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Essere bravi genitori: sii il padre o la madre che avresti voluto

Essere bravi genitori

In barca con i miei figli? Mai!

Chi lo ha detto che per andare in barca a vela bisogna avere esperienza e soprattutto chi ha detto che le famiglie non possano godere serenamente con i propri figli di un’esperienza così?

“No no, sei matto”.

La barca è pericolosa, costa, spruzza, puzza, bagna, scalda, sbanda, stramba. E’ grande, è piccola, i figli devono essere grandi ma ora sono piccoli. Eggià e il mal di mare?

La spesa, il phon, la doccia che disagio e il bagno? Il mare è troppo mare, il sole è troppo sole, la terra è troppo terra ed è lontana. Sono stanco, stanca, stufa, stufo, il cellulare non prende, dov’è, che fa, dove sei vieni qui, anzi no, mettiti là …stoooop!

Tutte pippe. Da adulti, ovviamente.

Fidatevi, è tutto molto più semplice e per i figli, è tutto molto più interessante, entusiasmante, utile, formativo e sicuro. Vi faccio un esempio.

Questa estate ero in Grecia, alle Cicladi in una flottiglia, quella cosa dove tante barche assieme percorrono la stessa rotta verso le stesse destinazioni. La flottiglia estiva era dedicata ad una età compresa tra i 25 e i 35 anni, quindi potenzialmente alcolica. Non una di quelle dedicata alla famiglie per capirci. Bene, tra questi, si coccolava al sole assieme a tutti noi una famiglia con una piccola di meno di 2 anni. Spettacolo!

No no, non erano fuori di testa, anzi. A mio avviso erano, sono, molto avanti, nel modo di vedere e vivere la famiglia. Ovviamente non immersi nei ritmi festaioli di molti degli equipaggi ma nemmeno mai così tanto lontani. Ok, è una famiglia abituata alla vita all’aria aperta, ai viaggi, alle esperienze, alla vita da vivere, assieme. Come tutti, o no?

Certo, non tutti la vedono allo stesso modo e questo non vuol dire non siano avanti tanto quanto o di più. In fin dei conti quel che conta è l’esperienza di vita che si fa e si vuole trasmettere ai propri figli. Ed è questa la vera differenza dell’essere un bravo genitore oppure no. Che tu sia in barca, in un viaggio qualsiasi o in un museo. Certo non chiuso in casa, davanti la TV o a un videogame per farli stare calmi.

Se un padre è sempre stanco, statico, incarognito con il mondo e se stesso, indubbiamente non sarà certo proattivo, positivo, partecipe e ben disposto nei confronti di suo figlio, vedendosi costretto ad accettare cose che magari lo possano mettere in difficoltà.

Se la mamma è maniacalmente apprensiva e vittima di se stessa, attaccata a dettagli inutili e banali, difficilmente saprà comprendere i suoi limiti invalicabili oltre i quali il rapporto genitore/figlio perde di valore. E non voglio certo banalizzare.

Voi direte: “…ma che ne sai tu che non hai figli?”

Mah sì, è vero. E non dico altro.

Dico solo che io non ho figli, è giusto, ma sono figlio. Così come ogni genitore lo è stato. Ve lo ricordate questo?

Così come lo sono stati i miei di genitori, che ai miei occhi ad un certo punto della mia vita non erano più i supereroi che pensavo fossero.

Esseri umani, così, come i loro figli, con i lori pregi e difetti, i loro dubbi e le loro paure. Tutti ridono, piangono e sognano allo stesso modo, genitori e figli.

Troppo spesso questo ce lo si dimentica per tenere (apparentemente) il controllo, quando invece quel che più conta (per un figlio) è la loro parte umana, la sensibilità, la capacità di sapersi raccontare, aprire, sapendo esternare i propri limiti senza problemi, riconoscendoli responsabilmente e soprattutto con grande serenità.

Questa è la vera capacità di essere genitori a parer mio. Nessuno nasce genitore e non esistono, se non per la Marvel, i supereroi. Che io sappia.

Non ho figli è vero ma da figlio, posso dire che alcuni di questi passaggi mancati li ho “subiti” ed hanno lasciato il segno, in quella vita che poi ho dovuto affrontare da solo.

Mi sono perso alcune tappe, ecco, bruciate dal conflitto interiore di un genitore, che è stato più forte dell’amore che provava per il proprio figlio.

Quindi: “cosa ne so io?”. Ne so, ne so.

 

Non dirmi quindi che svegliarsi di notte perché tuo figlio ha fatto un incubo o deve mangiare, cacare, pisciare, vomitare dopo un party, studiare per il compito di geografia o l’esame di maturità, andare ad una festa senza sapere come vestirsi, scegliere le parole o i modi per difendersi da un prepotente. Accompagnarlo a calcio, basket, inglese o religione dopo 9 ore di lavoro, recuperarlo al dopo scuola, a messa, all’oratorio, a casa di un amico, rincorrendolo giù in cortile o per la strada perché ha spaccato le corde della tua Gibson senza avvisare, ti renda un padre migliore, di me.

Io non c’ero quando tuo figlio ha vomitato la prima volta che si è preso una sbornia o quando ha detto “papà”. C’eri tu. Io non c’ero quando lo hai sentito piangere nella sua camera perché Claudia gli ha detto che non se ne parlava proprio. C’eri tu. E potrei continuare per ore ma solo per dire che io non c’ero come padre ma c’ero, come figlio.

Quindi se sono stato figlio ed ho saputo crescere in questa esperienza, posso magari sapere cosa vuol dire essere padre, pur non essendolo, perché so ciò che avrei voluto io, per me, da figlio.

Da qui a dire che sarei in grado di esserlo ovviamente è un altro mondo ma quanto meno, posso permettermi di avere la sensibilità per capirlo?

La sottile linea che separa me da un padre, è uno “stato di famiglia”, l’abbraccio rassicurante tornato a casa dopo una giornata di merda e una letterina inaspettata in cui leggere: “la mia casa, è dove c’è mamma e papà”!  Piango.

Quindi, se pensi che la famiglia sia un bel gioco di squadra, dinamico e stimolante. Che mamma e papà sono solo degli esseri umani come i loro figli, capaci di intendere, volere e sbagliare, come loro, gustandosi però liberamente e serenamente il viaggio che si fa attraverso la vita con loro e per loro, vuol dire che siete pronti per la barca a vela. Che il grado di inclinazione non farà la differenza, quanto più invece il grado di soddisfazione che farà di un’esperienza del genere, un vero momento di vita vissuta. Assieme!

Perché se sai cosa vuol dire il mare, saidisale.

A presto, buone feste.

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