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Buon compleanno Lucio Dalla! La scelta violata di non fare outing

 

Si fa un gran parlare sul fatto che Lucio dalla, non abbia mai fatto outing sulla sua omosessualità, oggetto della bagarre tra Marco Travaglio e Aldo Busi, i cui pensieri contrapposti, sicuramente inducono a far riflettere, ma lasciano il tempo che trovano.

Forse, il vero interrogativo dovrebbe riguardare il motivo per cui un personaggio pubblico, un artista, debba mettere tutto a nudo di sé?

O meglio, per quale motivo, sebbene la vita di un personaggio pubblico sia sempre sotto i riflettori, debba esserlo anche la sua vita intima, le sue preferenze sessuali e la sua sfera privata in toto?

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E’ pur vero che ormai, tra social, gps e diavolerie per rilevare la posizione, la privacy è diventata un concetto assolutamente astratto, una locuzione il cui significato intrinseco è totalmente sfumato, quasi evanescente.

E’ forse un peccato che la libertà artistica debba coincidere con la disinvoltura dell’esternazione o si può riconoscere ad un artista il diritto alla riservatezza?

E, quand’anche noi  avessimo saputo prima della sua dipartita, il suo orientamento sessuale, l’avremmo forse apprezzato di meno?! E questo, avrebbe inficiato la sua notevole capacità di esprimere attraverso la musica dei concetti meravigliosamente indimenticabili?!

Io credo che tutto questo sia figlio dei nostri tempi, di un consumismo sfrenato che la fa da padrone anche nei sentimenti… sminuiti, azzerati o forse repressi, in nome di ben altra apparenza!

E’frutto di un periodo storico in cui tutto deve passare al microscopio mediatico e dove tutto viene mercificato,  in nome di vendite e indici d’ascolto.

E’ lo specchio di una società che al posto della comunicazione verbale sintetizza tutto con un’emoticon.

Ed è in questo contesto temporale e sociale che ritengo che l’orientamento sessuale non debba essere emblematico per un’artista, tanto quanto per un comune mortale, né debba essere argomento di discussione,  nei talk, sui giornali o nei salotti letterari, perché significherebbe  svilire la persona , l’uomo Lucio Dalla che invece ha fatto apprezzare di sé tanto altro: la capacità di far musica, di comporre, di veicolare concetti e di rendere in musica delle vere e proprie poesie.

Ne’ ritengo assolutamente che Dalla dovesse far leva sulla sua artisticità per dare dignità ai gay o per accrescere la sua credibilità professionale.

Ritengo, invece, che da uomo sovresposto ai media abbia, giustamente, voluto conservare l’ultimo barlume di intimità e privacy che altrimenti sarebbe stata definitivamente violata.

Non è un compromesso o un volontario gesto di accondiscendenza ad una morale cattolica fin troppo pregnante nel nostro Paese, né ipocrisia o paura di ergersi a paladino della causa omosex.

Sicuramente , nel suo caso si può parlare solo di una grande dignità dei propri sentimenti.

Uno dei diritti inviolabili e non ancora tassati è quello di amare chi ci pare, cui segue il diritto di dichiarare o meno le proprie preferenze di lingua, di credo , di sesso e di religione e tale indefettibile assioma è insindacabile, né può e deve essere sottoposto a giudizi o pregiudizi di sorta.

Per cui questa “Inquisizione” ai danni di un artista di alto lignaggio come Lucio Dalla, il quale dovrebbe essere ricordato per quello che ha dato e creato negli anni in cui è stato in vita, per come ha rappresentato il nostro Paese, non per il mancato coming out che invece non avrebbe, a mio avviso, aggiunto o tolto nulla al suo immenso valore, getta solo fango sulla memoria di un artista, cantautore ma soprattutto italiano, che in quanto tale non merita una gogna post mortem sterile, poiché fondata su congetture ed ipotesi che ormai non potranno trovare alcun fondamento e lesiva della sua persona , perché non può difendersi.

Alessandra Inchingolo

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