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Calmare il pianto del neonato: accettarlo e viverlo come una liberazione

Ci sono sensazioni inspiegabili che a volte si manifestano dentro di noi; esse possono essere profonde e significative; possono scaturire da uno sguardo, da una parola che ci viene detta, da un’ immagine a cui assistiamo, da risa o pianti.

Nello specifico, il pianto stimola alcuni ricettori del nostro cervello i quali trasmettono fortissime emozioni al nostro io interiore. A livello di frequenza viene considerato uno dei suoni più difficili da “sopportare”. Chiediamoci il perché per trovare la risposta dentro il nostro essere, dentro al nostro vissuto e cerchiamo di comprendere come affrontare il momento difficile del pianto dei nostri cari, di chi circonda ma soprattutto dei nostri figli.

Per noi madri, già sensibilizzate dal caos ormonale ed emotivo iniziato con la gravidanza e terminato in un tempo da definire post-partum, proviamo sensazioni di verso genere ogni qualvolta il nostro bambino piange: timore, ansia, agitazione, preoccupazione, impotenza, disagio, inadeguatezza.

Il motivo di questo sentire può essere ricondotto all’analisi della nostra società e il suo evolversi nel tempo:

soprattutto durante la capitalizzazione e la conseguente industrializzazione è stato divulgato il pensiero che un bambino cresciuto secondo gli standard di autonomia, forza, sicurezza, impavidità e determinazione sarebbe diventato di certo un uomo valido e degno di essere chiamato tale.

Il pianto, pertanto, veniva inteso come un istinto e un bisogno da reprimere il prima possibile perché segno di debolezza: non poteva essere assecondato per fare la nanna, per essere coccolati, per esprimere le proprie emozioni, per farsi rispettare, per esorcizzare paure e dolori.

Ovviamente ciò che non si conosce fa paura; Se una persona crescesse senza aver conosciuto il significato del pianto e la sua funzione liberatoria e curativa, di certo ne avrebbe paura e non comprenderebbe il suo manifestarsi; da qui il motivo per cui ancora oggi piangere non viene accolto e non viene capito con positività ma si cerca di reprimerlo.calmare pianto neonato

Secondo studi recenti alcune delle ragioni del pianto nel bambino sono legate a fastidi tangibili e risolvibili a breve termine quali il pannolino sporco, il dolore di diverso genere, fame, sonno; altre invece, non sono riconducibili a ragioni palesi ma possono essere identificate nelle seguenti ipotesi, derivanti da uno stato dell’ essere presi n considerazione alcuni eventi traumatici quali la gravidanza, il parto e traumi tramandati di generazione in generazione:

  • sfogo dovuto ad un malessere come malinconia, tristezza, solitudine, necessità di affetto e calore umano, comprensione dei propri limiti (nell’epoca successiva all’esogestazione)
  • scarico della tensione accumulata durante il giorno (anche un neonato vive la sua realtà affrontando momenti di stress pertanto si può notare anche una difficoltà maggiore nel prendere sonno)
  • richiesta di attenzioni per soddisfare qualsivoglia necessità (un neonato non può esprimersi a parole; comprendere che il pianto è la sua unica forma di comunicazione con noi ci aiuterà a superare con serenità quei momenti interminabili)

Una volta appreso tutto ciò, e constatato sui propri figli che tutto questo è reale e probabile in base alla propria situazione (parto difficile, gravidanza a rischio, disagi familiari), possiamo trovare alcune soluzioni:

  • l’alto contatto (costante contatto fisico tra madre e bimbo, babywearing) con il bambino sia neonato che non, porta benefici alla salute psico-fisica garantendo una maggiore serenità e un minore stress dovuto all’esperienza nuova che il neonato vive al di fuori dell’ utero.
  • ascolto e rispetto dei ritmi biologici e fisici del bambino, assecondando le sue richieste di calore e affetto, di nutrimento, di sonno e di veglia (anche se a volte risulta comprensibilmente difficile)
  • capacità di  attendere che il pianto (senza apparente motivo) esaurisca naturalmente per permettere che il bimbo sfoghi tutto il suo stress e le sue sensazioni negative acquisite durante il giorno; si può consolare con coccole e parole di conforto tramite le quali si svilupperà in lui un senso di adeguatezza e serenità.calmare pianto neonato

Vorrei trasmettere a tutti i miei lettori il senso, se vogliamo definirlo innovativo da dare al pianto:

liberazione, amore verso se stessi e verso gli altri e accettazione dei limiti per arrivare oltre e capire che la serenità nostra e del nostro bambino non dipende da fattori esterni quali intrattenimenti o diversivi ma si trova dentro il cuore, dove tutto è permesso e secondo natura.

Fabiana

 

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