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Diploma maturità: lettera a un maturando qualunque

Caro maturando,

non ti chiedo come stai perché lo so: sei stressato, angosciato, hai un’ansia incredibile per il diploma di maturità.

La maturità è alle porte e tu, davvero, non sai cosa aspettarti. Tutti ti dicono che alla fine dirai che ti aspettavi di peggio, ma a te viene voglia di piazzare una testata in mezzo al naso al tuo interlocutore. E hai ragione, perché forse, in fondo, lo sai che tra un paio di mesi dirai la stessa cosa anche tu, ma adesso vuoi solo sentirti libero di sprigionare le tue paure senza freni.

Ché hai ragione, devi vivertela, devi sperimentarla. Devi farti venire mal di pancia, devi aver voglia di piangere e poi devi farti venire la ridarella e sentirti sollevato quando capisci che le domande di Terza Prova sono più semplici di quanto immaginassi. Devi abbracciare il tuo compagno che è finalmente libero di godersi l’estate, devi insultare quello che ha preso il massimo e non ha passato niente e devi prenderti una sbronza colossale la sera stessa dell’ultimo orale.

Hai mille dubbi, dai più banali (come ci si veste agli orali? Ma ci arrivo, sì, agli orali?), a quelli più a lungo termine, a cui avrai tempo di pensare quando vedrai scritto il tuo benedetto voto di maturità e saprai che sì, serve a ben poco, ma che è comunque una gigantesca soddisfazione dopo il mazzo che ti sei fatto in questi anni. Io quando ho visto il mio OTTANTATRÉ mi sono sentita la versione femminile di Batman, ti dirò.

Ti torneranno alla mente tutti i pomeriggi passati sui libri a imprecare contro la tua (pessima) scelta di aver scelto quella maledetta scuola, le mattinate di ansia quando l’interrogazione era più che altro un piano kamikaze, la sveglia due ore prima del solito per ripassare per il compito in classe di quello stronzo frustrato che vuole sapere proprio tutto… Ti ricorderai di quella volta in cui la tua compagna non si è presentata all’interrogazione programmata e il professore ha chiamato proprio te, che non aprivi libro dal 15/18.

E ti verranno in mente anche i pianti isterici di quando ti ricordavi alle 2 di notte di non aver fatto i compiti di matematica, o di quando realizzavi che il giorno dopo ti avrebbe sicuramente chiamato di fisica, perché il voto mancava solo a te. Ti verrà in mente tutto, anche lo slancio cristiano che ti abbracciava, quando la professoressa scorreva sul registro cercando qualcuno da interrogare e tu pregavi, nonostante in dio ci credessi poco. Talmente poco che, con un sorriso, assocerai anche le bestemmie quando realizzavi che forse quell’estate avresti preso il debito. Che diciamocelo, al liceo, è come contrarre l’ebola.

Eppure, credimi, ti mancheranno queste cose. Ti mancherà anche questo, te lo giuro.

Soprattutto ti mancherà il clima caldo e chiuso della classe, l’amicizia con i compagni, il coprirsi a vicenda con il professore, il “non so niente” globale e il secchione che, invece, sapeva eccome.

Ti mancheranno le risate, le gite, il sapere tutto di tutti. L’essere parte di qualcosa.

Le corse alle macchinette, il caffè (terribile) alle 10 che “se no mi addormento, ‘sta qui è una solfa“, le fotocopie fatte di soppiatto e la puzza di sigaretta in bagno.

Il professore odioso che ce l’aveva con te, quello simpatico che poi ti metteva due, quello sessista, quello troppo politico, quello bravo davvero, che ti ha fatto piacere la chimica. E la chimica è brutta.

L’idiota che copiava sempre e prendeva più di te e l’invidia sana per la tua compagna studiosa che non sbagliava mai un compito e prendeva sempre almeno 8. Però se lo meritava. La bellezza di potersi godere tre mesi di vacanza.

Insomma, caro maturando, posso dirtela una cosa senza che ti arrabbi?

Goditela. Goditela davvero, questa maturità. Perché, te lo assicuro, se riesci a vivertela bene sarà un ricordo quasi piacevole. Saranno gli ultimi ricordi di una classe, di un gruppo unito e chiuso. Saranno le ore di ansia che ricorderai per sempre e ricorderai altrettanto bene il sollievo alla fine. Sarà una sfida, sì, tutti insieme ancora una volta.

Credimi, se vuoi, sarà un bel ricordo. Provare per credere.

Che sarà del domani? Ora non ci pensare, per quello c’è tempo. Ne parliamo un’altra volta, te lo prometto.

 

Deborah.

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