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Checco Zalone: film Quo Vado? Da vedere? Trama, recensione e critica

quo_vado6_jpg_1003x0_crop_q85Ieri sono andata al cinema con mia madre e mia sorella a vedere il tanto criticato nuovo film di Checco Zalone, Quo Vado?.

Da quando ha iniziato la sua carriera non ho mai perso un film di Luca Medici e del regista Gennaro Nunziante (tra l’altro abitano nel mio stesso quartiere, ahah).

Tornando al film ecco brevemente la trama:

Quo Vado?  parla di un giovane Checco che, sin da piccolo voleva “fare il posto fisso”.

Un sogno che finalmente si concretizza grazie al padre e un assessore interpretato da Lino Banfi in un incarico all’ufficio per licenze di Caccia e Pesca dove Checco si occupa di timbrare licenze mentre riceve e stiva regali gastronomici.

All’orizzonte una minaccia incombe sul suo posto fisso e per una legge sui tagli delle province, Checco sarà spedito in Norvegia, pur di non cedere alla liquidazione… e qui troverà l’amore.

Come andrà a finire?

Luca Medici e Quo Vado? è stato criticato da molti e difeso da altrettanti; persino Muccino ha scritto sulle sue pagine social:

Checco Zalone — Quo vadimus?

Sento già ingrossarsi il consueto coro di coloro che si ritengono oltraggiati, increduli o basiti (?!!) dal fatto che il nuovo film di Checco Zalone raggiunga ancora record mai superati da nessuno nella storia del cinema italiano.
Beh, mettetevi l’anima in pace perché da come il film è partito, è fortemente plausibile che supererà il record del precedente.
Non scandalizzatevi dunque, non stracciatevi le vesti. Non giudicate sommariamente il suo successo perché dietro ad un successo, qualunque successo, c’è sempre un motivo (incoraggiante o deprimente, a secondo del vostro gusto, d’accordo) ma non va mai sottovalutato né accantonato dando la colpa agli spettatori che “non capiscono un cazzo”, come ho già letto più volte. Anzi, io credo che gli spettatori ci vedano benissimo!
Qui si tratta di numeri immensi paragonabili ad un Blockbuster americano in uscita sul proprio territorio, in una nazione di 300 milioni di persone.

Dunque perché Checco Zalone fa questi numeri sconvolgenti? Perché evidentemente gli spettatori riconoscono in Checco quella faccia pulita, quella sua (reale) onestà (che anch’io ho percepito quando l’ho incontrato) e che passa attraverso quello che fa e che era nel DNA degli italiani fino al totale lavaggio del cervello fatto a colpi di diseducazione civica, leggi ad personam, menzogne ripetute infinite volte fino a farle divenire verità, annientamento del senso di una morale invalicabile, monopolio della disinformazione, annientamento della cultura e della dialettica ecc ecc, in cui Berlusconi ha avuto un ruolo enorme nei suoi 20 e più anni di legislatura (ma soprattutto di regime mediatico).

Oggi gli italiani (ulteriormente assordati da populismi facili e di piazza), sembrano aver perso del tutto la rotta. La bussola è impazzita. Non segna il nord. Non segna più nulla.
Nel 2005 quando andai a Los Angeles a realizzare il mio primo film americano non era ancora così evidente questo decadimento diffuso. Oggi gli italiani sono arrabbiati, si sono ritrovati più poveri e depauperati anche del diritto alla speranza e ad un futuro migliore avendo creduto ottusamente e per decenni a sorrisi di porcellana e ad una realtà da avanspettacolo.

Gli italiani oggi sono polemici, litigiosi, sordi alla dialettica, offensivi (a volte senza nemmeno la consapevolezza di esserlo) ma soprattuto non conoscono affatto la grande arte dell’ascoltare, del confronto, dello scambio di riflessioni che era ed è sempre stato patrimonio dei nostri padri e dei padri dei loro padri.
In soli dieci anni l’italia è diventata irriconoscibile, (almeno ai miei occhi). Fa male ritrovarla così, talmente male da non far venir voglia di andarsene ma di far qualcosa per aiutarla. Ma da dove iniziare mai?
Checco Zalone, dopo i film di Troisi che ricordiamo ancora con grande nostalgia, ha riportato la propria onestà, la propria educazione, la propria semplicità e gentilezza, anche, il suo sapersi raccontare senza mai accostarsi al becerume che agli italiani ha fatto ridere al cinema per troppo a lungo senza mai accostare ad esso quello sguardo amaro, introspettivo e quindi malinconico sulle proprie pochezze umane che fece grandi le commedie italiane fino agli anni ’70.

I film di Checco Zalone, semplici, ben scritti, ben raccontati, interpretati senza volgarità e rivolti ad un pubblico, che forse, vuole, sacrosantamente sentirsi ripulito, lavato della sporcizia verbale, morale, politica che questo Paese soffre grandemente da troppo tempo, incontrano qualcosa di assai più grande dei suoi film stessi. Incontrano la voglia, la disperata urgenza da parte degli spettatori, di tornare ad essere parte di un Paese normale, che si vuole bene e che vuole migliorarsi. Insieme.

Niente di più semplice.

Auguri Checco,

Negli Stati Uniti, in quella che genericamente chiamiamo Hollywood, così come in Francia, quelli che fanno un cinema come il tuo, permettono di tenere vive le sale, di produrre ottimismo, leggerezza edificante e far osare altri produttori nel finanziare progetti meno spremuti come lo sono oggi in italia le commedie in genere e quindi di offrire un’opportunità di esordio e crescita a quelli che diventeranno forse gli Elio Petri, gli Ettore Scola, i Sergio Leone di domani.

Abbiamo tutti bisogno di film come i tuoi. Ricordiamolo. E festeggiamo!

Utilizzo le parole del regista Muccino perchè non avrei saputo scrivere meglio, è esattamente quello che penso del bravissimo Luca Medici.

Ci porterei i miei figli a vedere i film di Checco Zalone?

Ovviamente no ma solo perchè non capirebbero che dietro quell’ironia mai spinta ai livelli dei cinepanettoni a cui siamo abituati, c’è una descrizione dettagliata del nostro Paese e del nostro modo di essere italiani.. chi non si è mai identificato in quel ragazzo di provincia che darebbe qualsiasi cosa per un posto fisso, senza più problemi, preoccupazioni… che timbra il cartellino e dopo le 8 ore di lavoro torna a casa e spegne il cervello?

Ve lo dice una condannata alla Partita Iva:)

 

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