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Fiabe per bambini | AlFIABEto e la lettera K: Kevin e il Kookaburra

Oggi è il turno dei bambini e delle bambine il cui nome inizia con la lettera KQuesta storia dell’ AlFIABEto è dedicata proprio a loro!

Kevin e il Kookaburra

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Un ELEFANTINO per ELISA, un GATTO grande e grosso per GIULIA, un IPPOPOTAMO (a dire il vero, piuttosto irriverente) per IVAN… E Kevin? Quale animaletto sceglierà l’AlFIABEto per il piccolo Kevin?

«Il koala!» diranno molti di voi.

Ma a Kevin, che è nato da una mamma e un papà australiani, torna in mente la prima strofa di una canzoncina che la mamma gli ripete spesso:

Kookaburra sits in the old gum tree
Merry, merry king of the bush is he
Laugh, Kookaburra!
Laugh, Kookaburra!
Gay your life must be
.

Allora perché non far comparire il kookaburra, l’allegro uccellino australiano, il cui verso (provate ad ascoltarlo, se non ci credete!) somiglia a una risata?

Così Kevin esce sul balcone e chiama forte:

«Kookaburraaaa, ci sei? Vorrei vederti dal vivo una buona volta!»

E il kookaburra arriva in volo,  in picchiata.

«Eccomi! Ora mi vedi» dice. «Ma, qui in Italia fa un po’ freddo…» aggiunge, rabbrividendo. «Dobbiamo proprio rimanere all’aperto?»

Dopo averlo fatto entrare in casa, Kevin chiede all’uccelletto dalle ali blu se non voglia infilarsi un maglioncino.

«Macché maglioncino!» risponde il kookaburra. «Siamo o non siamo nella “storia” della lettera K

«Sì, perché il mio nome è Kevin. E quindi?»

«Quindi, per riscaldarmi, potresti tutt’al più farmi avvolgere in un kimono. Lo sai, vero, che cos’è un kimono?!»

Kevin guarda il simpatico animaletto e scuote la testa.

«Un kimono è un abito lungo giapponese» gli spiega l’animale.

«Dunque è un po’ come l’accappatoio della mamma. Ma, dimmi, kookaburra, hai fame?»

«Capirai, dopo il volo che mi sono fatto, ho una fame da lupi! E, sentiamo… Che cosa offre la casa?»

Stavolta Kevin non si lascia trarre in inganno e, pensando alla lettera K, propone:

«Ti piace il kebab? Poi ti posso dare anche un paio di kiwi maturi».

Il kookaburra ride, fregandosi le ali.

«Il kebab va benissimo, purché tu abbia del ketchup da spalmarci sopra!»

Kebab e ketchup in cucina ci sono per davvero, sicché il kookaburra ripulisce il piatto senza farsi pregare.

«Ora sì che sto bene!» esclama, massaggiandosi il pancino pieno. «Mi sento forte come…»

«Superman?» lo interrompe Kevin.

«Ma no, Superman non c’entra! Casomai come King Kong, non ti pare?! Adesso però potremmo giocare a… Dimmi, Kevin, non vorresti imparare qualche mossa di karate

«Oh, davvero me lo insegni? Posso già mettermi in posizione?»

L’allenamento va avanti per un po’, dopodiché l’uccellino australiano suggerisce di giocare al karaoke.

«Io faccio la musica» dice, «e tu canti! Magari quella canzoncina che ti ha insegnato la mamma e che parla proprio di me».

Così Kevin comincia a cantare la famosa canzone del kookaburra, mentre l’amico “suona”… prima col becco, infine con un kazoo (uno strano strumento musicale a membrana) che, chissà come, ha tirato fuori all’improvviso da sotto l’ala.

Non appena Kevin canta la strofa:

Kookaburra sits in the old gum tree
Counting all the monkeys he can see
Stop, Kookaburra!
Stop, Kookaburra!
That’s not a monkey that’s me…

il kookaburra smette di suonare.

«Sei stanco?» gli domanda premuroso il bambino.

«No. Il fatto è che, a sentirti ripetere la canzoncina che le mamme australiane cantano ai loro bimbi,  mi è venuta nostalgia della mia terra».

Kevin ci pensa su, poi sorridendo dice:

«Allora va, kookaburra…Che aspetti? Vola nella tua terra a contare le scimmiette!»

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Qui trovi tutte le mie favole scritte per i lettori di Chizzocute.

Rosalia Mariani

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