Skip to content

Il Caporalato | Una nuova forma di reato quando e come viene punito

Al Sud, ma non solo, negli ultimi anni si è molto sentito parlare di una nuova forma di sfruttamento de finito come “il Caporalato”.

Ora è punito come reato che nasce e si estende soprattutto ai settori dell’edilizia, dell’agricoltura e del manifatturiero, ove periodicamente è necessaria manodopera giornaliera, senza una particolare specializzazione.

Generalmente il “caporale” è  il tramite, ossia colui il quale pone in collegamento domanda e offerta di lavoro: recupera quotidianamente lavoratori (spesso stranieri) e li conduce sul luogo di lavoro.

Tale figura può coincidere o meno con il datore di lavoro e pretendere eventualmente percentuali dalle persone “reclutate”. Ciò che rileva ai fini del reato è che, in ogni caso, vi sia stato un sfruttamento del soggetto attraverso intimidazioni e un approfittamento del suo stato di bisogno.

Dunque il caporalato si identifica non solo col semplice reclutamento illecito di prestatori di lavoro ma anche  nell’offerta illecita della correlata manodopera ai datori di lavoro.

Più fattivamente il caporalato consiste nell’esercizio di un dominio sulle vittime da parte dei datori di lavoro (caporali),  mantenuto con violenza e minaccia.

I lavoratori degradati al rango di merce di scambio con i datori di lavoro, vengono totalmente privati di ogni qualsivoglia soggettività, poiché considerati meri fattori economici del processo produttivo.

Tale fenomeno particolarmente connesso con altre gravi attività criminose come la tratta internazionale di persone a fini di sfruttamento della prostituzione, le adozioni illegali di minori, il traffico illecito di organi, spesso è collegato alla criminalità di stampo mafioso, da cui derivano le metodologie di intimidazione caratterizzanti lo sfruttamento dei lavoratori, costituendo la modalità di interferenza delle organizzazioni malavitose sul mercato del lavoro.

Il  quadro sanzionatorio contravvenzionale in materia di mediazione di lavoro (leggi 29 aprile 1949, n. 264, e 23 ottobre 1960, n. 1369), è stato oggetto di una  revisione dapprima ad opera della l. 24 giugno 1997, n. 196, c.d. “Pacchetto Treu”, recante l’introduzione del lavoro interinale, e poi della l. 14 febbraio 2003, n. 30 e del successivo d.lgs.10 settembre 2003, n. 276, c.d. “Biagi”, che hanno riordinato la disciplina delle attività di intermediazione e somministrazione di manodopera.

Solo recentemente si arriva, nel 2011, ad una disciplina più effettiva con l’introduzione del delitto di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro (art. 603-bis c.p.) in forza del d.l. 13 agosto 2011, n. 138, convertito in l. 14 settembre 2011, n. 148.

L’art. 12 del D.L. 13 agosto 2011, n. 138 , in vigore dal 13 agosto 2011, convertito con modificazioni dalla legge 14 settembre 2011, n. 148 , ha introdotto nel Codice penale il nuovo reato di Intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro.

La definizione del nuovo reato, inserita nell’articolo 603bis del Codice penale, indica i diversi parametri per stabilire lo sfruttamento:
1) sistematica retribuzione dei lavoratori in modo palesemente difforme dai contratti collettivi nazionali o comunque sproporzionato rispetto alla quantità e qualità’ del lavoro prestato;
2) sistematica violazione della normativa relativa all’orario di lavoro, al riposo settimanale, all’aspettativa obbligatoria, alle ferie;
3) sussistenza di violazioni della normativa in materia di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro, tale da esporre il lavoratore a pericolo per la salute, la sicurezza o l’incolumità’ personale;
4) sottoposizione del lavoratore a condizioni di lavoro, metodi di sorveglianza, o a situazioni alloggiative particolarmente degradanti

Tuttavia, permangono taluni profili di criticità, anche in termini di effettività della tutela penale. Principalmente perchè non vi sono sanzioni dirette nei confronti dei datori di lavoro che aderiscono all’offerta di manodopera da parte dei “caporali”, e delle imprese che traggono un interesse o un vantaggio dall’attività di sfruttamento posta in essere dagli intermediari. La normativa comunitaria contro lo sfruttamento lavorativo, in particolare la direttiva 2009/52/CE, non è stata recepita con riguardo alla tutela trasversale nei confronti delle vittime del “caporalato”.

Pur essendo il caporalato punito con la reclusione da 5 a 8 anni, oltre alla multa da euro 1.000 a euro 2.000 euro per ciascun lavoratore reclutato, e in caso sussistano circostanze aggravanti, la pena è aumentata da un terzo alla metà, rimane attuale l’esigenza pressante di rafforzare l’azione di  prevenzione e tutela, contemperando l’altrettanto fondamentale necessità di evitare forme di punizione indiscriminata e di responsabilità oggettiva.

Avv. Alessandra Inchingolo

Categorized: Legge
La redazione

La redazione

La redazione di Chizzocute è come una famiglia, grande e animata, composta da donne e uomini uniti da ideali di vita sostenibile, che pongono le relazioni umane al centro delle proprie scelte, consapevoli che tutti noi “siamo frutto della nostra famiglia”.

All posts by La redazione