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Figli e genitori | “Fare sacrifici per i figli”: che brutta frase!

sacrificiA chi non è mai capitato di sentire la frase “fare sacrifici per i figli“? Ora, scusatemi… Ma perché fare un figlio se poi ciò che facciamo lo vediamo come un sacrificio? Io la trovo una frase proprio sgradevole!

Non voglio fare la moralista o la perfettina del cavolo, però davvero, come si può vivere la genitorialità, in tutti i suoi aspetti che siano anche i più duri e difficili, come un sacrificio? Partiamo dal presupposto che ‘sti benedetti figli non hanno chiesto loro di venire al mondo, e già avere questo aspetto ben chiaro in testa dovrebbe farci avere un quadro meno distorto della situazione. Io penso che qualsiasi cosa si faccia per i figli sia mossa dal desiderio di fare e dare il meglio, dall’amore che si nutre per forza di cose verso quella vita della quale siamo responsabili, da quell’istinto materno, o paterno, che è determinato già dalla biologia, come raccontava il mio articolo sull’istinto materno. Quindi, se pensiamo che fare le nottate a cullare un bebé, o rinunciare al parrucchiere per comprare la gonnellina nuova alla bambina, o lavorare per contribuire alle spese familiari fattesi più consistenti dall’aumentare della famiglia, siano sacrifici, probabilmente c’è qualche problema di fondo, c’è da farsi qualche domanda e darsi qualche risposta credibile. Questi saranno i genitori che rinfacceranno ai figli “Tutto quello che ho fatto per te” (ma chi te lo ha chiesto?), quelli che si perdono la parte bella dell’avere dei bambini perché troppo presi dalle buche sulla strada da percorrere piuttosto che dal bel panorama intorno e dalla meta da raggiungere, che poi è la serenità familiare, di tutti i componenti.

Mi è capitato di sentire che allattare è un sacrificio: ma piuttosto smetti, che non te lo impone nessuno (come ha fatto la nostra amica Chizzo)! Se lo si vede come un sacrificio è perché probabilmente non ci si sta gustando per nulla questa esperienza, per un motivo o per un altro, e allora meglio dare il biberon piuttosto che rovinarsi i primi mesi del bambino che, sono certa, lo sente che c’è dell’attrito invisibile.
In linea di massima, se vediamo una nostra azione come un sacrificio dovremmo chiederci se è davvero una cosa indispensabile e perché lo è, ed in base alla risposta comportarci di conseguenza: se il fine è nobile allora non è un sacrificio, piuttosto la strada da percorrere per raggiungere il nostro scopo felice. Se non lo riteniamo importante, cerchiamo invece un’alternativa e interrompiamo ciò che ci provoca malessere, fastidio o dispiacere. Perché davvero, a volte si fanno inutili sforzi e rinunce della quale potremmo anche fare a meno, dobbiamo farne a meno, perché a volte basta veramente poco per essere e rendere felici.
Vi assicuro che a parlare non è una mamma che non sa cosa sia fare delle rinunce o fare i salti mortali per far sì che non manchi nulla di importante al proprio bambino, che siano i vestitini, che siano le attenzioni, che siano le cure, che sia il mio esserci sempre. E’ solo la chiave di lettura che cambia. Io tutto questo lo chiamo “moneta di scambio“. Io rinuncio a comprarmi le scarpe nuove, rinuncio al mio lungo bagno caldo, rinuncio a qualche ora in più di sonno, rinuncio ad andare in giro a far baldoria, rinuncio a guardare quel film che tanto attendevo, ma ho in cambio una serie di innumerevoli ed impagabili vantaggi e benefici: quella sensazione di continuità, quella gioia pura che mi pervade ogni volta che lo vedo ridere, quello stupore quando guardo il mondo attraverso i suoi occhi, quella sensazione di essere un essere umano migliore perché sto lavorando per rendere uomo un’individuo che prima non c’era, e che ho fatto proprio io! E poi l’allegria quotidiana, il mondo che si fa più semplice se ci immedesimiamo nel loro modo di vedere la vita, i problemi che assumono un altro aspetto e che se non intaccano lui/lei allora non sono un problema.
Essere genitori comporta delle rinunce, indubbiamente, degli sforzi maggiori, delle risorse fisiche, mentali ed economiche che devono esserci sempre e comunque, in un modo o nell’altro, ma io piuttosto che di sacrifici (che mi suona proprio come una brutta parola) parlerei di atti inevitabili dettati dall’amore, spontanei e non dovuti, automatici e preventivamente messi in conto, per quanto possibile. E vi prego, non rinfacciate mai nulla ai vostri figli: perché mortificate loro, ma al tempo stesso voi stessi perché sarebbe come ammettere di non aver fatto tutto con amore e, francamente, non ci credo!
Le parole sono importanti, riflettiamoci.
Loredana
La redazione

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La redazione di Chizzocute è come una famiglia, grande e animata, composta da donne e uomini uniti da ideali di vita sostenibile, che pongono le relazioni umane al centro delle proprie scelte, consapevoli che tutti noi “siamo frutto della nostra famiglia”.

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5 comments on “Figli e genitori | “Fare sacrifici per i figli”: che brutta frase!”

  1. secondo me c’è poco da fare, specie se i figli sono diversi sì, tocca “sacrificare” qualcosa di sè. Ovviamente la differenza sta nel fatto che un sacrificio rimanda istintivamente ad un concetto di “dovere”, impositivo diciamo. Mentre invece i sacrifici per i figli sono fatti “volentieri”. Dire che però il sacrificio sia qualcosa di brutto non concordo, nel senso che saper sacrificare qualcosa che vale meno in favore di altro che vale di più lo trovo invece una forma di selezione indispensabile per non venire meno nella vita, questo un po’ in tutti i settori, non solo coi figli. Una sorta di “decluttering” morale, se vogliamo usare un termine forse più attuale 😉 E lo dico io che faccio davvero tanta, ma tanta fatica su questo fronte e difatti ci sto lavorando su. Io sono la classica persona che di suo tenderebbe ad accumulare e non voler rinunciare a niente, ma si finisce per essere fagocitati dal “troppo” e rimanere sopraffatti. Viva il sacrificio, allora, se porta a qualcosa di migliore e non viene fatto sulle forze.

    1. Sì TheSwingMom, la penso come te. Io mi riferivo proprio al connotato negativo che si associa a quest’espressione, e cioè una privazione che ci arreca dispiacere, e invece, come ho detto, per me è uno scambio, e il più delle volte a nostro vantaggio. 😉

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