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Tutto ha inizio con una donna che mette al mondo dei figli

In questi giorni ho letto di donne che si sentivano puntare il dito contro nel leggere che avevano una grande responsabilità nell’educazione dei figli maschi.


“E i padri dov’erano? Ma possibile che dobbiamo avere ogni colpa, al non saperci ribellare, al non trasmettere il rispetto, al non saperci vestire per non essere oggetto di molestie?”

Queste le domande più popolari che circolavano nei social.

Mettere al mondo dei figli è facile, diventare madri e padri è piuttosto difficile e impegnativo.

Non ci sono manuali né spiegazioni, non ci sono consigli né aiuti che possano farti diventare la buona madre per eccellenza e il bravo padre per antonomasia.
Quel che ci vuole è l’istinto, l’amore, l’impegno costante e continuo, una buona scorta di apertura mentale e di intelligenza emotiva.

Ho imparato a mie spese che prima di guardare al di fuori delle mie responsabilità di madre dovevo essere certa di aver fatto tutto quello che potevo e sapevo fare. Alle volte ho pensato che sì, avevo fatto tutto, altre che no, non ne ero stata in grado. Nonostante l’amore e i tentativi.
E’ lì che spereresti nella figura di un padre, che riempisse i tuoi vuoti e li colmasse aggiungendo il suo lavoro, fondamentale quanto il tuo per l’educazione di un figlio.
Molto spesso purtroppo questa compensazione non avviene, posso dirlo sulla mia pelle.

Molto spesso le madri fanno anche i padri con pessimi risultati, com’è normale che sia.

Eppure tutto ha inizio con una donna che mette al mondo dei figli.
Che siano femmine o maschi dovranno essere educati, cresciuti nell’amore e nell’armonia.
Possibilmente dovrebbero avere due genitori che si amano e che trasmettono, senza parlare, il loro amore, fatto di gesti di belle parole e di serenità familiare.
Ecco, la chiave di una buona educazione femminile e maschile sta in questo bel quadretto che purtroppo è sempre meno presente nelle famiglie a discapito della buona riuscita dei figli, in fatto di educazione emotiva.

Invece, il pericolo peggiore è spesso il nido familiare.

Il luogo in cui tutti dovremmo sentirci amati e protetti è invece luogo di piccoli grandi misfatti, omertà e silenzi. Quando va bene luogo di nevrosi, di annientamenti psicologici di violenze verbali.
Al primo cenno di violenza verbale, fisica, psicologica all’interno di un rapporto si dovrebbe avere la forza di andarsene.
Spezzando la catena.

Se il genere femminile non avesse la maledetta presunzione di voler cambiare il genere maschile e si stimasse di più, molte di queste stragi annunciate chiamate recentemente femminicidi, non ci sarebbero.
E alla fine anche la scarsa autostima che fa rimanere una donna in un luogo insalubre, a volte devastante per lei e per i suoi figli, insieme alla paura e alla vergogna, è una mancanza derivata da chissà quale retaggio familiare.
Una catena infinita di disagi che portano a violenza e dolore.
Fino a che non spezzeremo le catene da cui veniamo non saremo in grado di crescere individui dotati di amore, rispetto e serenità.

E, per rispondere alle domande di cui sopra, sì, è colpa nostra se non sappiamo ribellarci, possiamo scegliere sempre fino ad un minuto prima di soccombere.
No, non abbiamo tutte le colpe noi donne per come cresciamo i nostri figli, abbiamo le nostre mancanze da curare.
E, per ultimo, sì, possiamo vestirci come desideriamo e come ci piace perché se tutti, uomini e donne, spezzassimo le catene e i retaggi a cui siamo legati emotivamente e psicologicamente,  il rispetto e l’onore non sarebbero parole legate alla malavita ma sarebbero ciò che colorerebbe il mondo di pace.

Linda

Categorized: FAMIGLIA
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