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Bambini adottati e bugie: dire la verità oppure no?

Bambini adottivi dire la veritàDopo i decenni del secolo scorso in cui l’adozione è stata un segreto da tenere nascosto in famiglia, gli esperti dei Tribunali dei Minori si sono resi conto dell’errore, perché troppo spesso hanno ricevuto la visita di uomini e donne, ormai adulti, in cerca di risposte sul passato.

Per quanto mi riguarda ho la convinzione che ai bambini, sia adottivi che non, è sempre utile e necessario raccontare la Verità, per quanto terribile essa possa essere. Mi rendo conto che non è facile, soprattutto quando si ha a che fare con storie drammatiche ma, a lungo termine, la Verità è sempre la cosa migliore in assoluto, perché essa troverà sempre la strada per emergere. Bisogna rendersi conto che i bambini la conoscono già, poiché essi, con la loro estrema sensibilità, la intuiscono comunque. Purtroppo la scelta di raccontare bugie è propria di coloro che non sono in grado di sostenere la Verità e di farsene portatori.

Quando i Tribunali dei Minori, preposti a salvaguardare il bene dei minori in difficoltà, si accorgono dei propri errori hanno, per fortuna, la capacità di correggersi, cosicchè ora alla coppia adottiva viene raccomandato di raccontare sempre al bambino adottivo la sua storia.

Essa deve essere parte della sua Vita fin da piccolo, di modo che possa crescere avendola sempre saputa. Questo richiede ai genitori adottivi la voglia e la capacità di trasmetterla come una bella storia, una fiaba moderna con un lieto fine, che corrisponde all’incontro con i nuovi mamma e papà. Da sempre il piccolo deve sapere dove è nato, per quale motivo non ha potuto rimanere con la madre naturale, quali sono le informazioni che ci sono state date su di lui, e quanto tempo sia rimasto in stato d’abbandono.

Questo eviterà molti traumi successivi, sia quello di scoprire di essere stato adottato (cosa che avveniva in Italia quando si adottavano bambini italiani), sia quello di rendersi conto di essere stato allevato nella menzogna. E, per i bambini che vengono cresciuti secondo le nuove direttive del Tribunale, sapere già tutto preserva dalla crudeltà che, sicuramente, incontreranno, prima o poi, nella vita.

Mio figlio fin dall’asilo ha avuto dei bambini che, per provocare la reazione che dava adito ad una bella lotta, lo prendevano in giro sulle sue origini, con epiteti molto offensivi per lui e per la madre naturale. Gli veniva anche detto che sicuramente non era stato adottato ma “comprato”. Tutto questo è continuato per il resto della sua vita, ma lui ha sempre avuto la sicurezza data dall’aver visto, fin da piccolo, la videocassetta che lo ritraeva nel momento in cui il Giudice del Tribunale dei Minori ce lo affidava, con le assistenti sociali del suo paese d’origine.

La Bolivia, per tutelare i propri bambini dati in adozione all’estero, richiedeva allora una relazione scritta periodica da inviare tramite il Consolato Italiano per i successivi due anni. Era corredata da fotografie che mostravano il suo felice inserimento nella famiglia adottiva, oltre che tutti i pesi e le misure della sua crescita fisica.

Le copie di queste relazioni scritte ed i documenti in originale del Tribunale italiano, li ho guardati spesso con Andrea, sfogliandoli insieme a lui, per fargli sapere che tutto era stato fatto a norma di legge e per il suo bene. Ogni volta in cui è tornato a casa dicendomi quello che gli era stato detto, io gli ricordavo o facevo vedere quei documenti, rassicurandolo e ripetendogli: Tu sai che non è vero quello che ti hanno detto. Se quel bambino non ci crede, è un suo problema. Se ha bisogno di prenderti in giro per sminuirti, è lui che ha un problema, non tu.”

I filmati girati allora (che un Giudice illuminato ci aveva raccomandato di fare) sono stati, per tutta la sua infanzia, le sue videocassette preferite. Spesso la sera, la sua richiesta non era quella di guardare un film animato, piuttosto: “Guardiamo la cassetta di quando siete venuti a prendermi?”

Quando questi episodi gli sono capitati di nuovo, da ragazzo, giocando a calcio, mi ha detto: “Mamma, io ci sono abituato, per me è la normalità!”

Ecco, esattamente questo è il punto. La storia di un bambino deve essere la sua normalità, mai qualcosa da nascondere!

Valeria Pisano

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