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Difficoltà di apprendimento e Kinesiologia: un gioco che pochi conoscono

Ecco! Il fatale e temuto momento è arrivato:

guardiamo nostro figlio mentre studia, mentre si impegna per imparare un argomento di geometria per poi non cavarne un ragno da un buco e la nostra mente ritorna ai nostri giorni di scuola, alle interminabili ore passate ad ascoltare parole che rendevano le nostre palpebre pesanti, ai pomeriggi trascorsi a cercare di far restare nella memoria un concetto astruso…. Possibile che la storia non cambi mai? Che non ci possa essere un rimedio? Che non si possa riuscire ad aiutarlo e a rendere meno frustante queste situazioni di difficoltà di apprendimento? Credo che il momento sia giunto, che ci possa essere una via d’uscita: la kinesiologia! O meglio un suo ramo di applicazione: la kinesiologia dell’apprendimento.

Ma cos’è e come funziona?

Questa disciplina olistica parte dallo studio del nostro cervello, nella convinzione che esso è portato sempre ad ottenere quello che ritiene essere il meglio per una persona, nel rispetto delle condizioni e dello stress in cui si trova in quel momento. E qui sta l’arcano: spesso sono alcune condizioni superabili che impediscono al nostro cervello di permettere il passaggio di informazioni dal nostro emisfero celebrale sinistro ( più “ logico “, attento ai dettagli, all’analisi, alle differenze, utilizzato per la lettura, la scrittura e l’ortografia, ma anche per la pianificazione e l’organizzazione ) a quello destro ( più “ intuitivo “ che ha una visione d’insieme, che ricerca il senso, le somiglianze, utilizzato per il disegno, le immagini, per le attività fisiche e manuali, orientato verso il presente  ) e viceversa. Con la conseguenza che gli sforzi effettuati non vengono ricompensati, che il ragazzo si sente demoralizzato e spesso si cade in un circolo vizioso.

kinesiologia dell apprendimento

Non è facile descrivere in poche righe come funziona questo metodo:

si parte dall’analisi del momento attraversato per mezzo di un test kinesiologico per proseguire con una valutazione delle diverse intelligenze base (ben 7!) e della capacità dell’individuo di posizionarsi nello spazio. Quindi si studia il suo profilo dominante. Ma tutto questo perché? Per porre in essere un riequilibrio mirato alla lettura, alla scrittura, alla coordinazione fine tra occhio e mano, nonché alla coordinazione motoria generale, ponendo un’attenzione particolare all’atteggiamento positivo, essenziale per la motivazione di ciascun individuo. Il fine ultimo è quello di aiutare la persona ad entrare in contatto con il proprio potenziale attraverso l’integrazione cognitiva volta ad un apprendimento facile e, possibilmente, senza sforzo eccessivo. Tutte le risorse per l’apprendimento sono già presenti in noi, bisogna solo riconoscerle e accedervi liberamente.

Ma praticamente, cosa succede?

Nelle lezioni, svolte in piccoli gruppi, vengono previsti diversi momenti, modulati in base alle esigenze dei ragazzi e alla loro età. Si passa da momenti ludici a frangenti in cui ci si scambia sensazioni ed emozioni, dalla ripetizione di particolari movimenti (volti alla fissazione dell’apprendimento) alla costruzione mirata di sequenze di movimento. Sì, perché in fondo il movimento è tutto: solo muovendosi si può imparare e giocando non solo si impara, ma si può migliorare!

Monica Brenna

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