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“Io e Betty” (Bollati Boringhieri) di George Hodgman – Recensione

Quando in libreria sono arrivate le novità della settimana, non ho potuto fare a meno di notare il titolo di questo libro che mi ha immediatamente rimandato a quello che stavo leggendo in quel momento – “Io e Mabel” – del quale scriverò presto una recensione. 

E il titolo non è l’unico elemento che hanno in comune i due libri: sono infatti entrambi due memoir ed entrambi ruotano intorno alla morte di un genitore

Se nel libro della MacDonald il tema principale è affrontato in un modo molto originale – la Mabel del titolo è un esemplare di astore che l’autrice “addomestica” dopo la morte del padre – in questo di Hodgman, editor trasferitosi dal Missouri a New York City, Betty è l’anziana madre di cui l’uomo si occupa nell’ultimo tratto della vita. Il rapporto tra madre e figlio non è dei più semplici, non lo è mai stato, dominato com’è da contrasti, silenzi e i non detti, la riservatezza, il timore di mostrarsi nella propria integrità.

George ha abbandonato la Grande Mela – e la sua vita “disordinata” – per dedicarsi, con pazienza e dedizione, alla madre ormai segnata da una serie di problemi fisici e psichici degenerativi causati dall’età che l’anziana cerca di contrastare con caparbietà. 

Non è fisicamente ed emotivamente semplice per madre e figlio che troveranno nella condivisione degli spazi famigliari, nella routine quotidiana e nella consapevolezza del costante peggioramento delle condizioni di salute, un nuovo linguaggio che li avvicinerà, forse come non mai.

Inutile negarlo: questo è un libro che commuove e fa riflettere, che in un certo senso può “spaventare” ma che inaspettatamente riesce anche a rubarci delle risate, vere e sincere.

Almeno questo è quanto io ho sentito entrando nelle vite di Betty e George.

“Io e Betty” è un libro che mi ha aiutato a comprendere quanto la mia necessità di elaborare il lutto della perdita di mio padre e il tentativo di trovare la chiave per lasciare fluire il dolore inespresso mi abbiano avvicinato a tutta una serie di letture che ruotano intorno al tema della morte. 

E soprattutto mi ha fatto comprendere quanto sia determinante esserci -sempre!-  per chi è rimasto, la persona più importante della mia vita, colei che la vita me l’ha data, mia madre.

Non ha importanza quanto retoriche possano sembrare queste mie parole. Non lo sono.

Per questo sono ancora una volta grato per il valore incommensurabile dei libri e della lettura: sono causa di un costante stimolo alla ricerca del senso di sé e dell’esistenza, in ogni forma e declinazione vitale.

EquiLibrista M.

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