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Fiabe per bambini | AlFIABEto e la lettera L: Ludovica e il Leprecauno

Questa fiaba è dedicata soprattutto ai bambini e alle bambine il cui nome inizia con la lettera L (e anche agli altri, che sono la luce degli occhi di mamma e papà!).

La fiaba odierna dell’AlFIABEto dei bimbi introduce un favoloso personaggio del folclore irlandese. Si tratta del Leprecauno, il folletto ciabattino che sta a guardia di un pentolone traboccante di monete d’oro.

Ludovica e il Leprecauno

Nonno Leopoldo e nonna Lucia abitano fuori città, in una casa ai confini di un bosco. La piccola Ludovica trascorre molti fine settimana in questa casa un po’ magica e si diverte un sacco, anche perché i nonni la lasciano libera di curiosare ovunque.

A Ludovica piace stare soprattutto – lo farebbe per ore! – nello studio del nonno, occupato da una scrivania enorme con le gambe a zampa di leone e da una libreria alta fino al soffitto.

Sopra la scrivania, accanto alla collezione di pipe del nonno, a un calamaio antico, a un fermacarte di vetro che racchiude un minuscolo paesaggio lunare, Ludovica oggi  trova una novità: è una lanterna (contiene una candela che, a quanto sembra, non è mai stata accesa), sulle cui pareti sono incisi un liocorno e un buffo omino.

“E questa lanterna da dove sbuca?” si domanda Ludovica, curiosa. “Ieri non c’era”.

Poi non resiste, si affetta a prendere un accendino dal cassetto della scrivania e, facendo attenzione che nessuno la veda, apre lo sportellino della lanterna e dà fuoco allo stoppino della candela. Immediatamente la luce della candela proietta sulla parete l’immagine del liocorno e dell’omino. E fin qui nulla di strano, sennonché un  attimo dopo, e dopo che le zampe della scrivania eccitate hanno raspato il pavimento…

«Ehi, ma tu chi sei?» strilla Ludovica, rivolta al buffo omino della lanterna, comparso in carne e ossa nella stanza, in sella ad un liocorno.

«Ma come? Leopoldo non ti ha mai parlato di me?» risponde l’omino, scendendo dalla sua cavalcatura, che, così com’è comparsa, altrettanto magicamente scompare. «Eppure sono un folletto piuttosto famoso!».

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Ludovica ripassa mentalmente le “lezioni” di nonno Leopoldo sui folletti. Si ricorda di due folletti italiani – il Linchetto toscano, col naso rosso perché è sempre ubriaco e il Lauro pugliese, abituato a trasformarsi in gallo – nonché del folletto svedese, che adopera il suo lunghissimo naso per mescolare la zuppa d’avena, ma di questo qui… D’un tratto, però, osservando meglio l’abbigliamento del folletto, che è tutto vestito di verde, con tanto di cappello a cilindro, giacca a falde, calzoni alla zuava, calze  a righe e scarpe con la fibbia, Ludovica si illumina ed esclama:

«Adesso mi ricordo! Tu sei il Leprecauno, il folletto irlandese, guardiano del tesoro che si trova ai piedi dell’arcobaleno».

«Proprio così! Sono il Leprecauno e faccio la guardia al MIO tesoro, che non ho intenzione di condividere con nessuno… Nemmeno con una bimba simpatica come te» conferma il folletto, grattandosi sospettoso la barba rossiccia. «E, sentiamo, che altro ti ha raccontato il nonno su di me?»

«Mmm, mi ha raccontato… Ecco, ci sono! Mi hai raccontato che aggiusti le scarpe delle fate, per esempio, e che ti piace fumare la pipa, e che, per non farti scappare, bisogna tenerti gli occhi fissi addosso senza distrarsi un attimo».

«Tranquilla, bambina! Oggi non ho nessuna intenzione di scappare. Anzi, sono comparso molto volentieri dopo che hai acceso la lanterna. Riguardo al fatto che io sia un folletto ciabattino, tuo nonno ha perfettamente ragione. A proposito, non hai delle scarpe da riparare?»

Ludovica si guarda attorno. Il giorno prima ha lasciato sotto la poltrona un paio di scarpe col tacco alto della nonna.

«C’erano qui delle scarpe che, quando ieri le ho  infilate, avevano il tacco un po’ traballante. Ora non le vedo più: le avrà prese la nonna» dice.

«Troveremo senz’altro un altro modo per passare il tempo» dichiara il Leprecauno. «Per esempio, potrei raccontarti qualcuna delle mie avventure. O come mi sono preso gioco di tutti  gli sciocchi, che hanno cercato di impossessarsi del MIO tesoro».

«Oh sì, che bello!» approva entusiasta Ludovica. «Il nonno me lo ha detto che, come racconti le storie tu, non le racconta nessuno».

Il folletto annuisce. Quindi balza sulla scrivania e afferra la pipa più piccola della collezione di nonno Leopoldo, dicendo:

«Prima di cominciare a raccontare, vorrei farmi una fumatina. E dal momento che la mia pipa l’ho lasciata a casa, in Irlanda…»

Con un semplice schiocco delle dita il Leprecauno accende la pipa. Si siede quindi sul bordo della scrivania con la pipa tra i denti. Ed ecco che dalla pipa si alza nell’aria una nuvola di fumo lilla. La nuvola assume ben presto il contorno di tante figure, sicuramente i personaggi di una fiaba incantata.

Ludovica applaude. Poi si accomoda sulla poltrona, pronta ad ascoltare: la storia che il Leprecauno sta per raccontarle è sicuramente  il tesoro più prezioso che un folletto possa condividere con un bambino! 

Rosalia Mariani

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