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Capire cosa ci fa stare bene e cosa invece stare male è la chiave della gioia

Questo articolo lampeggia silente nella mia testa da settimane: da tempo volevo affrontare il tema di ciò che ci fa bene e ciò che ci fa male

ma c’è sempre stato altro ad avere la meglio e a volte, anche per scrivere di certi argomenti, ci vuole più tempo e soprattutto il momento propizio.

Poi è successo che per più giorni di seguito mi sono bevuta più di un caffè macchiato con un tipo di latte contenente un’impensabile percentuale di panna, finché il mio stomaco si è ribellato: quel tipo di latte non va bene per me, non mi fa bene.

E mi sono messa al pc.

Alcune cose ci fanno bene: cibo, bevande, cose che acquistiamo per necessità o gratificazione.

Ci danno sensazioni diverse, sollievo, provocano emozioni e stimoli, assecondano bisogni o placano in noi istinti.

E alcune cose ci fanno male: cibo, bevande, cose che acquistiamo per necessità o mortificazione. Innescano malesseri, provocano stati di pesantezza e insoddisfazione, alimentano allergie, danno via libera a intolleranze o dipendenze, generano sfoghi e malumori, in qualche caso possono arrivare a causare insonnia, stress e frustrazione.

A volte può persino succedere che le cose che ci fanno bene e quelle che ci fanno male coincidano senza che noi ce ne rendiamo conto, spesso sono le stesse e non le distinguiamo.

Se ci fanno bene, ne abusiamo, voraci.

Se ci fanno male, sono loro ad abusare di noi, complici.

E con le persone com’è?

Alcune persone non ci fanno bene: per esempio quelle che pretendono da noi costantemente attenzioni, supporto, presenza, avviando su di noi un bieco gioco di possesso col quale ci rendono cani alla catena, con la loro insicurezza prepotente puntano a distrarci dalla nostra vita, a distoglierci da noi stessi e da chi siamo fino a soffocarci, ci assorbono sogni e aspirazioni, ci tolgono spazio e ci privano del nostro tempo personale.

Alcune ci spingono gratuitamente sempre più alla deriva, sempre più sull’orlo del cornicione, camuffati, come solo loro sanno fare, sotto le vesti di falsi alleati: sono bravissimi a fingere di spronarci e contemporaneamente a dare per scontato i nostri tempi lenti di reazione. Sono lì che scalpitano silenziosi e insaziabili, in attesa che mettiamo un piede in fallo.

Poi ci sono quelli che non perdono occasione per ricordarci che dobbiamo stare al nostro posto, che è meglio essere mediocri e stare nella penombra, che è meglio strisciare e vagare nel grigio senza mai esporsi, senza mai prendere posizione, che è meglio tacere, non farsi coinvolgere, non scendere in campo, lasciare le iniziative ad altri e non rischiare mai.

Ecco, sinceramente di questi soggetti non ho mai capito quale sia il problema: se ci vogliono mediocri perché vogliono essere certi di non avere rivali o se davvero pensano che essere mediocri sia la carta vincente per essere felici. Bah.

Altre persone invece proiettano il proprio ego su di noi, ci vogliono a modo loro, ci vogliono burattini: su di noi vogliono avere quel controllo silenzioso e braccante che non riescono ad avere su loro stessi o che probabilmente altri hanno o hanno avuto su di loro.

Ci sono quelle che ci riempiono di parole spacciate per consigli e allo stesso tempo smantellano le nostre opinioni e ad ogni nostro tentativo di dialogo, non perdono occasione per nuovi discorsi a forma di sentenza senza possibilità di appello.

Sono quelle che hanno un costante bisogno di stare sotto i riflettori e che, in virtù di questa loro pienezza di sé, ci rendono trasparenti, perché ci vogliono inesistenti e ci annullano in mezzo agli altri seminando velenoso isolamento attorno a noi.

Ma le più pericolose sono le persone negative: i disfattisti, quelli che si lamentano sempre di tutto, che sputano nel piatto dove mangiano, che vedono solo nero e male ovunque, che gufano, che vedono solo problemi e sono contrari a ogni tentativo e sforzo di trovare soluzioni, che non muovono un passo perché niente va né andrà mai bene, che nulla potrà mai essere migliorato perché “tanto è inutile, tanto non servirà”.

Sono questi i peggiori, perché sono quelli che si sono già arresi senza averci nemmeno provato.

Tutto questo non ci fa bene: se glielo lasciamo fare, non siamo vittime, siamo complici.

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Quando ero al liceo mangiavo in modo disordinato e per nulla sano: pochissima frutta, niente verdura, niente carne, niente colazione, tanti carboidrati della peggior specie ma soprattutto tante schifezze. Ad un certo punto il mio peso ha cominciato ad aumentare rapidamente, in modo preoccupante e fuori controllo. Finché il mio corpo ha lanciato l’allarme: prima un violento sfogo sulla pelle che non guariva, poi un malore a scuola che sembrava avere tutta l’aria di un principio di shock anafilattico. Avevo raggiunto il limite per la mia salute, il mio corpo non era più disposto a sottostare a ciò che non mi faceva bene. Ho dovuto cambiare drasticamente le mie malsane abitudini alimentari, ho dovuto imparare a mangiare.

Ho dovuto imparare a scegliere ciò che mi faceva bene.

Smettendo di buttare giù schifezze a ogni ora e privandomi di ciò che mi aveva fatto male, mi sono accorta di stare meglio, di stare bene.

E crescendo, dopo aver fatto tesoro di alcune esperienze significative – tutto questo mi è servito anche con le persone. Perché in fondo è così.

Alcune persone ci fanno bene e accoglierle nella nostra vita è un dovere verso noi stessi perché sono un dono, una ricchezza inestimabile. Non importa di quante possiamo contarne sulle dita delle mani, perché di ciò che ci fa bene farà sempre e comunque la differenza, una differenza di qualità.

Tutti abbiamo bisogno di persone che ci trasmettano energia positiva nelle versioni più svariate che riusciamo a immaginare, perché giorno dopo giorno, attimo dopo attimo, nasceranno legami, amicizie, rapporti personali o di lavoro fatti di incontri dove impareremo il senso della condivisione anche quando ogni parola è venuta meno, e ci sentiremo spronati al meglio, anche quando tutto sembra andare storto e stiamo per arrenderci, e saremo più pronti ad affrontare i nostri sbagli per superarli e non per subirli, ma soprattutto riusciremo a distinguere ciò che ci tira a fondo da ciò che può salvarci.

Le persone che ci fanno bene sono le persone che hanno pensieri positivi e ce ne fanno dono continuamente, sono quelle che mentre ci parlano il loro sguardo va dritto nel nostro, non tergiversano, non trovano distratte scuse vacanti. Sono quelle che ci investono di sorrisi e di stimoli mantenendo rispetto per il nostro spazio vitale, perché credono in noi, nel nostro apparente piccolo potenziale. Sono quelle che non ci mentono, che non ci mettono al muro, che hanno rispetto del nostro lavoro e incoraggiano ogni nostro piccolo passo avanti. Sono quelle che ci osservano per proteggerci e ci vedono per chi siamo davvero anche quando tutto si fa buio all’improvviso. Sono quelle che non hanno paura di rischiare e non mettono in dubbio la nostra identità, sono quelle che rispettano il nostro tempo e scelgono di investire il loro per noi, su di noi, con noi.

E sono anche quelle che ci lasciano liberi di andare, per perderci e sbagliare, ma lasceranno sempre una luce accesa perché possiamo ritrovare la strada.

Sono le persone che ci fanno bene quelle con cui dovremmo stare, quelle da cercare e da trovare, quelle da tenere vicino.

Perché ciò che ci fa bene ci consuma e ci alimenta.

Di vita.

Questo articolo è dedicato a Rosa

Daniela Granata

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