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Donne, ruggite e dite la vostra!

Mia madre mi ha insegnato a dire quello che penso, a esprimere il mio pensiero o punto di vista di persona e di donna, con i modi giusti, con rispetto, tenendo conto della situazione e soprattutto di chi ho davanti.

Mi ha sempre detto che questo sarebbe stato importante per me, per affrontare ogni situazione della vita in modo indipendente e autonomo.

Per l’educazione che ho ricevuto e anche un po’ per carattere o indole naturale, mi è sempre stato facile agire in questo senso ma non mancano situazioni in cui dire quello che si pensa sia considerato un gesto non gradito, frutto di atteggiamento aggressivo o prevaricatore, un “andare fuori dalle righe”.

Ma le righe di chi?

Siamo abituati a dire cose che siano in sintonia con il mondo che ci circonda, specialmente con gli ambienti e le persone che frequentiamo, con cui spendiamo la maggior parte del nostro tempo. Tendiamo a uniformarci a ciò che ci sta intorno, apparentemente sciolti e sicuri di noi stessi nel fare quel piccolo movimento verso il basso con la testa, una strana forma di “allineamento armonico” col mondo, mentre la nostra testa invece alimenta con foga il pensiero “no way, non se ne parla proprio”.

Ed esattamente perché non se ne parla proprio, diciamo si, accettando.

Dimenticando completamente di esserci allineati controvoglia e senza nemmeno dire la nostra. Insomma, come dire che “accettiamo per essere accettati”. E tutto questo per cosa: per evitare una qualsiasi forma di attrito, contrasto o conflitto? Perché temiamo la reazione dell’altro? Perché abbiamo paura di essere derisi, criticati, non considerati e comunque giudicati?

I contrasti, gli attriti e in generale ogni forma di conflitto ci porta via tempo ma soprattutto energia, quella vitale, quella positiva, quella che non possiamo permetterci di disperdere inutilmente. Cosi, piuttosto che innescare accese discussioni e farci salire la pressione del sangue fino all’ebollizione, impariamo a tacere o comunque a lasciare correre.

E annuiamo. Mentre dentro vorremmo ruggire, urlare.

E non è finita. C’è di più. Imparare ad annuire in silenzio o quasi, non rende migliore l’entourage attorno a noi. Almeno non per noi. Perché le persone si abituano al nostro “allineamento armonico” e non considerano più l’eventuale possibilità che possiamo anche solo pensare di non essere d’accordo.
 
dite la vostra
 
Quindi, nel caso in cui decideste di non annuire più e di aprir bocca con un “io invece penso che…” mettete in conto tutte le possibili reazioni: stupore, meraviglia o anche qualcosa come “nessuno te lo ha chiesto”.

Ma la reazione più impattante che rischia di colpirvi è quella che avviene dentro di voi: non state semplicemente dicendo come la pensate, siete ben oltre, state prendendo il comando, il vostro.

E se chi sta davanti a voi reagisce male, meglio. E’ un segnale che state guadagnando terreno e non siete più li ad allineare il mondo degli altri.

 La libertà di pensiero è una ricchezza, un valore e soprattutto un diritto.

Quindi, donne, tenete gli occhi aperti, spalancate sorrisi e dite la vostra. Insomma, ruggite. E ricordate che la nostra posizione preferita è quella a testa alta.

Daniela

La redazione

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La redazione di Chizzocute è come una famiglia, grande e animata, composta da donne e uomini uniti da ideali di vita sostenibile, che pongono le relazioni umane al centro delle proprie scelte, consapevoli che tutti noi “siamo frutto della nostra famiglia”.

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