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Equilibri di famiglia | Figli che stravolgono la vita: come arrendersi ai cambiamenti

image1_1Eccoci qua, finalmente a Caorle, in vacanza, immersi in una dimensione “famiglia” a me sconosciuta. Non solo abbiamo preso una casa per l’intero mese, ma abbiamo anche affittato sdraio con ombrellone, ai Bagni Panda, uno stabilimento “all inclusive”. Così ogni mattina, non solo mi trovo in spiaggia alle 8.00, ma mi diverto a fare l’animatore per la tribù di bimbi che si assiepano intorno a noi, armati di secchiello e paletta.

Insomma quando si decide di mettere radici, le mettiamo profonde. E le mettiamo bene.

Sicuramente, uno dei principali obiettivi che ci siamo posti in questa vacanza,  io e la mia compagna, è quello di provare a staccare la spina, recuperare un nostro equilibrio “a tre” e cercare di ricominciare a capire qualche cosa di questa nuova vita, ad un anno e qualche mese dall’arrivo della nostra micro Ninja. Quest’ultimo anno, ogni cosa ha cambiato posto, e non solo una volta. Così, io e la mia compagna ci ritroviamo con la sensazione che il senno si sia messo a giocare a nascondino con noi, o che abbia preso la via della luna, insieme ad Orlando. La nostra Ninja riscalda le giornate, dà loro un senso ed un verso, ma alla sera, quando la casa torna al silenzio, facciamo fatica a sentirci.

Insomma approfittiamo di questa vacanza per rimettere in sesto il nostro quotidiano, ridisegnare la lista delle priorità e dei tempi a disposizione, per tentare di abbandonare questa sensazione di “pazzia” che ci accompagna per mano, oramai da un tempo.

In questa casa “estiva”, ci siamo ritrovati un televisore, un “benefit” a cui non siamo abituati, dal momento che abbiamo deciso di non possederne una. Sarebbe molto facile scegliere di fare lo struzzo e usare la TV per risolvere tutti i problemi con questa scatola magica che assorbe la mente, ma sarebbe una soluzione?

Penso di no. Può aiutare a non pensare troppo a quelli che sembrano problemi insormontabili e alle loro eventuali soluzioni. Ma l’elenco è lungo:  reimpostare il tutto, valutare i pro e i contro, cercando di fare elenchi di ciò che c’è di positivo e negativo, capire in che forma reimpostare lavoro, vita, organizzazione di casa, organizzazione del tempo, capire come avere giornate di 48 ore per riuscire a fare tutto e vivere senza avere quella stessa, perenne sensazione di non riuscire a fare “tutto” il necessario. Ho provato anche a contattare il diavolo per vendergli la mia anima, ma non sembra esserne interessato: troppa inflazione dice.

Tutto questo “non sapere”, crea attriti, incomprensioni, e nervosismi. E sinceramente mi sono stancato di avere perenni discussioni con la mia compagna. E non mi sono stancato perché non la amo più. Mi sono stancato perché ho la sensazione che non portino a nulla, che siano solo il frutto della stanchezza di questo momento di vita, e, a volte, mi trovo a “sentire” che, se non fosse per la nostra piccola e fantastica Ninì, avremmo già da tempo abbandonato entrambi, per le nostre incomprensioni. Ma non sto dicendo che voglio abbandonare la battaglia, anche se la tentazione è stata grande.

Voglio trovare un altro modo di combattere, e, forse, il modo l’ho trovato. E’ arrendersi. Si, arrendersi ai cambiamenti, non mettersi di traverso, non tentare di capire a qualsiasi costo come “fare e disfare”, ma semplicemente tentare di fare del mio meglio. Non mi voglio mettere di traverso a questo vento che sta soffiando nella mia vita, anche perché non è un vento freddo, anzi!

Voglio essere come un bambù: piegarmi al vento, facendolo correre sulla mia pelle, senza spezzarmi, affrontando le cose una per volta, una per volta.

E so benissimo dove trovare la forza per farlo: basta fare due passi, e guardare una piccola Ninja che dorme a stella e pensare che domani saremo di nuovo complici nel convincere la mamma a mangiare la pizza a colazione e a merenda,  per l’ennesima volta prima di andare al mare. E’ sapere già che la mamma proverà ad opporsi a questa nostra decisione, pur sapendo che cederà in fretta.  Ma forse il gioco è tutto qui: è ritrovarci a mangiare la pizza tutti e tre, insieme, sapendo già che mamma ci dirà che non possiamo fare cosi tutti i giorni.

Ma domani è un altro giorno: vi mangiate una pizza con noi?

Massimo

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