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D’amore si muore, ma io no: recensione del primo romanzo di Guido Catalano

Come si innamorano i maschi? Io me lo sono chiesta spesso, forse nel – vano e disperato – tentativo di poter volgere a mio favore amori dagli esiti tragici, non-amori mai realizzati in cui avevo investito ore e ore di sogni ad occhi aperti, ultimi strascichi di amori unidirezionali che mi illudevo sempre di poter ribaltare con colpo di scena finale – non è mai successo, ça va sans dire.

È forse come imperituro omaggio a questi miei struggimenti sentimentali che ho apprezzato il primo romanzo di Guido Catalano, poeta torinese che ho avuto il piacere di vedere un po’ di volte in reading in giro per i locali sabaudi, le cui poesie, grazie anche al meccanismo di condivisione dei social network, hanno toccato negli ultimi anni un pubblico sempre più vasto e sempre più entusiasta.

Non è che questo romanzo racconti proprio come si innamorano tutti gli uomini, ma, insomma, è già una bella finestra aperta sul cuore di Giacomo, poeta brevilineo che, durante un viaggio aereo verso Roma, incontra Agata, aracnologa dagli occhi belli di un colore che non si sa.

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Giacomo si innamora di tutti i pezzi di Agata procedendo in ordine sparso con caparbia fascinazione, dalle chiappe alle sopracciglia, dalla bicicletta all’abilità friggitoria. Non trascura niente, dell’oggetto del suo amore, ma non solo: ci mostra attraverso i suoi occhi tutto il microcosmo in cui questo amore si dipana. La vita di quartiere, le pizze surgelate, i baci sulle panchine, il desiderio di costruire, l’amicizia, la poesia. C’è tanta poesia, in questa prosa, tanta ironia, tanti ritratti di un quotidiano in cui ritrovarsi e al tempo stesso smarrirsi per la complessità di dettagli che vi trovano posto.

La storia d’amore, di per sé, è semplice e complicata come tutte le storie d’amore: chi legge ci può ritrovare batticuore e gelosie, desideri di prole multipla e piccole incomprensioni. C’è molta sincerità, in questo raccontarsi di Giacomo, non mancano le affascinanti sconosciute nella penombra dei teatri né le incertezze che arrivano, inevitabilmente, quando ci si mette a nudo davanti a un’altra persona. Ci sono i ricordi delle storie passate, la famiglia, i riferimenti alla città – protagonista presente e sotterranea.

Un libro lieve da leggere se abbiamo voglia di ritrovare un po’ il piacere di lasciarci andare al sentimento, senza scadere in melensaggini grazie ad un buon registro ironico e a dialoghi un po’ surreali molto incisivi, un libro da regalare a un compagno o ad un amico con il quale ci si trova bene a parlare di affari di cuore, e anche un romanzo che fa venire voglia di rileggere qualcosa di poesia, non solo quella funambolica e attuale di Catalano stesso – come le raccolte Ti amo ma posso spiegarti e Piuttosto che morire m’ammazzo, entrambe edite da Miraggi – ma anche i classici di sempre. Prévert, Hikmet, Neruda, E.E. Cummings sono i primi che sono venuti in mente a me, se li avete sempre un po’ disdegnati è ora di provare a prenderli in mano, e magari anche il bellissimo Cento poesie d’amore a Ladyhawke di Michele Mari.

Effetto collaterale: una gran voglia di baci nei parchi della città. Ma potrebbe non essere tanto male, no?

XXX

Equilibrista B.

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