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Ex, le storie dei calciatori che smettono

Dopo che I riflettori si spengono, dove vanno I calciatori che non giocano più, che storia portano con loro?

Matteo Cruccu, giornalista del Corriere della Sera (ideatore e curatore delle video rubriche “Doppio Ex” e “Man of the Match”), ha firmato un libro che racconta dieci storie di campioni e personaggi amatissimi, rimasti nella memoria collettiva del calcio italiano anni Ottanta e Novanta. È uscito il 17 marzo per Baldini & Castoldi, il suo primo libro, “Ex – Storie di uomini dopo il calcio”, che getta uno sguardo originale sul “dopo” di calciatori come Marco Ballotta, portiere di ghiaccio, ancora in campo a 50 anni insieme a compagni di squadra che potrebbero essere i suoi figli, Gianni Comandini, eroe solo per un derby e poi viaggiatore quasi hippy per vocazione. Pasquale Bruno, detto “O animale” per la sua rudezza in area, in realtà assai più colto di quel che appariva. O Moreno Torricelli, protagonista di una favola sportiva al quale la vita vera ha giocato un brutto scherzo. E altri come Francesco Flachi, l’ultimo “maledetto” del pallone. Sono solo alcuni dei protagonisti di “Ex – Storie di Uomini dopo il calcio”. 

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Abbiamo intervistato l’autore, per quattro chiacchiere su un libro che sembra essere molto gradito anche dai non calciofili.

Raccontaci esattamente come è nato “Ex” e a cosa deve la sua spina dorsale.

È nato dall’aver raccolto più di 50 storie di calciatori, o di persone legate al mondo del calcio. Avevo cominciato a fare una sorta di scheda tecnica, un amarcord sportivo, poi invece mi sono accorto che la gente preferiva di gran lunga il lato umano. Mano a mano ho quasi finito per privilegiare più quello, la parte nascosta. Da lì abbiamo cominciato a fare dei video in cui diventava un po’ una confessione privata del calciatore. Col tempo la linea narrativa si è ancora più affinata. Non più “ex”, nel senso di gente che aveva smesso col calcio, ma ex nel senso di persone che avevano chiuso col calcio definitivamente, quasi senza rimpianti, il libro è proprio questo, persone di calcio che abbandonano il mondo dorato per decisioni storiche e difficili o per motivi personali. Non fanno nemmeno mestieri collaterali, dirigenti, commentatori sportivi, allenatori. Nulla.

Il libro si articola su belle e intense storie. Si passa da Malesani a Comandini, che fanno scelte di libertà e quasi da hippy. Però ci sono anche storie molto forti e difficili. La scelta di troncare tutto ad esempio di Fuser e Torricelli.

Diego-Fuser

Siamo abituati a vedere il mondo del calcio come un mondo di semidei, un mondo di invulnerabili che scendono in un’arena. Non riusciamo ad immaginarceli nell’esperienza molto terrena ed enorme del lutto. Loro due affrontano in maniera molto simile dei dolori improvvisi. Diego Fuser è nel pieno della maturità agonistica e potrebbe giocare ancora a lungo, tuttavia la morte del figlio per una malattia congenita, lo costringe a un accartocciarsi, a chiudere col mondo, fino a che il suo amico di una vita Gianluigi Lentini, lo invita a giocare per divertimento tra i dilettanti. In più Fuser realizza un piccolo sogno di un circuito per auto telecomandate. Un modo giocoso e bambinesco, ma per nulla infantile di provare a tornare a vivere. Moreno Torricelli ha una storia simile. Realizza quasi un sogno unico, pochissimi arrivano dai dilettanti a vincere tutto con la Juventus. Si fa amare anche alla Fiorentina Una favola perfetta, interrotta quando si ritira dal calcio dalla morte della moglie. Improvvisa. Allora lui che aveva una carriera di allenatore avviata, smette con tutto e si prende cura dei figli. Chiudendo con qualsiasi cosa abbia a che fare col calcio. Tra parentesi la moglie di Torricelli non era una moglie qualunque, ma la donna della sua vita, che lo aveva seguito e amato da sempre.

Moreno-Torricelli-Juventus

Invece quali storie hai scelto per loro leggerezza e allegria intrinseca?

La leggerezza del dramma che sfocia in una scelta consapevole c’è in Fuser e Torricelli, si raggiunge l’assurdo di una scelta voluta che li ha sollevati. Ma anche Gianni Comandini e Osvaldo Bagnoli, nel loro modo sono felici. Uno a 29 anni decide che il mondo del pallone lo ha schifato e non ne vuole più sapere. L’altro altrettanto. Uno decide di mettersi a girare il mondo e l’altro invece si ritira. Bagnoli ha vinto uno scudetto con il Verona, ha fatto grandi cose col Genoa, tuttavia con l’Inter non è andata come voleva lui e allora si è ritirato dalla scena. Ma non ritirato per modo di dire. Fa proprio il pensionato, sta a casa, scende al bar, legge il giornale. Gianni Comandini si è reso conto improvvisamente che lui più che viaggiare per giocare le partite, giocava le partite per viaggiare. Allora ha capito che voleva girare il mondo e ha abbandonato tutto, andando a fare surf, facendo tutt’altro.

Ci sono anche storie che hai lasciato fuori con rammarico da questo libro? Che avresti voluto includere ma per esigenze di spazio non sono potute entrare?

Nicola Berti, mi è dispiaciuto, perchè è un bohemien, uno che vive di rendita e che ogni mattina si sveglia e decide cosa fare alla giornata. Ma anche Losi, ex della Roma e ultimo vero partigiano di un calcio d’altri tempi.

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Ultima domanda, per una persona che nel calcio italiano ha lasciato un bel ricordo. Cosa ne pensi di raccontare di Gigi Simoni? La sua storia personale, uno scudetto perso d’un soffio con l’Inter, la tragica morte in un incidente del figlio, mi sembrano degne addirittura di un libro a parte.

Quella di Simoni è una storia a parte. Che vale la pena raccontare. È stata la prima persona che ho intervistato, in assoluto per parlare di Ex in video, si è creata una strana combinazione. Io ero ancora impostato nel fare domande di calcio, lui è un uomo estremamente chiuso nella profonda dignità del dolore del figlio che non va mai via. Quel giorno che ci siamo visti, non ho avuto il coraggio di parlargli di altro. Ma avrei voluto. Il fatto è che vedevo un uomo segnato, da anni e da stanchezza, da una vita molto intensa. Istintivamente non ho approfondito. Ma è una storia in sospeso, ora che ho impostato le storie con lato umano, penso che forse lo cercherò, di lui, della sua vita, mi piacerebbe tanto raccontare.

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