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Dobbiamo aver paura dei nostri figli?

Il recente caso del ferrarese ha  fatto riemergere una questione purtroppo irrisolta per alcuni genitori italiani, ma è giusto temere la rabbia e le reazioni negative da parte di chi amiamo?

Di certo non si vive nell’ansia, ma quando capitano i tristi avvenimenti riportati dalla cronaca di questi giorni, qualche domanda ce la poniamo e ci soffermiamo a guardare i nostri figli con un occhio diverso. Fin dalla loro tenera età pensiamo a come poter renderli “persone migliori”, figli obbedienti ed educati e tuttavia ci scontriamo con le nostre aspettative disattese e le loro mancanze che inevitabilmente ci deludono e ci fanno riflettere sul nostro metodo, arrivando finanche ad aver paura della loro reazione.

Certo non è cosa comune sentire queste notizie, ma i problemi familiari purtroppo abbondano e alcune volte sfociano in situazioni estremamente difficili da cui la famiglia non riesce a riemergere senza un aiuto esterno. On-line si trovano richieste d’aiuto d’ogni genere pubblicate da genitori che hanno a che fare con difficoltà legate al rifiuto, alla rabbia, alle dipendenze dei loro figli e, dopo aver cercato di risolvere la cosa in famiglia con ogni mezzo, cercano di tenerla insieme chiedendo aiuto al web.

Un figlio che ha problemi di comportamento, o di relazioni, è un figlio che soffre e che probabilmente non riesce ad esternare ciò che lo turba.

Sicuramente l’adolescenza è un periodo veramente difficile, sia per i nostri figli che per noi genitori, che di riflesso soffriamo delle loro difficoltà attraversate e delusioni, diventando la loro valvola di sfogo. Difficile, vero, ma forse è la cosa che ci deve rassicurare perché almeno mantengono il contatto con chi li ama e con chi si impegna a capirli e, silenziosamente, lascia loro nascosti, ma ben visibili, aiuti e consigli per affrontare una delle fasi più delicate della loro vita. Noi d’altronde ci siamo già passati e non possiamo aver dimenticato cosa abbiamo passato e cosa abbiamo fatto passare ai nostri genitori, quindi una soluzione rimane sempre quella dell’immedesimazione, ossia il classico se io fossi nei suoi panni.

Fin da quando sono piccoli possiamo osservare il loro comportamento reattivo alle situazioni proposte, poiché non comprendono ancora le conseguenze delle loro scelte e siamo noi i primi responsabili di tali reazioni. E’ la nostra indifferenza e la nostra assenza che determinano i primi problemi dell’infanzia; mancando di costanza, linee guida e disciplina li estraniano da un corretto rapporto con gli altri, con le cose e l’ambiente circostante.

Un’ esempio pratico: sabato mattina, io che scrivo questo post e mia figlia che arriva a dirmi “chiudi il computer, gioca con me” e la televisione che fa da sottofondo… In poche parole? Se io ora rimanessi qui a fare “le cose importanti” – come dice la mia piccola – le mancherei profondamente di rispetto e le insegnerei solo una cosa: la solitudine e la tristezza che essa comporta. Ha bisogno di me ed io non posso e non voglio deluderla…

Siamo noi la colpa? Ci meritiamo di soffrire a causa delle nostre azioni? Quanto siamo disposti ad investire nella reciproca protezione?

Molti psicologi, relativamente ai problemi dei figli, la prima cosa che dicono è “dovete rivedere il vostro comportamento” e “probabilmente in psicanalisi dovreste andarci voi” – della serie prenda il coltello e se lo rigiri nella piaga -, ma certo ormai è tardi e tra i nostri errori e quelli compiuti dai nostri figli, tornare indietro è realmente difficile. Dover ricostruire un rapporto o addirittura un comportamento risulta un’impresa ardua e sicuramente costa la sofferenza di tutti. Certo è che non si può vivere nella paura ed è essenziale rivolgersi ad aiuti obiettivi quanto prima! I sintomi di un disagio sono molteplici e spesso molto visibili (estrema introversione o estroversione, scontri fisici, scatti d’ira e sbalzi d’umore…) o per lo meno riconoscibili più o meno facilmente da un genitore attento. Ovviamente pensare che nostro figlio abbia un problema comporta uno sforzo emotivo significativo, ma è sempre meglio avere delle certezze (non dal web…) piuttosto che vivere nell’ansia di potenziali rischi per i propri figli o per sé stessi.

Non possiamo certo prevedere il futuro comportamentale dei nostri figli, ma possiamo mettere in campo tutta una serie di azioni che li tutelino e, al bisogno, intervenire con le risorse adeguate senza temere per questo il pregiudizio o vederla come una sconfitta personale, ma convinti che il nostro scopo di perseguire il bene dei nostri figli sarà premiato con una ritrovata serenità. Siamo in un paese che ha investito sulla salute delle famiglie ed arrivare tardi non farà altro che peggiorare delle situazioni già di per sé difficili. Non temiamo i nostri figli, impegniamoci con loro ed al bisogno profittiamo delle possibilità per poter crescere serenamente insieme. La famiglia è il primo nucleo dove coltivare la salute personale e siamo noi genitori ad aver la responsabilità di provvedere a tale benessere!

Silvano Campanale

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