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Il diritto alla sofferenza di chi nasce “muro”

Una delle tante frasi che mi ripete spesso mia mamma è “c’è chi nasce muro e chi ci si appoggia”, che sta a significare che ci sono persone più forti di altre.

Inizialmente davo a questa frase un significato più egoistico e rendevo la sua connotazione più soggettiva: c’è chi è forte e chi se ne approfitta.

Eppure no, non penso che voglia dire questo: il muro è lì per reggere qualcosa o qualcuno e chi lo fa non è un approfittatore: ha solo bisogno di appoggiarsi.

Mi sono chiesta se la distinzione tra “muro” e “appoggiante” sia davvero così netta: c’è davvero qualche muro che non ha bisogno di fondamenta, di un altro muro? Credevo di sì, pensavo che il muro –proprio per la sua conformazione- fosse destinato a sopportare ogni peso.

Un giorno ho scoperto che non esiste un muro così solido da poter supportare una quantità di peso superiore alla sua capacità e alla sua resistenza (vogliano perdonarmi i lettori ingegneri se non uso la terminologia più corretta). Insomma, dicevo, ci sono muri di diverso tipo: muri che resistono ad urti fortissimi, muri che reggono pesi enormi, muri che resisterebbero a giganteschi terremoti… eppure ognuno di loro ha un punto debole e nessuno può sopportare tutto.

Proprio come i muri, anche le persone hanno il diritto di stare male e io che studio e lavoro con i cosiddetti “matti”, lo so bene.

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So che ognuno ha la sua soglia e che qualcuno è così fortunato da non sorpassarla mai; so anche che ci sono persone che nella lotteria della vita hanno ricevuto un carattere più vulnerabile, una manciata di troppo di sensibilità e una dose di stress non tollerabile. Ed ecco che queste persone magari sarebbero state degli ottimi muri, ma hanno avuto bisogno di un appoggio, di una parete solida contro cui accostare la schiena per riprendere fiato quando la fame d’aria faceva loro bruciare i polmoni, di un punto su cui scaricare la propria tensione quando i passi fatti si sono dimostrati troppi per delle gambe che non erano ancora pronte. Ho sentito spesso persone forti crollare con un tonfo, tonfo che ha spaesato chi su quei muri ci aveva appoggiato la schiena tante volte, ci aveva fatto affidamento; ho visto negli occhi degli stessi muri una lacrima di troppo per la delusione personale di non aver tollerato il peso e aver ceduto.

E’ a loro, a noi, che dedico queste parole: abbiate il coraggio di crollare, di stare male. Iniziate ad accettare di avere una soglia di vulnerabilità, una scorta limitata di energia e soprattutto concedetevi il lusso di appoggiarvi a vostra volta.

Essere un muro per qualcuno o per tante persone, scegliere addirittura, come me, di farlo per mestiere, non significa essere solo di cemento: significa anche dover affrontare le proprie crepe che, ad ogni peso, si allargano di un po’. Chi nasce muro può e deve anche accettare che, per la difficoltà del suo compito, potrà aver bisogno di aiuto, di una pausa, di respirare, oltre che di fondamenta forti.

Insomma, vi dico, considerate l’idea di affrontare le vostre crepe prima che diventino solchi; abbiate l’estremo coraggio che serve per dire di no, per dire “non ce la faccio, ho bisogno di appoggiarmi” e soprattutto concedetevi di poter crollare.

Anche i muri crollano, ma c’è sempre chi raccoglie i pezzi e li ricostruisce senza crepe.

Qui è dove vi racconto l’arte del vivere in equilibrio, alla prossima settimana,

Deborah

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