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Casa nostra uccide più di cosa nostra

Altri due delitti, altre due donne uccise, con figli. Dopo Sara, la mattanza non è finita. Stranamente però non hanno avuto questa eco. Le cifre continuano a parlare chiaro, qualche tempo fa una relazione del Ministero degli interni, rivelava che le fattispecie omicidiarie e di violenza in famiglia, anche donne contro uomini ma in piccola cifra, superavano anche gli omicidi della criminalità organizzata.

Cioè Casa nostra uccide più di Cosa nostra, come ho detto e ripeto spesso. Le analisi sociologiche si sprecano, ma sempre dopo, sempre sugli effetti, mai sulle cause. C’è anche da dire che a parlare con chi vive situazioni in bilico, la situazione è perennemente drammatica. Perchè l’incubo non finisce mai.

Ho appreso di una donna che ha allontanato il compagno, che non si comportava bene con lei e col figlio, ma solo con le parole, con le urla, oltre ad avere grossi problemi di dipendenze. Lui però non si rassegna, vuole ricomporre la famiglia, la sua pressione è costante. Perenne. Ma senza mai una fattispecie di reato, se non una insistenza e un monitoraggio continuo della sua vita. Lei vive dicendo quasi in maniera sdrammatizzante, che un giorno si leggerà di lei sui giornali. Non è l’unica.

Una statistica Istat riguardante il fenomeno della violenza sulle donne, collegata a reati più gravi, come l’omicidio, ormai sdoganato tristemente come femminicidio, lascia parecchio sconfortati. La questione è grave già a partire dalle cifre. Una donna su tre. Non bisogna solo guardare le denunce ufficiali, ma anche il sommerso.

Per ogni reato denunciato, almeno tre o quattro non vengono segnalati. Almeno una donna nel corso della vita ha subito violenza psicologica o fisica. Tradotto in quantità, sei milioni e 788 mila persone. Tuttavia non è che prima fossero di meno, in concreto: non sono aumentati i casi di violenza (per fortuna), sono aumentate le denunce. Ma non abbastanza, se si pensa a quello che ancora succede.

Una donna ha scritto alla redazione di un giornale, vuole rimanere anonima per ovvie ragioni, ma descrive una vita di torture e di abusi psicologici, di minacce più o meno velate del compagno. Quando andava a denunciare, le dicevano “signora è la sua parola, bisogna dimostrare e finchè lui non le alza le mani noi non possiamo intervenire”. Già, perchè questa volta c’è anche la furbizia, si prosciuga il conto corrente, si mostrano i coltelli, si dicono atrocità che seviziano la mente, ma non si interviene fisicamente. La tutela legislativa è appena agli inizi, da pochissimo ad esempio, si è ricominciato a pensare a come proteggere i figli delle vittime di uccisioni in famiglia.

Non voglio parlare di femminicidio che è una parola che abolirei. Altro che Crusca. E questa sollecitazione non è venuta per opera dei parlamentari, ma per mano dei figli che hanno perso la madre sotto coltello, pistola o altro, che sono andati ad urlare perchè altri almeno vengano tutelati.

Questa donna conclude il racconto del proprio orrore quotidiano, dice che ha letto della donna uccisa dal marito a Firenze, dopo che lei lo aveva lasciato. Anche questa donna vuole andarsene. Lo scenario però non è quello in cui la scelta è libera, già perchè ci lamentiamo di paesi dove la donna è maltrattata, è trattata da essere inferiore, i bambini non contano.

Ma noi? Noi che siamo il paese ai primi posti per navigazione in siti pedopornografici? Noi che ogni anno aggiorniamo in aumento il numero delle donne uccise per mano di compagni e mariti? Noi che siamo ai primi posti per turismo sessuale, che paese siamo noi? La donna chiude la lettera con una frase.

Quella mi gela il sangue. “La prossima vittima di cui scriverete, potrei essere io?”. Ed è questo che mi ha scatenato la logica e banale conclusione. Purtroppo è vero, non dobbiamo più chiederci se un’altra donna cadrà sotto i colpi di un uomo che non la vuole libera di scegliere. Non se. Ma quando. E la sfida è questa. Un forte desiderio di essere smentiti, di non leggere più notizie che offendono i bravi padri e compagni, o chi cerca discretamente di ricomporre situazioni sentimentali senza mettere mano ad armi. E ci sono esempi ovunque. Più fruttuosi che una notizia di cronaca.

Tuttavia lancio una provocazione finale, nell’esaminare le cifre, ci sono anche alcuni aumeti delle violenze fisiche e psicologiche al contrario, delle donne contro gli uomini e anche aumento di casi di stalking. Sarebbe facile liquidare tutto come una violenza di ritorno, il problema è più grave e non va classificato solo come violenza a senso unico, ma violenza di un forte verso il debole. A prescindere dal sesso. Perchè poi non ci si trovi ad una inversione censurabile tanto quanto.

Ettore Zanca

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