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Figli e “dolcetto o scherzetto?”: a voi è mai successo?

halloweenLa nostra prima figlia nascerà tra poco più di un mese e forse anche lei tra qualche anno vorrà festeggiare Halloween come faranno i suoi compagni e magari ci chiederà pure di andare per le case dei vicini a fare il classico “dolcetto o scherzetto?”… E noi? – mi chiedo – come reagiremo?

La mia posizione sulla festa di Halloween é sempre stata piuttosto critica: con tutte le belle feste che abbiamo nella nostra tradizione italiana mi chiedo che bisogno ci sia di festeggiare anche Halloween, una festa d’oltreoceano che certo ha radici transculturali ma è stata “importata” da noi per finalità più che altro commerciali, come tante altre.

Mi rendo conto che soprattutto per bambini e ragazzi sia una festa molto divertente: ci si traveste da streghe, zombie, mostri, si va in giro per le case dei vicini, si raccolgono caramelle e cioccolatini (a quale bambino non piacciono?), si raccontano “storie di paura” e ci si affaccia per una sera sul mondo del macabro.

Halloween, festività anglosassone di origine celtica, si festeggia la notte del 31 ottobre. Come tante altre ricorrenze racconta di una serie di sovrapposizioni tra la cultura pagana, cristiana e, infine, le derive più moderne e commerciali. Così ha finito per coincidere con il nostro Ognissanti, il 1° novembre, che precede il ricordo, certo macabro ma più sacro, dei nostri morti, il giorno successivo.

Questa sovrapposizione, però, è solo una sovrapposizione di date e vagamente tematica: nella nostra storia abbiamo sempre preso tradizioni, feste e riti da popoli diversi da noi (è il bello della commistione culturale!) ma poi siamo stati capaci di trasformarle e farle nostre per poterle comprendere meglio e per sentirle più vicine alla nostra cultura e alle nostre abitudini. 

Con la festa di Halloween questo passaggio di tradizione da una cultura all’altra non é stato mediato da secoli di racconti orali e scambi culturali ma dalla televisione, da internet e da proposte commerciali nei negozi e nei locali, che ci hanno portato in casa e sbattuto in faccia quanto fosse divertente questa festa e quanto non se ne potesse fare a meno: feste in maschera, racconti dell’orrore, mandrie di bambini che si aggirano travestiti di notte, scherzi di pessimo gusto e tante altre pratiche a noi del tutto estranee.

Tuttavia, vedendo in televisione le persone dall’altra parte dell’oceano che si divertono come matti anche noi improvvisamente ne sentiamo la voglia e subito dopo il bisogno. Come quando guardiamo programmi di cucina tipo “il boss delle torte” che preparano dolci molto belli, molto appariscenti ma molto lontani da quelli che sono i dolci nella nostra cultura pasticcera.

Il risultato dell’enorme diffusione di queste mode culinarie è che ormai ai banchetti di nozze, alle cresime e ai battesimi è sempre più comune trovare torte molto belle, molto decorate ma fatte tutte allo stesso modo, tutte con lo stesso sapore, dove l’originalità è data dalla forma e non dal contenuto, come quelle del programma televisivo che arriva direttamente d’oltreoceano.


Da
tecnologo alimentare che promuove interventi di educazione alimentare attraverso il mio blog personale ‘mangiameglio‘, tutti questo dolcetti un po’ mi preoccupano. Ne approfitto per ricordare a tutti i miei lettori come dovrebbero mangiare i bambini con l’aiuto della piramide alimentare transculturale della Società Italiana di Pediatria. Sembra fatta apposta per questo articolo in quanto al vertice della piramide non troviamo la classica fetta di torta ma l’emblematica ciambella glassata tipica della cultura americana.

piramide alimentare

Non voglio fare il bacchettone rispetto alle occasioni di divertimento: potrei dire, da operatore di laboratori e interventi di educazione alimentare, che tutti questi dolcetti, soprattutto se decoratissimi e glassati, certo bene non fanno, oltre a non far parte della nostra tradizione pasticcera. Ma in fondo anche la nostra Befana porta i dolci nelle calze. Altrettanto, non arrivo agli estremismi di certi parroci che sono per la condanna totale per paura dell’esoterismo e delle pratiche demoniache.

Ho vissuto negli Stati Uniti e ho alcuni parenti (tra cui due cugini adolescenti) italo-americani e rispetto la loro come le altre culture, mai mi permetterei di consigliare loro di non festeggiare Halloween; fa parte della loro cultura come il panettone a Natale o la colomba a Pasqua fanno parte della mia.

Tuttavia spero di insegnare a mia figlia a non aderire a certe convenzioni per moda, o perché lo fanno tutti o perché lo dicono il negozio o il locale sotto casa o la pubblicità. Spero di trasmetterle la cultura che mi appartiene insegnandole il rispetto per le altre tradizioni ma anche un po’ di sano spirito critico!

Un po’ meno dolcetti, un po’ più sani, e ben vengano le feste in maschera! Non solo ad Halloween e non solo macabre!

Buon Ognissanti a tutti, quest’anno purtroppo senza ponte… ma ci consoleremo l’anno prossimo!

Marco

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