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Amore incondizionato: quando amare non è sacrificio, ma desiderio di restare.

Qualche tempo fa ho letto un articolo di un che parlava uomo, Jason Hewlett, che ha postato su Facebook una confessione per aver “quasi tradito” sua moglie.

E che c’è di strano, direte voi, ogni minuto si tradiscono milioni di persone senza fare tutto questo coraggioso outing.

Invece la particolarità sta nel fatto che Jason racconta che mentre era in fila alla cassa del supermercato, ha visto una donna stupenda, bella da mozzare il fiato.
Gli ci è voluto qualche lungo secondo per rendersi conto che era sua moglie.
L’incontro casuale e inaspettato gli ha fatto fare alcune immediate riflessioni. Dopo l’impatto relativo alla bellezza oggettiva e dopo essersi reso conto di chi fosse quella donna, ha cominciato a pensare ai sentimenti forti che provava ancora per lei, si è come estraniato dall’essere suo marito e si è sentito estremamente fortunato e grato.

Dice di aver rivissuto anche quel senso di paura che gli prese quando credeva che conquistarla sarebbe stato impossibile, come in un rewind.

Il post è stato condiviso da più di 200mila persone ed ha preso più di 300mila like in due giorni.

Questa sorta di fenomeno virale mi ha fatto pensare.

Quanto abbiamo bisogno di colmare le nostre insicurezze?
Quanto ci fa bene al cuore sapere che certi amori rimangono inalterati e costanti nel tempo e, anzi, alle volte diventano ancora più forti e belli di prima?

Il marito di mia madre ancora la guarda dicendole che è la donna più bella del mondo e mentre lo dice i suoi occhi luccicano in un modo che puoi solo credergli.

Il mio compagno fa la stessa cosa con me, i suoi occhi si riempiono d’amore e mi guarda, ma non voglio dirlo a voce troppo alta, le paure si affacciano alla finestra.Eppure è un amore fatto di resistenza, di difficoltà e di scelte quotidiane, senza vincoli.

Compagno. Una parola bellissima anche nella sua etimologia.

Deriva dal latino medievale companio ‘che mangia lo stesso pane’, comp. di cum ‘con’ e panis ‘pane’.

Questa cosa a cui non avevo mai pensato mi ha molto colpita.

Si può essere compagni di viaggio condividendo soltanto uno scompartimento di treno o compagni di scuola, condividendo veramente tanto o poco a seconda del legame che s’instaura ma in ogni caso ricordando per sempre il periodo più spensierato e ricco della propria vita, corredato di facce e nomi che avranno un valore per sempre. Ci si può trovare compagni di avventura, di brigata, compagni di lotta e non necessariamente politica.

Nell’ ambito di una relazione essere compagni non è avere una relazione.
E’ viverla a tutto tondo condividendo.
Condividendo sì spazi, ma anche cibo, spezzando il pane insieme.
Ed ecco che nel contenitore “compagno” ci metti gli amici e le persone che ami.

Essere compagni di vita in una relazione inteso dunque come la condivisione del cibo cucinato con amore in una casa in cui si abita insieme.

Il cuore del significato di questa parola è questa.

Nessun moroso o fidanzato, nessun flirt, nessuna frequentazione, nessun amante, nessun ristorante a 5 stelle in cui vi porteranno, nessun albergo, nessuna decapottabile con sedili ribaltabili, contiene la parola compagno.

Immaginiamoci dunque l’amore come resistenza e condivisione del bello ma anche del brutto. Nel bello son capaci tutti.

È amore quando non te ne vai perchè non vuoi andartene, non per convenzioni, non è sacrificio, è desiderio di restare. È che senza non è più lo stesso e non lo sarebbe più, nonostante tutto.

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