partendo proprio da quella famosa fotografia. Ascolto la sua voce e la immagino con i suoi capelli lunghi, gli occhi chiari che mi avevano tanto colpito quella mattina sulla spiaggia. C’è qualcosa di speciale in lei, certe cose si sentono e basta.

E così, in una telefonata abbiamo scoperto di avere moltissimo in comune, sorprendendoci a vicenda con un entusiasmo da ragazzine. Ma la cosa straordinaria è stata la sensazione provata in quel momento: quel dialogo cosi sciolto, spontaneo, certe frasi dette assieme nello stesso momento, io che parlo e lei che ha già capito cosa voglio dire, lei che sta per dirmi cosa pensa e io che sto pensando la stessa cosa. Quasi come stare allo specchio.

Un’affinità sconvolgente, come mi è capitato con davvero poche, pochissime persone nella vita. Solo con certe persone nasce un’amicizia, un rapporto vero, un legame autentico.

Forse se capita solo con alcune, c’è un motivo.

Non so se ci rendiamo conto di come certe cose accadano, di come certe persone arrivino nella nostra vita come un dono, di come la vita continui a darci nuove occasioni, ad aprirci nuove porte, nuove possibilità.

Dopo quella telefonata ne sono seguite altre: per chiacchierare, per raccontarsi la giornata, per condividere pensieri, sensazioni, per raccontarci a vicenda delle nostre vite, anche quelle passate, per fare sempre di più l’una partecipe alla vita – quella presente – dell’altra. Ogni volta abbiamo seminato qualcosa in più nel nostro nuovo comune giardino della vita.

Le nostro sono due vite completamente diverse, con due trascorsi diversi, c’è persino una differenza di età. Eppure la sua vita una mattina, su una spiaggia, ha incrociato la mia mentre entrambe ci guardavamo in quello specchio.

E’ stato quel suo gesto di alzare il telefono ad accorciare la distanza naturale che c’era fra noi.

È stato come dire: voglio incontrarti, conoscerti, voglio investire il mio tempo su di te. 

Cominciare un rapporto da zero con qualcuno quando si è adulti è una scelta molto impegnativa, che non tutti hanno voglia di fare. Devi stare a raccontare, spiegare, dire cose a una persona nuova che non sa nulla di te, che non è cresciuta con te. Insomma, vuol dire mettersi in gioco. Ma chi ce lo fa fare? E poi ormai viviamo cosi tranquilli in quei rapporti consolidati da anni a cui ci siamo abituati, allineati nel bene e nel male, in alcuni casi si è anche delusi da quelli andati a finire male e da persone che ci hanno fatto soffrire, ma per lo meno abbiamo imparato a gestirci e siamo ormai rodati.

Ricominciare da capo con una persona nuova e rischiare ancora? Anche no.

Ripartire da zero con una persona vuol dire proprio da zero: dove vivi, che lavoro fai, che musica ascolti, cosa ti piace, se c’è qualcuno di speciale accanto a te.  Poi viene il resto, il bello.

A quasi 40 anni una persona incontrata per caso su una spiaggia mi ha messa davanti alla sua spontaneità: con il suo cuore innamorato, il suo sguardo limpido, il suo cuore pieno di sentimenti, le sue parole piene di poesie e il suo gigantesco entusiasmo verso la vita, mi ha mostrato un orizzonte più ampio, un cielo nuovo e pieno di stelle, dandomi una nuova lezione sulla distanza tra le persone. 

Forse qualcosa che in realtà sapevo già, ma su cui non avevo mai riflettuto abbastanza.

Perché anche io, sicuramente come tanti altri, credevo che con certe persone che conosco da sempre non ci potessero essere distanze.

Invece sì.

Non è il numero degli anni che fanno un’amicizia più vera di un’altra nata da poco. E a volte le persone che sono con noi da sempre, si sono talmente abituate a vederci in un certo modo che danno per scontato tutto, non si aspettano più niente, come se non ci fosse più nulla di nuovo da dire. E così, in qualche caso, rischiamo di diventare come statuine sopra un mobile dentro la vita di coloro che smettono di fare qualsiasi passo, qualsiasi gesto.

Perché hanno perso slancio, voglia, interesse, perché si sono arrese allo stato delle cose.

E cambiare le cose è sempre difficile.

Il fatto è che a volte investiamo su persone che non investono su di noi, facciamo gesti che non vengono ricambiati, siamo lì pronti a sguainare la spada come paladini verso persone che ci stanno a cuore, che non vogliamo perdere, persone di cui cerchiamo conforto e allo stesso tempo abbiamo stima e rispetto, che sono davvero importanti per noi. Ma per loro non è così.

E non è il ricambiare il punto della questione, ma il gesto stesso, il fatto che ci battiamo e facciamo per queste persone, ma loro non lo fanno per noi.

Vuol dire che forse noi non siamo tutto quello che loro sono per noi?

Purtroppo ci mettiamo molto tempo a capire, a mettere a fuoco e ad accettare.

Noi, quelli sfrontati ottimisti senza paura!

Il problema è che quando realizziamo come stanno le cose, cambia tutto.

Un rapporto a due comporta reciprocità, deve funzionare nei due sensi, altrimenti non c’è equilibrio. E non è sano per nessuna delle due parti.

Un rapporto vero e autentico ci mette allo specchio.

Senza fare alcuna resistenza, ho lasciato entrare la mia “amica sconosciuta” nella mia vita e ho capito questo: che esistono una distanza e una lontananza e non sono la stessa cosa. Che una lontananza è solo geografica e si può colmare, mentre una distanza è una scelta. Che le persone che abitano la nostra vita sono diverse: con alcune di esse possono passare giorni, settimane, mesi senza vedersi, ma ci hanno già capito al volo, su tutto.

Ma proprio su tutto.

Nella mia vita queste persone sono prima di tutto un meraviglioso dono.

Sono persone che riesco a vedere poco perché vite, impegni, famiglia, lavoro sono diversi, ma che sento allineate a me come un disegno perfetto che ancora devo comprendere. 

Sono persone con cui mi sono sorpresa, che mi hanno fatto spalancare gli occhi, fatto sorridere e sono le stesse che hanno insegnato che posso guardare un pò più in là, perché c’è ancora molto da fare e molto da vivere. Ma soprattutto, pur vivendo lontani, ci sentiamo vicini, compresi, presenti a vicenda nelle nostre vite.

Senza distanze.

E poi ci sono gli altri, quelli che distanti invece lo sono a prescindere dalla geografia e dai km.

Quelli che vi dicono che ci tengono ma non trovano mai tempo né spazio per voi, che vi guardano ma non vi vedono, che spendono fiumi di parole convinti che bastino.

E invece, spiacente per loro, le parole non bastano, nemmeno quelle belle.

Sono i fatti che contano, i gesti, quelli concreti, come alzare il telefono o mettersi in viaggio e dimostrare davvero a chi amiamo quanto ci importa di loro.

Esserci è un fatto, non un pensiero.

Alcune persone sono un dono, altre un incontro da tradurre, che richiede tempo.

Qualcuna ci entra dritta nel cuore, addirittura sotto pelle, qualche altra invece ci fa passare anche la voglia di un semplice caffè.

O vogliamo esserci entrambi o no.

Perché lontano è geografia, distante è per scelta.

Daniela Granata

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One comment on “Amicizia a distanza: lontano è geografia, distante è per scelta (cosa ne pensate?)”

  1. E’ tutto vero. Dire di esserci e esserci veramente sono due cose completamente diverse. Alzare il telefono per accorciare le distanze è fondamentale, così come rispondere alle telefonate a volte anche quando “non ne ho voglia” o alle domande “scomode”. Come in tutti i rapporti all’inizio è tutto interessante, nuovo, stimolante. Poi comincia il vero lavoro, quello duro difficile. Esserci vuol dire essere pronti a mettersi in discussione ogni giorno per mantenere viva l’amicizia. E parlare sempre, direttamente, senza giri di parole, mezze frasi e senza pretendere che gli altri ti leggano nella mente. Perché a volte la sintonia è forte, in amicizia come in amore, a volte no. Ma è proprio quando la sintonia viene meno che bisogna lottare se all’amicizia si tiene. Ci sono parole che oggi giorno qualcuno pronuncia con una certa leggerezza “Io per te ci sarò sempre”, “ti voglio bene” poi appena tu non sei come vogliono che tu sia o se non gli dai quello che loro vogliono, girano le spalle e spariscono. Va tutto bene, sono scelte e come tutte le scelte comportano responsabilità e conseguenze. Perché reciprocità non vuol dire pretendere dall’altro quello che tu vuoi, ma accettare che l’altro ti dia quello che può, che a volte può essere anche meno di quanto ci si aspetta, Ma coi sentimenti non c’è un “do ut des”, c’è un ti sono vicino perché sei tu, perché sono contenta di averti nella mia vita. Non si investe su una amicizia, non è un fondo di investimento, non deve darti una rendita. E’ la gratuità che rende vero il sentimento e che si concretizza nei gesti, non per forza eclatanti, a volte basta un messaggio o solo in un colpo di telefono per dire solo “ciao volevo farti un saluto e sapere come stai”. O semplicemente nel trovare 5 minuti per un caffè per raccontarsi come sono andate le vacanze….

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