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Ci vuole Karma e sangue freddo: giustizia verrà fatta, in un modo o nell’altro

“If Karma won’t bite you, I will”.

Questa frase -che letteralmente significa “se il Karma non ti colpirà (in realtà “bite” significa “mordere” ma io non me la sento di andare ad azzannare le persone) lo farò io”, penso rappresenti uno dei concetti più belli e sicuri del mondo.

Se il Karma non farà il sul corso, ci penserò io.

Se il Karma latiterà o non si accorgerà di quanto tu sia stronzo, ti colpirò personalmente con una mazza chiodata.

Insomma, la nostra parte primitiva fa i salti di gioia di fronte alla possibilità di farsi giustizia da soli. Nei limiti della legge, sia chiaro, ché non vorrei trovarmi le pattuglie sotto casa.

Ma -aggressività a parte- facciamo un passo indietro:

Cos’è il Karma e chi ci crede davvero?

Il Karma è quel principio che ci spinge a comportarci bene per evitare di meritarci tante giornate di “mai ‘na gioia“, perché si sa, in fondo siamo esseri semplici e ci piace credere che se saremo cattivi, il mondo sarà cattivo con noi. E al giorno d’oggi è meglio evitare, no?!

D’altro canto il Karma dice anche che se saremo corretti come il caffè di un alcolista alle 7 del mattino, allora il mondo ci ringrazierà e la nostra vita andrà bene.

Bello, eh? Un concetto semplice, lineare, che mette tutti d’accordo e che spinge le persone ad avere atteggiamenti esemplari nei confronti degli altri per fare in modo che gli altri non si comportino male con loro. In linea teorica, almeno.

Tuttavia, credo che non sempre le cose vadano così:

vi è mai capitato di conoscere una di quelle persone cattive dentro, a cui però -inspiegabilmente- va sempre tutto bene?

Sì, una di quelle simpatiche creature prive di senso morale e di empatia, che non hanno mai sentito parlare del fantastico concetto di “mai ‘na gioia” perché -effettivamente- per loro è tutto “‘na gioia continua”?

Ecco, caro Karma, e questi floop? Come ti spieghi così tante brave persone a cui va sempre tutto malissimo pure quando la prognosi sarebbe super positiva, e tutti questi maledetti, baciati da una fortuna tanto sfacciata quanto imbarazzante?

Insomma, caro Karma, ma ti droghi con le tue erbette indiane, o sei così di natura?!

Non fraintendiamo, io nel Karma ci credo. Non credo in quasi niente perché ho la testa quadrata, ma il Karma mi piace proprio: mi piace pensare che tutto abbia una conseguenza nel mondo e in fondo, anche se normalmente credo solo nell’evidenza scientifica, non ho ragioni per non sperare che possa esistere una sorta di giustizia divina. E poi forse, a volercela vedere, c’è pure un po’ di fisica in quest’idea: nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma.

Vi dice nulla? Ecco, secondo me la “legge della conservazione della materia” è la sorella secchiona del Karma.

Ad ogni modo credo che sia comunque utile imparare a farsi giustizia da soli, nel caso in cui il fratello hippie della “legge della conservazione” si svegliasse strafatto di erbette indiane.

Meglio prevenire che curare. Fuori le mazze chiodate e andiamo a prenderci le gioie che ci spettano.

Alla prossima settimana,

Deborah

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