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La figura paterna: importante per la crescita dei bambini

Immaginate di mettere in scena il teatro della vita nelle sue antiche forme: sul palco avrebbero posto elementi maschili e femminili, età e caratteristiche diverse, mestieri e ruoli riccamente rappresentati.

Si contenderebbero gli sguardi il falegname e il costruttore, il nonno e il bambino, il poeta e il fabbro, la madre e l’erborista, il mercante e il contadino. Attorno si muoverebbero rumorosi e audaci animali d’aia, da lavoro e da compagnia.

Osservate ora quali scene sono rappresentate davanti al bambino contemporaneo ogni giorno della sua infanzia. Generalizzando, il bambino vede per qualche minuto o forse un’ora la propria madre, se possibile anche il padre, per sei o otto ore la maestra, se ha fortuna forse anche i nonni, talvolta la baby-sitter, e a sera si chiude il sipario sulle azioni casalinghe di routine.

È un dato preoccupante che le maestre siano per larga maggioranza donne e le persone addette alla cura del bambino pure.

Dove sono il fabbro e il falegname, il contadino e il muratore, e, aggiornando le figure, lo zio che insegna ad accendere un fuoco, il nonno che ripara la bicicletta, il padre che segna il percorso su una mappa?      

Viviamo nella polarità e per natura ai bambini di ogni generazione è data la possibilità di apprendere le energie maschili e femminili e di misurarsi con esse. Ma non nei nostri tempi.

I bambini sono circondati da cure amorevoli e apprensive, ma non ricevono sfide e stimoli per la loro crescita equilibrata.

A chi si lamenta della irrequietezza dei bambini pongo la domanda: vi piacerebbe fare ogni giorno lavoretti con la carta, lavori di ritaglio, infilatura di perline, imbrattatura di fotocopie in bianco e nero? Magari senza sporcarsi e senza manipolare troppo?

Oppure vorreste avere delle piccole zappe per smuovere la terra, dei secchi pieni da trasportare, un coltellino tascabile per lavorare il legno e risolvere intoppi quotidiani, della stoffa da cui ritagliare una cintura e un sacchetto dei tesori? Vi piacerebbe imparare canti popolari per fare una recita davanti ai genitori, fulminati dai flash dei cellulari, o vorreste tirarli fuori dalla memoria un pomeriggio d’inverno davanti al falò, mentre i maestri arrostiscono il pane?    

Le immagini del teatro della vita nella sua forma antica sono presenze archetipiche reali nel bambino.

Quando le incontra, ad esempio in una fattoria, uno slancio improvviso si risveglia in lui e noi vediamo il bambino seriamente impegnato e felice.

Le ultime due generazioni di bambini hanno avuto modelli femminili molto presenti, preoccupati di veicolare lezioni e raccomandazioni, in un eccesso di verbosità stancante. Il bambino è sottoposto continuamente a istruzioni verbali, mentre il suo apprendimento naturale è l’imitazione di esempi.

Guardando la manipolazione dei materiali, impara a riprodurre i movimenti e mette a fuoco la necessaria prudenza. Il bambino non imita solo i gesti performativi, ma anche l’atteggiamento. È molto sensibile alla “emanazione” dell’adulto, al modo di essere avvicinato e trattato.

Immaginate la soddisfazione di un bambino o di una bambina che dopo la lezione di judo venissero presi per le spalle da un giovane e prestante maestro che li scuotesse e li provocasse per giocare alla lotta: potete sentire come l’energia infantile si gonfia e s’inorgoglisce.

I bambini hanno bisogno di modelli maschili per costruire un’immagine di sé.

Attraverso il gioco del costruire e del lottare, affinano delle capacità utili per il futuro adulto. Non hanno solo bisogno di “educatori” che preselezionino e somministrino gli stimoli, ma anche di personaggi del teatro reale che li incoraggino a sperimentare, che stimolino l’intelligenza del fare. Hanno bisogno dell’amicizia solidale di maschi adulti che li accompagnino nello sviluppo. Le competenze che acquisisce lavorando sui materiali, raccogliendo oggetti per la sua officina nell’angolo della cameretta, grattando con la carta velina, disegnando mappe, riparando giocattoli, inventando oggetti sonori, limando e forgiando, sono immagini dell’anima che il bambino fissa e che lo fanno diventare grande.

Non va dimenticato che il monopolio educativo detenuto dalle maestre e dalle mamme in una comunità così chiusa come quella contemporanea implica anche una grossa assunzione di carichi e di responsabilità.

L’energia maschile che si è ritirata dal ruolo educativo formale e informale ha creato uno squilibrio, in cui tutti gli attori vacillano: non solo i bambini, ma anche le donne esauste e gli stessi uomini, che potrebbero divertirsi di più con i piccoli tirando fuori il fanciullo interiore.

Barbara Colazzo

Mamma e Organizzatrice di Eventi.

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