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Famiglia allargata: impostare le regole, anche per i figli del partner

Esistono le regole nelle famiglie allargate, o meglio, ereditate come le chiamo io?

Certo che sì! E come ci si regola? Come in tutte le famiglie di classica estrazione.

I tutte le famiglie esistono delle regole che aiutano la convivenza, che plasmano il senso dello stare insieme, che raccontano ai figli quelli che sono i principi di vita dei genitori.

Perché noi genitori abbiamo la nostra morale che pensiamo sia la migliore del mondo e vorremmo che anche in nostri figli sposassero i nostri credo.

Forse è più facile impostare delle regole generali, ma forse non sempre, in una famiglia che nasce come tale fin dall’inizio, dove i figli sono naturali.

Nella mia famiglia allargata io e mio marito abbiamo deciso fin dall’inizio che quello che valeva per uno sarebbe stato valido anche per l’altro, anche perché poi comunque i ragazzi te lo fanno notare. Sono capaci di chiederti: “Perché lei può andare e io no? Perché lui lo può fare e a me hai detto di no?” E la risposta non può essere evasiva o non realistica perché poi la gelosia, il rancore, il sentirsi diverso è dietro l’angolo.

Nelle famiglie allargate non dovrebbero esistere figli di serie A o di serie B, nella mia per lo meno ho cercato di fare che non esistessero differenze.

E questo fin dalle piccole cose. Se, reduce da una vacanza, porto un regalo a un figlio faccio in modo di portarlo anche agli altri due. Indipendentemente che siano miei figli o meno. Forse mi è più facile fare un regalo alle ragazze, ma solo perché sono femmine e un braccialetto, una maglietta o un gloss si trovano facilmente a cifre contenute.

Una regola a cui ho sempre tenuto molto è quella di pranzare e cenare tutti insieme. Quando siamo andati a vivere nella stessa casa è stato un momento importante di condivisione sia di cose più importanti sia di momenti più giocosi. Un modo per iniziare a “saggiarsi” e conoscerci. Un modo per creare un legame e un senso di appartenenza.

Ora i ragazzi sono grandi per cui è più difficile vedersi sempre tutti insieme. Hanno i loro impegni o amici per cui ci si incrocia a tavola meno spesso. C’è stato un momento in cui fra vacanze di uno, amici di un altro, viaggio di Capodanno mio e di mio marito, non abbiamo mangiato molto insieme. La sera che invece ci siamo ritrovati tutti e cinque abbiamo notato con insospettato piacere che ci eravamo ricongiunti, i ragazzi ridevano! Io ho fatto la “seria” cercando di spiegare che ormai da grandi e con impegni di ognuno era facile che potesse capitare di nuovo avere dei momenti out.

Un’altra regola a cui ho voluto che i ragazzi facessero attenzione è tenere in ordine la loro camera e gestire le loro cose. Quando erano più piccoli non li lasciavo uscire di casa se non avevano fatto il letto e messo a posto i vestiti (succedeva del resto poi solo il week-end quando non veniva la persona che mi aiuta in casa). Lo ritengo un modo per imparare a avere senso di responsabilità e rispetto per le cose e anche rispetto nei miei confronti che, lavorando tutta le settimana, non potevo passare il week-end solo a mettere in ordine e lavorare in casa.

Una regola che abbiamo cercato di portare avanti io e mio marito è anche stato il rispetto l’uno dell’altro. In questo non ci sono state tante parole anche perché i figli, prima più piccoli e poi adolescenti, non hanno bisogno di tante parole, ma di fatti e di esempi. Io e mio marito abbiamo preso l’abitudine di parlare del tema per esempio a tavola prendendo spunto dai fatti successi nel mondo, oppure facendo vedere il comportamento fra di noi, che magari pur dopo un litigio facciamo tornare la tranquillità in casa, o comunque che i nostri litigi di coniugi non travalicano mai.

E’ chiaro che anche noi genitori dobbiamo portare rispetto nei loro confronti: i nostri figli non sono uguali fra loro né per indole né per carattere e stanno facendo scelte diverse di vita. Eppure anche questo è famiglia, allargata o classica che sia.

Daniela Pellegrini

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