Skip to content

Barca a vela per principianti: 4 cose da sapere

Barca a vela per principianti

La barca a vela, ormai l’ho detto in ogni lingua, forma ed espressione, è per tutti. Una vera e propria scuola di vita che mette in relazione il divertimento, la natura e una sana capacità di relazione.

E’ perfetta per chi ama una vita dinamica, sportiva ed essenziale per certi versi. Per chi ha spirito di squadra, nonostante comunque si possa scegliere liberamente anche il lusso. Ma cosa bisogna sapere effettivamente per metterci piede la prima volta?

1. Attitudine

Come ho appena detto, lo spirito è quello che di più conta. Se non si ha personale di servizio a bordo, è bene che ognuno si senta chiamato in causa per occuparsi di qualcosa a beneficio di se e di tutti. Cucinare, lavare i piatti, aiutare a sistemare, buttare la spazzatura, andare a fare la spesa, dare una mano allo skipper durante le fasi di ormeggio, ecc.

Uno dei motivi di litigio è proprio questo: “non fa mai niente, perché devo farlo io?”. In barca si è uno per tutti e tutti per uno. I Moschettieri dello Spirito, che sa un po’ di gruppo alcolisti anonimi ma è invece un ottimo metodo per tenere allenato il sano spirito di squadra.

Nei casi più gravi, quelli cioè in cui non è spontanea l’iniziativa, ci si divide i compiti sotto la supervisione dello skipper che in questo caso farà da “Zione” ma ad essere sincero, non mi è mai capitato di dovermi atteggiare realmente a proff con gli allievi indisciplinati. Per fortuna ci sono ancora persone sane di spirito e di mente soprattutto.

2. Gli spazi

Sono quelli che sono. Per cui è bene rispettarli, soprattutto quelli comuni.

Capita spesso durante le vacanze di usarli invece per appoggiare ogni cosa capiti tra le mani: asciugamani, cellulari, biscotti, taralli, bicchieri di carta, macchine fotografiche, pinne, maschere, magliette, cappellini, creme. Tutto rigorosamente ammucchiato in ogni parte della barca o sui divanetti sotto coperta, sui quali ad un certo punto è necessario l’intervento della Protezione Civile per raggiungere il libro di chissà chi, perso sotto montagne di cose.

Lo skipper nonostante abbia detto durante il briefing iniziale che certe cose non devono accadere, vi chiederà al di là di tutto, di lasciare libero il “tavolo da carteggio”, quello cioè a portata di mano una volta scesi in dinette, lo spazio in cui si cucina e si mangia.

Quello è il suo posto (sappiatelo), dove c’è la radio e gli strumenti di bordo. E’ lì, bello comodo in effetti, entro il raggio di azione delle braccia, pronto ad accogliere la qualunque si abbia in mano: “scusa, lo appoggio un attimo qui poi lo sistemo”. Già. Invece rimarrà lì per le successive 4 ore se non di più, fino al momento in cui magicamente sparirà in qualche cabina, sospinto da una strana forza magnetica esercitata su di esso. Magari un lancio appropriato dello skipper che avrà deciso alla fine di farsi spazio a forza? Ci vuole poco. Si chiama ordine e rispetto per gli altri. Niente di complicato.

3. Abbigliamento

Se non siamo a bordo di uno yacht da 30 metri, dove evidentemente le regole possono essere condizionate da tutto un altro genere di “ambiente”, l’abbigliamento è pratico e funzionale. Considerando che il 99% di chi legge non lo troverò mai a bordo durante il periodo invernale, diciamo che è sufficiente avere quel che serve per godersi il sole ed una vacanza normale al mare. Quindi non c’è bisogno di suggerire nulla che già non sappiate. Ma facciamo comunque un veloce ripasso per tutti, tradotto per maschietti e femminucce dai 6 ai 90 anni.

Magliette per ripararsi dal sole durante il giorno ed un cappellino con occhiali da sole. Lenti polarizzanti possibilmente. La rifrazione della luce in mezzo al mare è forte.

Aggiungiamo un golfino o una felpa per la sera, perché l’umidità potrebbe dare fastidio nel caso l’alta pressione non secchi aria e clima. Un k-way o qualcosa antivento e pioggia, giusto per sicurezza. Ingombra poco e svolge la sua porca funzione, magari con un paio di pantaloni lunghi. Si sa mai. Dipende da quanto soffrite il freddo. Meglio averli che non averli.

Completiamo la borsa, sempre morbida ovviamente (si piega e la si fa sparire sotto i letti più facilmente), con un paio di scarpette da usare a bordo, quelle con la suola liscia di gomma e possibilmente chiara. Ricordate le classiche Timberland? Quelle. Altrimenti Decatlhon, ne ha per ogni gusto. O comunque quello che volete insomma, basta non sia una suola vibram nero pece.

Per il resto, spazio al vezzo e alla fantasia, seguendo il vostro stile e fino a ricordarvi che siete in barca a vela e non all’Hilton. Per cui saranno sufficienti vestitini semplici semplici per le donne (di solito molto femminili e poco ingombranti – beate loro) o un paio di bermuda con una camicia di lino per gli uomini. Qualche cambio ma neppure troppi e soprattutto, no tacco 12. Ovviamente parlo per le donne.

Se proprio non potete farne a meno, una zeppettina o comunque ciò che vi piace, basta che non le indossiate in barca e soprattutto, non quando siete in passerella, non quella di Prada durante la settimana della moda ma quella che serve per salire a bordo. Ho visto cose che voi umani non potete nemmeno immaginare. Soprattutto quando di notte si finisce nell’acqua di un porto, ovviamente vestiti di tutto punto dopo la splendida serata al ristorante.

4. Accessori

E qui ci sbizzariamo. C’è chi desidera lavarsi i capelli tutte le sere, lasciando ovunque tracce di residui sparsi per la barca e chi di questi problemi non ne ha. Bene, prendiamo esempio da questi ultimi.

No dai scherzo, non esageriamo. Diciamo però che siamo in barca, quindi la corrente non è sempre disponibile. Di sicuro non quando siamo ormeggiati all’ancora in mezzo ad una baia. Quindi no a phon, epilatori o piastre per i capelli. Questi se proprio non potete fare a meno, si possono usare normalmente quando si è ormeggiati in porto e c’è la fornitura di corrente elettrica. Altrimenti si ricorre al metodo tradizionale e meno invadente oltretutto per la salute dei capelli: il sole e l’aria calda.

Creme solari. Fondamentali in barca. Basta non siano oleosi o unguenti estratti da chissà dove. I residui macchiano e si rischia di scivolare sulle coperture in vetroresina.

Medicinali, quelli che ritenete possano mettere al sicuro le piccole esigenze personali e soddisfare il miglior livello di ipocondria. Quindi consiglierei creme per irritazioni e scottature, collirio, un paracetamolo qualsiasi che salva sempre molte situazioni, rimedi per il mal di mare (chiedete al farmacista, in base al vostro grado di tolleranza) e per l’acidità di stomaco. Eventuali vostre allergie le conoscete, quindi comunicatele allo skipper innanzitutto e procuratevi ciò che possa tenerle sotto controllo.

Caricabatterie per cellulari e macchine fotografiche. Si possono usare anche senza essere ormeggiati in banchina, solitamente quando si usa il motore e comunque di solito su ogni barca anche durante una veleggiata, se è dotata di alimentatore per accendisigari (quello che si usa in macchina di solito) o se la barca ha altrimenti un inverter, che non è una brutta parola ma è un aggeggio che converte la corrente da continua ad alternata. Per cui si ha il 220V a bordo. Quantità di corrente normale insomma a quella che c’è a casa ma sufficiente solo per questi usi. Non per il phon. Quello ho detto di nooo!

Ciabatte e scarpe. Delle scarpe ne abbiamo parlato prima, meglio se un paio da usare in barca e l’altro da usare quando si scende. Ciabatte, fondamentali. Meglio non indossarle a bordo perché si inciampa molto facilmente. Piuttosto a piedi nudi. E durante le fasi di ormeggio con le scarpe.

Nei porti ci sono spesso dei bagni privati in dotazione agli ospiti. A volte sono davvero molto belli, puliti, comodi e con ogni confort. Molte più volte sono come dire, lasciati al loro destino. Per cui, benché siano comunque comodi e funzionali, io consiglierei l’uso delle ciabatte appunto, accompagnati da un accappatoio o telo mare per farsi la passeggiata barca-doccia e viceversa otre ad un piccolo beauty in cui ci sia il necessaire. Insomma, nulla di strano rispetto ad una qualsiasi altra vacanza.

Non dimentichiamo infine uno zainetto, molto utile per le escursioni a terra, sia che si scenda a piedi o con il tender, il gommoncino in dotazione alla barca, per usare il quale è sempre molto divertente vedere le facce di chi non pensa che il rapporto peso/dimensione è sempre un po’ al di là della sua reale capacità. Per cui la sera soprattutto, qualche goccia di mare la si prende. Ma fa parte del divertimento e del famoso spirito di cui sopra. Ovviamente sempre tutto sotto la supervisione dello skipper che riterrà possibile il gioco “mi prendo gli schizzi” o facendosi al contrario 2 o 3 giri per sbarcare tutti.

Beh, ci sono diverse altre cose che potrei raccontare ma mi fermo qui per ora, altrimenti vi svelo tutto subito e il caldo, quello utile per fare i bagni intendiamoci, è ancora un po’ troppo lontano. Per cui piano piano arriveremo pronti e reattivi alla calda estate che passeremo ovviamente in barca assieme. Caldo, che a quanto pare non vuole comunque lasciare spazio alla neve e che quest’anno proprio non vuole farsi vedere. Almeno, fino al momento in cui sto scrivendo.

Che dire, godetevi queste feste e in attesa del caldo appunto (per chi non se lo va a cercare ai Caraibi), auguro a tutti quanti un sereno e felicissimo 2016, ricordando che se conosci il tuo mare, saidisale.

Aldo

Articoli correlati

Categorized: Sport
Tagged:
La redazione

La redazione

La redazione di Chizzocute è come una famiglia, grande e animata, composta da donne e uomini uniti da ideali di vita sostenibile, che pongono le relazioni umane al centro delle proprie scelte, consapevoli che tutti noi “siamo frutto della nostra famiglia”.

All posts by La redazione

Comments are closed.