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Enrico Ruggeri a Sanremo: Il viaggio incredibile e l’omaggio a David Bowie

Enrico Ruggeri ritorna al festival di Sanremo, con una canzone che sta riscuotendo consensi in chi l’ha ascoltata nell’atmosfera di prova.

Lo hanno definito un pezzo “vitaminico”. Ammetto che sono assolutamente di parte, ma credo che Enrico rappresenti davvero un modo di fare musica molto vicino alla gente. Con temi non banali. La canzone del festival è “il primo amore non si scorda mai”, dall’album “Un viaggio incredibile”.

Sembra retorica pura, ma è l’affondo del testo, l’associazione di idee che confutano il timore che siamo davanti all’ennesima semplice canzone d’amore. “Figli di sogni segreti perduti nel vento, innamorati di giorni d’amore magari nemmeno vissuti nella memoria, trasfigurati al sole siamo noi”.

Ma la tessera del mosaico ben si integra con le altre canzoni che Enrico ha scritto insieme a quella che porterà al Festival. Qui va aperta una parentesi. Gli album di Enrico sono una sorta di libro da sfogliare, molto spesso hanno una coerenza, un continuum, che non fa saltare nemmeno una canzone. Sembra scegliere un argomento, un momento storico, un’epoca e poi tratteggiarla con i colori dello stile che in quel momento gli è congeniale. Dallo stile Aznavour di Enrico VIII e Difesa Francese, suoi tra i primi album, al rock de “Il falco e il gabbiano”, fino ai suoni ricercati e il recupero di pezzi del passato. Un esperimento già riuscito con il suo penultimo album “pezzi di vita”, completato con quello di prossima uscita “un viaggio incredibile”.

Colpisce che nessun tema, mai sia stato trattato da Enrico se non con il giusto prisma. Capace di parlare di situazioni mondiali e tratteggiare le psicosi del mondo, come ne “L’americano medio”, o di descrivere l’Italia banderuola del dopoguerra in “Paisà”, oppure descrivere come in una poesia, il dramma della malattia mentale, che si ripercorre in tre canzoni di tre momenti, Polvere, la medesima canzone e la preghiera del matto. Enrico è anche impegnato nella scrittura di un altro libro giallo, dopo i tre già scritti, Che giorno sarà, Non si può morire la notte di Natale e La Brutta estate.
In questo ultimo album, si radunano degli inediti e delle canzoni del passato.  Uscirà il 12 febbraio prossimo.
Tra gli inediti ci sono temi trattati da angolazioni di tenerezza sorprendente. La visione del mondo vista con una indulgenza che si ferma ai piccoli paria e a chi la vita la arranca.

Enrico è sempre stato un cantore attento ai drammi e alle avventure di chi non è sotto i riflettori, anche stavolta ne emerge un quadro di “pietosa” attualità. Pietosa nel senso di Pietas, come lui stesso ammette: “stavolta ho guardato con un occhio più affettuoso e interessato, con meno invettiva nel descrivere i miei simili”, o nel definirne i tratti negativi, come di difenderli nei gesti esemplari. Ed ecco una canzone sul rugby, uno sport che piace ad Enrico per il suo senso del collettivo, senza star particolari, ma con una coesione rara, o la canzone sulla badante, lontana dal suo paese e che lo sogna, angoli di vita magari poco visitati, ma in cui si trova tanta polvere magica da narrare.

L’album comprende anche cover di David Bowie, da sempre riferimento musicale di Enrico, tanto da avere il poster in stanza da ragazzo. E si chiude con le canzoni degli anni tra fine ‘80 e ‘90.
Peter Pan che è inno alla fantasia, Marta che parla con Dio che tratteggia un amore paziente che aspetta, Ti Avrò, la canzone della verità, Prima del temporale, una ballad rock.

E molte altre che saranno uno stupirsi per chi non e conosceva e un rinnovare per chi già le aveva ascoltate, visto che le canzoni sono state rinfrescate e consegnate a nuovi suoni. E momentaneamente è tutto. Per chi il primo amore, anche musicale, non lo scorda mai, le serate di Sanremo saranno fare il tifo per un cantante col pizzetto e la voce inconfondibile, lo stesso che tanti anni fa, portava un vistoso paio di occhiali bianchi. Tra poco si parte. Rien ne va plus.

Ettore Zanca

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