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Bambini a scuola e DSA (Disturbi Evolutivi Specifici dell’Apprendimento)

DSA. tutti ne abbiamo sentito in qualche modo parlare, ma cosa sono in realtà? Cominciamo col chiarire, innanzi tutto, che la sigla DSA indica una categoria specifica di Disturbi Evolutivi Specifici dell’Apprendimento.

A livello clinico, si tratta di disturbi caratterizzati da difficoltà di diverso tipo nell’apprendimento e, di conseguenza, nell’uso di competenze riguardanti l’area linguistica o logico matematica.

É quindi una serie di disturbi che spesso racchiudono una molteplicità di disfunzioni, le quali si traducono soprattutto in problematiche nell’apprendimento e che non consentono di soddisfare i criteri standard di valutazione.

I DSA non vanno confusi con le famose “difficoltà di apprendimento” che tutti, o quasi, in diversa misura, possiamo aver avuto a scuola. I DSA sono caratterizzati da disturbi che si manifestano in un’area specifica di abilità come, ad esempio, la letto-scrittura, ma che non intaccano il funzionamento intellettivo generale.

Nei DSA rientrano quindi:

  • dislessia
  • disortografia
  • disgrafia
  • discalculia

Ma a livello scolastico, come si manifestano?  

I primi “campanelli”, secondo alcuni, potrebbero già manifestarsi nella scuola dell’infanzia ed è compito soprattutto dell’insegnante coglierli ed eventualmente adattare il metodo di insegnamento e di apprendimento di modo da supportare adeguatamente il bambino.

È però nei primi anni della scuola primaria che è possibile cominciare effettivamente a cogliere i segnali riconducili ad un disturbo specifico dell’apprendimento.Disturbi Evolutivi Specifici dell'Apprendimento

Spesso i bambini con DSA, se non diagnosticati, vengono etichettati come bambini svogliati o lenti, distratti e poco interessati alle attività scolastiche, sebbene abbiano capacità pari o superiori alla media.

Ancora più spesso sono bambini la cui vita scolastica si svolge diversamente rispetto ai compagni: dimenticano i quaderni e non scrivono i compiti sul diario, non prendono appunti e manifestano, a volte, problemi di comportamento e nelle relazioni sociali. Per questo motivo spesso sarebbe opportuno affiancare i percorsi personalizzati ad un supporto psicologico che aiuti il bambino ad evitare il disagio provocato dalle difficoltà.

È bene ricordare che non esiste una terapia farmacologica che faccia miracolosamente sparire questo tipo di disturbi, anche se di recente, in fase sperimentale, si è provato a ricorrere alla Stimolazione Transcranica  a Corrente Diretta. Si tratta di un tipo di terapia che prevede una stimolazione a basso voltaggio dell’area corticale e che pare abbia dato risultati stabili in fase di verifica.

Viene sinceramente da chiedersi se sia effettivamente vantaggioso sottoporre questi bambini ad un trattamento di cui si ignori ancora l’effettiva invasività. Inoltre, mi chiedo che fine farebbero tutte le straordinarie strategie che questi bambini sono in grado di attuare per sopperire alle loro difficoltà. Una valida alternativa potrebbe essere la kinesiologia dell’apprendimento.

Diciamoci la verità, un bambino con DSA, se adeguatamente supportato, è una meravigliosa risorsa all’interno della classe in quanto potrà suggerire strategie alternative di apprendimento anche ai compagni i quali, come è normale e giusto che sia, hanno competenze e capacità proprie ed uniche. In quest’ ottica, quindi, si arriverebbe, davvero ad avere una reale applicazione della tanto auspicata personalizzazione dell’insegnamento che permetta ad ogni alunno di esprimere al meglio il suo essere.

Arianna Ghirimoldi

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