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Educare i figli: l’importanza di fornire degli strumenti utili per il loro sviluppo

Educare i figli: spesso, nella prima infanzia, il mestiere del genitore può risultare più arduo che piacevole: meglio aiutarsi fornendo un supporto idoneo al bambino!

Qualche giorno fa il criceto mi si è rimesso a correre e m’ha fatto riflettere un po’ a proposito di mia figlia: tirando le somme, a che punto siamo? Per la sua età sta crescendo bene? Ma io, più che altro, le sto fornendo adeguati strumenti di sviluppo? Sarà meglio supportare oppure spingere sull’acceleratore?

La domanda che forse più spesso assale un genitore è “Sto facendo la cosa giusta?”. Essere padre o madre significa correre sempre un po’ sul filo del rasoio – evviva! – ponendosi spesso dubbi su come si stiano crescendo i propri figli ed in particolare se tutti gli sforzi e i sacrifici fatti daranno buon frutto a lungo termine, se stiamo effettivamente investendo o stiamo semplicemente tenendo il nostro capitale sotto il materasso per paura di fare degli errori irreversibili. Ora, considerando che non siamo dei chiaroveggenti, non saremo mai certi che il nostro impegno sia indirizzato in maniera corretta, poiché quanto insegniamo si basa in gran parte su quanto abbiamo sperimentato ed appreso dai nostri genitori; tuttavia sta a noi saper cogliere quei particolari che i bambini ci offrono come spunto lungo tutto il loro percorso di crescita.

Oggi pomeriggio mia figlia ha iniziato ad elencare tutti gli animali che vedeva su un gioco senza alcuna difficoltà: è stata un’occasione offertami su un piatto d’argento! Lei ha dimostrato di aver acquisito delle nozioni che riesce anche ad elaborare riconoscendo, ad esempio, quegli stessi animali sotto altre rappresentazioni differenti, come disegni più astratti. E’ come quando noi adulti riusciamo a riconoscere un attore famoso dalla sua caricatura: sappiamo che quella rappresentazione non è assolutamente realistica, ma da alcuni dettagli siamo in grado di identificare precisamente la persona. Qui sta il nostro saper individuare quando i nostri figli hanno bisogno di strumenti di supporto alle loro capacità, in quanto ci dimostrano di avere maturato delle capacità e conoscenze tali da poter affrontare nozioni più complesse ed articolate come, ad esempio, un documentario faunistico (sempre per bambini ovviamente).

Altra cosa è lo svezzamento, ad esempio.

È uno di quei passaggi critici, come l’imparare a dormire nel proprio letto o lasciare il pannolino, che richiedono da parte nostra una spinta: qui non serve fornire qualcosa in più, in quanto hanno già la maggior parte delle capacità necessarie, ma piuttosto cercare di far comprendere che il cambiare l’abitudine sia la cosa migliore, togliendo anzi che fornendo, riuscendo anche a provocare un punto di rottura con se’ stessi che permetta di aprirsi al cambiamento – cosa che ovviamente risulterà ardua tanto per loro quanto per noi, desiderosi di legittimarli di cure ed attenzioni propri dell’affetto genitoriale. Noi adulti siamo esperti di diete: credo faccia parte del percorso di vita di chiunque aver sperimentato almeno una volta quella tremenda sofferenza del “non posso mangiarlo” prediligendo una prova costume o il vestito del matrimonio; proprio come i nostri figli, abbiamo la necessità di arrivare ad un punto di rottura con noi stessi e con le nostre idee per permetterci di compiere quella svolta utile per produrre il cambiamento.

Siamo bambini, solo più tracagnotti e con qualche cm in più in giro per il corpo e risulterà un po’ più semplice permettere una svolta nella vita dei nostri figli se prima capiremo come noi ci siamo mossi per avviare un inversione di marcia alle nostre abitudini o per aggiungere al nostro Io qualcosa in più che ci abbia reso persone migliori. Somme, sottrazioni, moltiplicazioni e divisioni… Chi glielo dice alla prof di matematica che aveva ragione?

 

 

 

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