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Famiglia allargata: relazioni per creare un clima di pace

famiglie allargateUno dei problemi più difficili da affrontare nelle famiglie allargate o, come piace dire a noi, con i figli ereditati, è la pace in casa.

Nella mia attuale famiglia siamo un po’ tutti “in eredità”: mia figlia naturale verso gli altri due ragazzi, il mio attuale marito verso mia figlia, io verso i due figli ereditati, e poi c’è sempre la mia prima figlia ereditata che apre ad altre relazioni…insomma un crocevia di eredità non facili da incastrare, soprattutto considerando il fatto che non siamo nati come famiglia, lo siamo diventati. Ciò ha voluto dire avere una maggiore attenzione nella gestione delle relazioni interne, un approccio più delicato, a passi felpati da gatto potrei definirlo.

Quando siamo andati a vivere tutti insieme ognuno di noi arrivava in famiglia con un passato diverso, a volte doloroso, e con abitudini diverse. Quindi io e mio marito abbiamo dovuto creare delle norme generali della nuova famiglia che si stava costituendo, norme che, se da una parte potessero essere lo specchio delle nostre convinzioni, dall’altra tenessero conto anche delle specificità di ognuno di noi e soprattutto di ognuno dei figli.

Due sono state le regole che ci hanno, e ci accompagnano tutt’ora, nella nostra famiglia: riferimento genitoriale e tolleranza.

Prima regola: io e mio marito siamo “a capo” della famiglia. Siamo noi che decidiamo cosa si fa e cosa non si fa e quindi prima di tutto abbiamo sempre cercato di essere complici fra noi due (almeno davanti ai ragazzi).  Anche quando è successo che non fossimo d’accordo su qualcosa inerente alla famiglia, non abbiamo mai discusso davanti ai figli, ma in separata sede, in modo da dare a loro una sola faccia della medaglia.

I ragazzi lo sanno e lo hanno capito: ce l’hanno anche detto a voce che “tanto lo sappiamo che voi vi parlate” intendendo con ciò che è inutile nascondere le cose all’uno o all’altro e che comunque fra noi genitori c’è sintonia.

Lo ritengo importante e devo ammettere che mio marito in questo è più bravo di me.  Le volte che abbiamo discusso fra di noi su temi di famiglia mi ha fatto notare che davanti ai ragazzi mi aveva comunque difeso pur non essendo per niente d’accordo con me.

Poi ognuno di noi ha le sue debolezze ed i ragazzi lo sanno: se devono uscire/andare/fare le ragazze, soprattutto quando erano più piccole, chiedono a me il permesso perché sanno che io sono più aperta e che quindi in genere dico di si, al contrario del padre che magari è capace di dire di no.

Seconda regola: la tolleranza. Per me è sempre stato importante cercare di dare in casa ai ragazzi uno spazio dove sia piacevole stare.

Ho letto mille definizioni della parola tolleranza e la “traduzione” generica suona come una sorta di limite, inferiore e superiore, di una particolare variabile.

Quindi mi sono detta, quale è la nostra specifica variabile? La pace che ognuno può trovare nella nostra famiglia, è la risposta. E quindi il rispetto che possiamo avere fra di noi, quello che l’uno deve provare verso le convinzioni dell’altro.

Per esempio il nostro citofono ha i cognomi di tutti. Se volete è un puro fatto esteriore ma è anche il segno della accettazione di tutti componenti della famiglia e del nostro fare famiglia: genitori con figli ereditati.
Non pensate certo alla mia famiglia ereditata come quella del mulino bianco: quella là esiste solo nella pubblicità. I nostri momenti di difficoltà ci sono stati, e ci saranno ancora credo, soprattutto considerando il fatto che i ragazzi stanno passando o hanno passato la fase dell’adolescenza (che per i genitori è veramente dura!). Gli scontri ed i litigi non sono mai facili per nessuno, ma almeno nella nostra famiglia non sono mai stati all’ordine del giorno e questo lo ritengo un fatto estremamente importante.

A presto, Daniela Pellegrini

La redazione

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La redazione di Chizzocute è come una famiglia, grande e animata, composta da donne e uomini uniti da ideali di vita sostenibile, che pongono le relazioni umane al centro delle proprie scelte, consapevoli che tutti noi “siamo frutto della nostra famiglia”.

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