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Fiaba di Natale | Il regalo di Agnellino

Perché il regalo più bello, non solo a Natale, è donare se stessi!

C’era una volta il Presepe (quello del primo Natale di Gesù) e dentro il Presepe, insieme ai pastori, alle tante pecorelle e agli altri personaggi, c’era un agnello con una zampa rotta.

Agnellino – era questo il suo nome – non era nato nel gregge del Presepe: uno dei pastori lo aveva trovato, tutto solo e impaurito, in fondo al dirupo, dove era caduto (ecco come si era rotto la zampa!) per sfuggire a una bestia feroce.

Entrato a far parte del Presepe, Agnellino cominciò a liberarsi dalla paura, a sentirsi meno solo. E non appena la tristezza esagerava nello stargli addosso, lui la sfidava. Come? Giocando ad inventarsi una favola, a partire dalla forma di un sasso, di un tronco d’albero, di un filo d’erba; oppure rimanendo incantato per ore, col muso all’insù, a cercar tra le nuvole quelle che gli ricordassero di più la sua mamma e il suo papà. Infatti, sebbene sulle zampe faticasse pure a camminare, con l’immaginazione – lo avrete capito – Agnellino  era capace di correre a briglia sciolta.

presepe-natale

La notte in cui un Angelo del Signore scese sul Presepe ad annunciare la nascita di Gesù, il cucciolo era per l’appunto immerso in uno dei suoi sogni, perciò ci mise un po’ di tempo a rispondere alla voce del pastore, che ordinava al gregge di mettersi subito in cammino verso la capanna di Betlemme.

Ma, quando fu sveglio del tutto, la luce dell’Angelo rimasta nell’aria gli accese dentro il cuore una gioia che non aveva mai provato. Si mise dunque in marcia, zoppicando e tuttavia impaziente di raggiungere la capanna.

D’un tratto, però, udì una delle pecore più vecchie parlare con le sue sorelle.

«Ho sentito che il pastore vuol regalare  parte della nostra lana alla madre del piccino appena nato» diceva la pecora. «Da una lana tanto preziosa la donna ricaverà certamente delle vesti calde e morbide».

«Io invece so per certo che il pastore lascerà in dono del buon formaggio ricavato dal mio latte» belò per tutta risposta una capretta barbuta.

I discorsi del gregge frenarono l’entusiasmo di Agnellino, che rallentò l’andatura, belando a sua volta:

«E io? Che cosa regalerò io al Bambino Gesù?»

Nessuno badò alle sue parole, anche perché il gregge era ormai prossimo al luogo indicato dall’Angelo e i pastori, emozionati, si preparavano già a rendere gloria al piccolo Gesù.

Giunti che furono tutti quanti davanti alla capanna, inondata dalla luce degli angeli e della stella cometa, i pastori si misero in fila e uno dopo l’altro entrarono, insieme a qualche pecorella. Agnellino s’intrufolò nella capanna, dietro al pastore che lo aveva salvato. Ormai rassegnato a non aver nulla da regalare a Gesù, zampettò a testa bassa e si avvicinò a Maria, che in quel momento cullava suo figlio tra le braccia.

Il piccino si stava addormentando, pertanto  Maria si chinò sulla culla per adagiarvelo.

Agnellino guardò la culla e sospirò: non era altro che una mangiatoia per animali con un po’ di paglia sul fondo. Guardò quindi il bimbo mezzo addormentato tra le braccia della sua mamma, tornò a guardare la culla e all’improvviso…

«Ora so quale regalo farti» belò rivolto al bambino, mentre saltava dentro la mangiatoia. «Sarò il tuo cuscino!»

Il pastore, imbarazzato, fece per cacciar via l’agnello, balbettando parole di scusa. Anche il buon Giuseppe – ma per un attimo solo! – aggrottò la fronte, dubbioso.

Maria, invece, che aveva compreso il gesto di Agnellino, fermò il pastore con un sorriso.

Quindi, posando Gesù nella culla, in modo che la testina poggiasse sopra il cucciolo, disse al pastore:

«Per il mio Gesù non potevi trovare cuscino migliore! Un cuscino simile gli suggerirà dei sogni bellissimi».

Così, nella capanna di quel primo Presepe non c’erano soltanto il bue e l’asinello, a riscaldare l’ambiente col tiepido fiato… c’era anche lui, c’era  Agnellino!

E se l’ agnellino di allora si fece cuscino per Gesù Bambino, chissà mai che una qualsiasi pecorella zoppa del nostro presepe (ce n’è sempre una che fa  più fatica delle  altre a restare in piedi)  non sia capace di risvegliare in  noi tutto l’incanto del Natale!

Rosalia Mariani

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