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Quando buttare non vuole dire buttare (o solamente…)

Ci sono persone a cui dire: “butta quell’oggetto che è tanto che lo hai e non lo usi mai”, è come fare una proposta indecente.

Mai e poi mai lo farebbero, soprattutto se è qualcuno altro che “impone” di farlo.

In effetti ora che si parla tanto di decluttering è facile cadere nella trappola che questa parola sia sinonimo di buttare. Non che sia sbagliato nel senso che l’etimologia della parola fa riferimento al buttare. Decluttering è infatti una parola inglese che deriva da clutter e che significa ingombro e quindi fare decluttering puo’ essere considerato una sorta di liberazione dagli oggetti che ingombrano.

Ma chi fa fatica a buttare, o chi non si accorge nemmeno di avere fatto incetta di un sacco di oggetti a volte non utilizzati, non si pone il problema di buttare. O meglio: dentro di sé avvertono la sensazione che c’è qualcosa che non va e vivono la pesantezza dell’essere sopraffatti dalle cose, ma non riescono a liberarsi delle cose inutili perché il solo fatto di buttarle non rientra nella loro etica o natura.

Solo vedendo nuove possibilità di ri-utilizzo dell’oggetto sono disposte a prendere in considerazione il fatto di “buttare” , ma in questo caso si parla di nuova vita, una nuova dimensione dell’oggetto e non di puro buttare.

Vi propongo quindi alcune alternative che in genere trovano una buona accettazione da parte di chi vuole fare un po’ di pulizia dall’ingombro di casa:

Regalare: forse avete nell’armadio quei vestiti che non usate più, perché non regalarli a vostra cugina o ala vostra amica a cui starebbero proprio bene? Oppure quel servizio di piatti o le pentole che non usate mai, potreste donarli alla persona che vi aiuta nelle pulizie di casa. Loro saprebbero sicuramente come riutilizzarli.

Mettere nei cassonetti gialli: in tutte le città potete trovare questi cassonetti. E’ facile e veloce sfruttare le campane gialle: basta raccogliere i vostri vestiti in un sacco e ops! metterli dentro. Sicuramente qualcuno li riuserà di nuovo.

Fare una donazione: potete individuare una Onlus dela vostra città che ha un po’ bisogno di tutto. Scuramente i giochi di vostra figlia che non guarda più, o perché ne ha di nuovi o perché sono ormai passati per la sua età, farebbero felici altri bambini.

Vendere: in tutte le città esistono negozi che prendono a in conto vendita le vostre cose. Se ritenete che quell’abito sia ancora in buono stato oppure che quell’oggetto possa essere utilizzato da altri, perché non proporli? Con i soldi guadagnati potete programmare altre spese.

Esercizio :

individuare uno dei 4 punti sopra descritti che più sentite vostro e decidete di procedere in tal senso entro una settimana.

Una volta fatto, descrivete sul vostro quaderno come vi sentite.

Daniela
Sperrmüll

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