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Cesare Maldini: addio al leader silenzioso che ha conquistato l’Italia

Quella partita dovevo giocarla io. Ero seduto accanto a Zoff. Mi sono alzato un attimo, poi sono tornato e le coppie erano già fatte.

Così raccontava tra il divertito e il fintamente amareggiato, Cesare Maldini. Si riferiva alla storica partita a scopone, ritratta ovunque. Era il ritorno dai trionfali mondiali del 1982. Pertini che giocava insieme a Causio, Bearzot e Zoff, ma doveva esserci Cesare. Forse è l’unica partita che ha saltato, poi c’è sempre stato. Primo italiano a sollevare una Coppa dei Campioni. Col suo Milan nel 1963.

La sua vita è stata quasi lo specchio di quella di Facchetti. Uomini bandiera. Capaci poi di farsi da parte, o meglio, di assumere ruoli da tecnici, dirigenti. Cesare il campo davvero non lo lasciò mai.

Prima tecnico di una delle Under 21 più forti di sempre, poi tecnico della nazionale maggiore, che non sfigurò a Francia 98, fu solo eliminata dai transalpini poi campioni del mondo. Poi non sfigurò nemmeno come tecnico del Paraguay.

Cesare fu sempre “qualcosa” oltre al nome e cognome. Capitano del Milan, vice di Bearzot e Mister, allenatore lui stesso.

Muore una delle bandiere storiche universalmente riconosciute del calcio italiano. Ma lui è stato ancora di più. Perchè per il Milan la leggenda è continuata con suo figlio Paolo. Cesare è sempre stato giusto con suo figlio. Non lo ha mai favorito o sponsorizzato. E non ci fu mai bisogno, perchè Paolo fu semplicemente il più grande difensore del mondo.

Cesare era un leader vecchio stampo, di quelli silenziosi. Quando il Milan vinse la prima coppa dei campioni, ad un certo punto Cesare si accorse che le marcature non andavano bene. Ma si accorse anche che la panchina dove sedeva il suo allenatore Nereo Rocco, era troppo lontana. Allora fece di testa sua, mettendo Giovanni Trapattoni sull’uomo più pericoloso del Benfica, la squadra avversaria. Il Trap annullò Eusebio.

Ma anche da papà fu un ottimo consigliere e forse buon allenatore ombra, per Paolo.

Si narra che Alex Ferguson, allenatore del Manchester United fece numerose offerte a Paolo per convincerlo ad andare a giocare da lui. Paolo, molto educatamente rifiutò sempre. Ferguson non si fermava di fronte al garbo. Andò da Cesare e gli fece un’offerta stellare. Una di quelle che un padre avrebbe dovuto riferire al proprio figlio, dicendo di accettare e che era un’occasione unica. Cesare disse solo ad Alex: “Ma Paolo che cosa le ha risposto finora?”, Ferguson disse che aveva declinato, che non capiva perchè continuava a rifiutare.

E Cesare con calma:

“glielo spiego io, perchè lei continua a farne una questione di soldi, ma per Paolo non è una questione di soldi, ma di altro, le è chiaro?”

Chiaro Cesare, chiarissimo, ti salutiamo con la celebre imitazione di Teocoli, che a volte ti fece anche un po’ incazzare: “Vai Paolino, vai, vai, vai…”.

Ettore Zanca

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