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Figli che insegnano ai genitori: bambini adottivi maestri di vita

Mio figlio maestro di vitaL’ansia che spesso provano i genitori è quella di dover rendere educati e ben integrati nella società i figli quando, in realtà, i bambini piccoli sono quanto di più puro esista e di più vicino alla Divinità, e da loro dovremmo imparare.

Non è un caso che Gesù abbia detto: “Se non diventerete come bambini non entrerete nel regno dei cieli!”

I bambini adottivi hanno avuto esperienze dure e probabilmente sono Maestri ancora più saggi. Voler dimostrare di essere dei bravi genitori esibendo un bambino perfetto e bravo sia a scuola che nelle discipline sportive ci porta completamente fuori strada.

E’ solo lasciandolo vivere la propria Essenza e rispettandolo che potrà essere felice e ben integrato, non certo annullandosi e nascondendosi per diventare qualcosa di completamente diverso. La nostra sfida più grande è essere dei genitori migliori di quelli che abbiamo avuto, diventando consapevoli delle ferite che ci sono state trasmesse e guarendole.

Quando abbiamo l’umiltà di imparare dai nostri figli possono accadere dei miracoli! La decisione, presa in Bolivia, di rispettare Andrea e la sua Essenza, è stata fonte di straordinari cambiamenti, nella mia vita.

La sua vivacità tipicamente sudamericana ed il suo “argento vivo addosso”, il sorriso che era sempre in grado di sfoderare con chiunque, l’allegria, la gioia di vivere, la capacità di entrare in relazione con tutti, sono stati insegnamenti preziosissimi per me.

Le maestre, che mi mandavano a chiamare perché gli avevano requisito automobiline o camioncini in classe, pur dicendomi che facevano fatica a contenere la sua esuberanza, avevano gli occhi luccicanti ed il sorriso di donne innamorate. Le loro valutazioni erano pesanti, ma addolcite dal racconto della sua simpatia, che faceva esplodere l’intera classe in risate di gioia che ci voleva del tempo a far rientrare. Pur sgridandolo e cercando di fargli capire l’importanza della scuola, noi genitori non lo abbiamo mai costretto a mostrarsi diverso da ciò che era.

A giugno lo iscrivevo immediatamente in qualche Centro Estivo, perché potesse continuare a sfogare la sua incontenibile energia giocando con gli altri, facendo gite ed andando in piscina. Alla fine della quinta elementare la scuola comunale prescelta aveva, al proprio interno, un grande giardino ed un campo da calcio. Per Andrea il calcio era la passione della vita, aveva iniziato ad inseguire la palla appena aveva potuto muoversi; nei suoi temi scriveva che, da grande, voleva fare il calciatore, e frequentava la Scuola Calcio da quando aveva sei anni.

E’ sempre stato un bambino autonomo, che ha imparato a cavarsela da solo in ogni occasione, anche perché lo abbiamo incoraggiato in questo. Volevamo che diventasse un adulto che avesse già avuto esperienza di come fosse la vita, senza protezioni.

A settembre, dopo le ultime due settimane di Centro Estivo, mi ha raccontato la sua estate:

“Sai, mamma, con noi c’erano i ragazzi delle medie, che non volevano assolutamente farmi giocare a calcio con loro. Mi hanno insultato e detto le solite parole sul colore della mia pelle, ed anche picchiato, per farmi andare via, mentre continuavano a giocare.”

“Non me ne sono andato, sono rimasto lì. Ogni volta che il pallone usciva dal campo io correvo a perdifiato per prenderlo e lo ributtavo dentro. Sono andato avanti così per giorni e giorni, mentre loro assistevano ai miei tiri lunghi, fino a quando qualcuno non ha detto: ‘Mi sa che questo gioca bene, lo voglio nella nostra squadra!’. Da allora non ho più smesso di giocare a calcio con loro!”

E poi la frase finale, quella che mi ha dato la misura del Maestro che avevo davanti; lui, che riusciva ad essere ciò che io non sapevo essere:

“Sai, mamma, proprio quelli che mi avevano picchiato ed insultato a giugno sono oggi diventati i miei migliori amici!”

La bimba timida e chiusa che ero stata si sarebbe scavata la fossa, in una situazione del genere; la donna che ero allora faceva ancora fatica a superare il giudizio negativo degli altri; Andrea, invece, era pieno di amici che lo amavano.

Ringrazio il Cielo per la nostra scelta di lasciarlo fare e di non intervenire se non quando ci veniva richiesto. E’ cresciuto imparando dai propri errori e dall’esperienza.

Valeria Pisano

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