Spesso uno dei crucci principali che riguarda il mondo del lavoro, specie per noi donne, è la scelta del look giusto, il dress code, da adottare in ufficio.

Ovviamente non si tratta di un problema di genere, anche gli uomini si pongono la stessa domanda soprattutto se lavorano in contesti particolari: in una grande azienda il manager solitamente veste in giacca e cravatta, mentre negli studi professionali il look può essere più casual, ma oggi giorno con la deroga di alcune policy aziendali in tema di outfit in realtà si è generata molta confusione su quali siano le regole basic da seguire.

Il buonsenso dovrebbe fare sempre da padrone, ma per chi è particolarmente creativo nel vestire o ha uno stile molto aggressivo/fashionista presentarsi in ufficio seguendo i propri gusti può creare qualche problema.

Ed ecco che nasce il dilemma. Cosa metto? Ma, soprattutto, nego la mia personalità e mi ingabbio nel classico tailleur o resto fedele al mio stile?

Per noi donne, in particolare, diventa un vero e proprio dramma perché oltre alla questione ‘stile’ vanno considerati altri fattori:

  1. Mediamente (dico mediamente) la donna ha un guardaroba che è tre volte quello di un uomo; ne consegue che se dovesse modificarlo per allinearsi al dress code aziendale dovrebbe archiviare una quantità notevole di vestiti, soprattutto se il suo stile è molto lontano dal contesto in cui lavora;
  2. Le donne spesso sono soggette a mutazioni di stile dovute anche a gravidanze, chili presi per problemi di salute, ma anche diete. Ciò significa quasi sempre nell’angolo dell’armadio si ha una sorta di capsule per gli eventi ‘straordinari’ (che si spera sempre durino pochi mesi ma spesso vanno avanti per un paio di anni); integrare degli outfit specifici per il lavoro vorrebbe dire, nel migliore dei casi, comprare un altro armadio ;
  3. C’è poi la vita di tutti i giorni, quella fatta di figli, spesa, corse tra un appuntamento e l’altro e in questi casi cosa di meglio che vestire comodi? Jeans o tuta, scarpe basse e snickers. E quella volta che vado in montagna? E quella in cui vado a teatro?

Insomma, se dovessimo considerare tutte le situazioni che ci troviamo quotidianamente a vivere dovemmo avere un armadio infinito!

Ordina armadio-decluttering

Ma torniamo al lavoro, che bene o male, occupa almeno tre quarti della nostra giornata e, quindi, è di fatto l’ambito che più richiede la nostra attenzione.

“Come devo vestirmi adesso che lavoro in quell’azienda?” “Meglio la gonna o sono più professionali i pantaloni?” “Scarpe basse o posso concedermi un po’ di tacco?”

Naturalmente ogni lavoro ha un suo dress code: pensate ad esempio ad una segreteria che lavora in uno studio di avvocati. E’ difficile che possa pensare di andare a lavoro in tuta o con abiti troppo succinti, no?

La grande discriminante è innanzitutto tra ambiente formale e non.

Ci sono realtà dove la formalità è il must. Formalità che viene espressa addirittura con l’utilizzo di uniformi. In questo caso lo stile viene totalmente annullato perché nascosto.

Laddove non è richiesta la divisa, ma l’ambiente è decisamente formale si dovrà senz’altro conoscere le regole del dress code per essere consoni al proprio ruolo. Ci saranno quindi indicazioni precise sui capi da indossare: dalla camicia alla cravatta per l’uomo, dalla lunghezza della gonna all’utilizzo delle calze per la donna.

Penso ad esempio a chi lavora nella Pubblica Amministrazione. Qui il personale non indossa la divisa, ma rappresentando un’istituzione sarebbe opportuno vestisse in modo adeguato, a tutti i livelli. Non solo il politico, ma anche il funzionario, il dipendente, chi sta agli sportelli.

Quando l’ambiente non è formale, si può uscire dalla rigidità delle regole del dress code, ma è sempre bene rimanere nei canoni dell’eleganza.

Faccio un altro esempio. Oggi nelle banche non è più d’obbligo indossare il tailleur per le donne, le policy hanno derogato molto alla libertà di ciascuno di esprimere il proprio stile. Solo che ora siamo agli eccessi opposti. Voi affidereste i vostri soldi a una consulente che vi propone di investire nei fondi della banca che rappresenta indossando un abbigliamento poco professionale?

Qui non faccio discriminazione sulla persona ma esistono contesti lavorativi in cui l’abito fa la differenza sulla percezione di affidabilità. Qui in gioco non c’è solo l’immagine della consulente, ma della banca stessa.

Il segreto è adeguare il proprio stile all’ambiente. In questo modo vi sentirete a vostro agio sia verso voi stessi sia verso il mondo esterno. Immaginate di lavorare per una multinazionale, dove ricoprite un ruolo molto importante. E’ un ambiente abbastanza formale, dove non è d’obbligo il classico tailleur, ma sicuramente va interpretato un dress code adeguato.

dress code lavoro

E allora perché non scegliere dei tailleur con dei bottoni gioiello, con un pantalone palazzo al posto della pencil skirt, se la gonna vi mette a disagio, una giacca avvitata e carina e in un colore che non sia sempre e solo nero o blu. Ci sono bellissimi tailleur nei colori neutri del beige o del grigio, oppure spezzare la “divisa” con una camicetta o un top colorato, qualche accessorio più “frivolo” o semplicemente “personale” che può essere un foulard stampato, una spilla.

 

In questi casi il vero valore che potete dare ai vostri outfit è la conoscenza dei colori che più mettono in risalto il vostro incarnato e della tipologia di abiti che migliorano l’aspetto della vostra  figura.

Se anziché essere assunte in una multinazionale lavorate per un’agenzia pubblicitaria o in un ambiente creativo, è chiaro che il tailleur sarà l’ultima delle scelte. Qui potrete sbizzarrirvi ma senza esagerare però, perché ricordatevi che siete sempre in un luogo professionale.

come vestirsi al lavoro

Minidress, gonne troppo corte, tacchi eccessivi, paillettes e trasparenze sono quasi sempre fuoriluogo, così come accessori troppo vistosi, trucco esagerato, scollature inadatte e via dicendo.Dico ‘quasi’ perché se lavorate nel mondo della moda, in base al vostro ruolo, questa espressione di stile potrebbe invece essere apprezzata.

Anche per l’ambito professionale si può creare una capsule di capi che ben abbinati possono creare un ampio ventaglio di outfit. Non c’è bisogno di un guardaroba immenso. C’è bisogno piuttosto di un buon Consulente di Immagine che vi aiuti a individuare quali sono i capi must have e come mixarli. Sì, perché anche vestirti è un’arte che si può affinare da soli nel corso del tempo, ma che talvolta ha bisogno dell’intervento di un professionista non solo per la scelta degli abiti, ma anche per organizzare al meglio il proprio guardaroba.

Le 5 regole d’oro per essere sempre al top in ufficio?

  1. Allineare la propria personalità al dress code richiesto
  2. Conoscere il dress code dell’ambiente in cui siamo per non fare errori di stile
  3. Creare una capsule di abiti per l’ambiente professionale che non obblighino a dover cambiare tutto il guardaroba
  4. Dare un tocco personale con l’utilizzo degli accessori, senza strafare
  5. Essere sempre in ordine e curate (capelli, trucco, manicure)

Giovanna Vitacca