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Anniversario iPhone: il mito Steve Jobs e la sua resilienza

anniversario iPhoneOggi è l’anniversario dell’iPhone: nel 2007 Steve Jobs sanciva definitivamente il suo talento. Riuscire a creare bisogni nuovi di zecca al mondo intero. Detta così è una frase a doppio taglio. Sembra un’accusa e forse lo è. Ma è l’accusa di un maledetto talento farcito di ostinazione.

Il 9 gennaio di 9 anni fa, il buon Steve cambiava il modo di concepire un telefonino. Di usarlo. Inventava L’IPhone. Un apparecchio capace di fare in poco spazio tutto quello che prima si faceva con più dispositivi elettronici. Ascoltare musica, telefonare, fotografare.

Il tutto con il rivoluzionario sistema di un touch a tutto schermo. Nasceva lo Smartphone. E cambiava il nostro modo di approcciarci alla tecnologia. Compulsivo. Il nostro migliore amico diventava una scatolina magica e non più il gatto o il cane di casa.

Jobs è stato un creativo rivoluzionario, come tutte le persone complesse. E quando si parla di lui, bisogna fare la stessa operazione di tutti i geni dotati di un’anima che definire oscura è ancora purezza.

Steve Jobs aveva una ostinazione e una determinazione molto vicini alla freddezza di esecuzione dei suoi progetti. Se si guarda la sua vita privata si vede un romanzo difficile e controverso. Fatto di piccole manie. Un Caravaggio istintivo e geniale, della tecnologia. Lampi di luce che cambiano il modo di vedere e gestire una vita in cui una tastiera diventava indispensabile come un polmone d’acciaio.

Il tutto nato da una intuizione fatta di un pensiero semplice. Il Guru della Apple, tra vari rapporti complicati e una genialità che lo aveva quasi epurato dal businness, aveva semplicemente intenzione di creare un IPod che potesse anche telefonare.

Non si sa se il modello americano del provarci e meritare il successo sia stato confermato da lui, o se piuttosto lui lo abbia consacrato, il punto è un altro. Che si odi o si ami quello che ha prodotto, l’idea manageriale di Jobs ha un fondamento che gli psicologi di adesso avrebbero difficoltà a definire. Qualcosa che va oltre la resistenza alla vita. Ma anche alla resilienza.

La resilienza è una forma di resistenza che si adatta alle fattispecie che la vita ci impone, si tirano fuori risorse dai mezzi che si hanno in quel momento, si prende dal proprio profondo una resistenza inusuale e si modificano le avversità della vita.

Ma a guardare le vicende di quest’uomo, il messaggio è molto più controverso. A metà tra il non piegarsi e il piegare la trave di ferro che lui aveva come vita. Lui non si è adattato, ha spezzato gli ostacoli, ha sfondato a spallate le convenzioni, ha inventato dal nulla e col nulla.

Il tutto anche con prezzi emotivi altissimi. Capace di non fare una piega davanti al padre naturale che lo aveva di fatto, abbandonato, o di rimanere di ghiaccio di fronte all’annuncio della gravidanza della sua compagna, come se la cosa non lo riguardasse nemmeno.

Ha usato il suo cuore e la sua anima scolpendole peggio della lancia del primo uomo che ha creato un’arma per cacciare. Ha preso in pugno la sua vita, contro tutti, creando qualcosa che tutti avrebbero utilizzato.

Ci ha dato un’arma, uno strumento, un nuovo fuoco atavico, da cui siamo stati attirati, che veneriamo come dei pagani. Da allora, la nostra idea di comunicare ha avuto un nuovo dio. Pagano, e con molti cloni.

Non resistenza, nè resilienza, forse solo una sindrome di onnipotenza che ha cambiato il mondo. Con nome e cognome. Steve Jobs. Che lo si ami o no.

Ettore Zanca

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